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Tempio, Lu Spinsateddu: dalla riqualificazione all’inquinamento. Analisi di un intervento pubblico locale

Tempio, Lu Spinsateddu: dalla riqualificazione all’inquinamento. Analisi di un intervento pubblico locale

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È tempo di bilanci, tanto di fine anno quanto in conclusione di mandato amministrativo. Di seguito si propone un’analisi riguardo un controverso intervento pubblico locale, previsto e realizzato dal Comune di Tempio Pausania e finanziato dalla Regione Autonoma della Sardegna.

Da una semplice e attesa riqualificazione di una scuola materna sono scaturite diverse peripezie – alcune note altre meno – che hanno comportato un dispendio di ingenti risorse pubbliche e, non meno importante, un rilevante impatto ambientale a causa di un grave episodio d’inquinamento.

Le vicende de Lu Spinsateddu sono emblematiche sotto diversi punti di vista e, anche per questo, è utile sintetizzare, documentare e valutare l’implementazione di una data policy.

Oltre gli aspetti tecnici dell’intervento emerge il richiamato inquinamento, la gestione dell’episodio e la trasparenza dell’azione amministrativa, la sottovalutazione e l’occultamento dei rischi e degli impatti ambientali, la qualità della comunicazione istituzionale dell’Ente.

Infine il lavoro vuole essere anche un esempio sul metodo giornalistico attraverso il quale operare e documentare situazioni simili, come svolgere ricerche con l’opportuna verifica e approfondimento su fonti e dichiarazioni pubbliche.

Nel metodo rientra sottoporre la valutazione stessa ad una imprescindibile revisione paritaria che dia ai lettori e diretti interessati la possibilità di confutare le informazioni, le procedure e le conclusioni.

Il lavoro viene divulgato gratuitamente. Chi volesse contribuire ai diversi costi di ricerca e analisi può effettuare una donazione tramite PayPal (indirizzo email di riferimento luigipiga87@hotmail.it).

Per eventuali rimostranze e richieste di delucidazioni o documentazione specifica, il contatto di riferimento è luigi.piga.tempio@pecgiornalisti.it. Il prima possibile verrà dato riscontro. Grazie.

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Valutazione palasport Tempio Pausania: disponibile anche on-line

 
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Scarica: “Profili storici, amministrativi e finanziari del Palazzetto polifunzionale di Tempio Pausania (1989-2017)”

Valutazione palasport Tempio Pausania: disponibile anche on-line

Il lavoro valutativo “Profili storici, amministrativi e finanziari del Palazzetto polifunzionale di Tempio Pausania (1989-2017)” è disponibile anche per l’acquisto on line. La prima stesura del lavoro è stata diffusa gratuitamente circa due anni fa e oggi, dopo gli sviluppi 2016-2017 e le nuove prospettive, è disponibile una versione definitiva, ampliata e largamente approfondita.

Al link riportato è possibile ordinare una copia on line in formato Pdf oppure una copia cartacea che verrà inviata tramite posta ordinaria. Inoltre, il lavoro è già disponibile nella libreria di Tempio PausaniaBardamù“, Piazza Gallura n. 3. Eventuali ulteriori librerie dove poter acquistare la ricerca verranno rese note successivamente.

Rassegna stampa, La Nuova Sardegna 07/03/2018

Scarica: “Profili storici, amministrativi e finanziari del Palazzetto polifunzionale di Tempio Pausania (1989-2017)”

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“Dall’università ai contesti civili: la militarizzazione del sociale” (a cura di S’IdeaLìbera)

“Dall’università ai contesti civili: la militarizzazione del sociale” (a cura di S’IdeaLìbera)

Il dossier che hai tra le mani vuole essere uno strumento di analisi e riflessione su uno dei tanti cambiamenti che il sistema della formazione, in questo caso il mondo universitario, sta subendo negli ultimi anni. Da qualche anno i militari stanno silenziosamente entrando in un contesto che non è quello della guerra (dove ancora il nostro immaginario, non del tutto atrofizzato, li inserisce), ma quello della formazione e della ricerca civile. Sempre di più i militari condividono con noi le strade delle città, così come la nostra quotidianità. Li ritroviamo spesso seduti ai banchi dell’università o dietro la cattedra, li rivediamo nei contesti di cosiddetta “emergenza” sia di carattere umanitario (legata ad esempio ai fenomeni migratori o alle calamità naturali) o di carattere securitario (legata negli ultimi anni soprattutto agli atti di terrorismo).

Questo dossier cerca capire il modo in cui il mondo dell’università si sta inserendo in questo contesto più generale e, soprattutto, come essa stia diventando parte di quella filiera bellica che vede la Sardegna come uno dei suoi anelli forti. Il fine, dunque, è di capire come il mondo della formazione si inserisca in un contesto che, secondo le parole di Minnitti, è dominato sempre più dalla “paura” e dal carattere “emergenziale”. Per questo motivo, il dossier parte da una panoramica su modalità e finalità con cui negli ultimi anni il militare si sta inserendo nell’ambito della formazione universitaria italiana, soffermandosi poi sul caso sassarese del Corso di Laurea in Cooperazione e Sicurezza Internazionale e offrendo infine una cornice generale sui progetti più recenti con cui il militare si è inserito nella gestione dell’ambito civile e sull’occupazione militare in Sardegna.

La paura determinerà la politica europea e internazionale dei prossimi anni” – Marco Minniti, Ministro dell’Interno.
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“A Foras”, 2° Dossier su occupazione militare: il Poligono permanente di Teulada

“A Foras”, 2° Dossier su occupazione militare: il Poligono permanente di Teulada – Scarica: DOSSIER POLIGONO TEULADA

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Tempio, Sef: dalla corsa per l’Eccellenza al crack di Pallotta e soci

In piedi da destra: il presidente della S.E.F Tempio, Marco Pallotta (Foto: sito Sef Tempio)

Tempio, Sef: dalla corsa per l’Eccellenza al crack di Pallotta e soci

Caso Sef Tempio, ennesimo colpo di scena: alcuni calciatori svincolati ritornano a Tempio. Da una cordata tempiese all’ipotesi autogestione con il tecnico Cassitta responsabile. L’inchiesta Sef Tempio, tra assegni scoperti e misteriosi fondi da sbloccare nei Balcani, convenzioni assenti e giovanili in mano a non abilitati. Cronaca di un nuovo dissesto per il calcio tempiese. Continua la lettura di Tempio, Sef: dalla corsa per l’Eccellenza al crack di Pallotta e soci

Cagliari, Relazione Scida-GI per “Italiani brava gente: i crimini dell’imperialismo italiano”

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Cagliari, Relazione Scida-GI per “Italiani brava gente: i crimini dell’imperialismo italiano”

Vi proponiamo la relazione di Scida presentata al convegno “Italiani brava gente: i crimini dell’imperialismo italiano” che si è svolto il 7 Dicembre 2016 nell’Ateneo Cagliaritano;  l’iniziativa era volta a decostruire alcuni luoghi comuni sul colonialismo italiano, con il contributo di storici e ricercatori quali il Dott. Eric Gobetti e il Dott. Alessandro Pes, mostrando i crimini compiuti dall’occupazione italiana in Iugoslavia (durante la Seconda Guerra Mondiale) ed in Africa (Libia, Abissinia), oltre a ricordare i più importanti episodi di conflittualità tra la Nazione sarda e lo Stato italiano, provando a leggerli attraverso un’interpretazione dell’integrazione della prima nel secondo come l’affermazione di un regime coloniale. Continua la lettura di Cagliari, Relazione Scida-GI per “Italiani brava gente: i crimini dell’imperialismo italiano”

Occupazione militare, la polveriera Sardegna: il 23 novembre occhi puntati su Capo Frasca

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Occupazione militare, la polveriera Sardegna: 23 novembre occhi puntati su Capo Frasca

Dopo circa due anni, Capo Frasca sarà nuovamente teatro di una grande mobilitazione contro l’occupazione militare della Sardegna. Per il 23 novembre, dalle ore 10:00, è prevista una grande mobilitazione alla quale A FORAS – Movimento Sardo contro l’Occupazione Militare lavora da diversi mesi. Le posizioni sono quelle che caratterizzano da sempre la lotta contro l’occupazione militare: interruzione delle esercitazioni, chiusura dei poligoni, bonifiche e riconversione economica. I militanti di “A Foras”, ma anche quelli della Rete “No basi né qui né altrove”, movimenti, partiti e individualità indipendentiste, comitati studenteschi e ambientalisti, tenteranno di interrompere ancora una volta le attività militari con una manifestazione-corteo che dal ponte di Marceddì arriverà sino ai cancelli della base militare di Capo Frasca per spostarsi in seguito verso Punta S’Aschivoni. Continua la lettura di Occupazione militare, la polveriera Sardegna: il 23 novembre occhi puntati su Capo Frasca

Assimilazione linguistica è colonialismo. In Saldigna il bilinguismo è patologia (di Luigi Piga e Carlo Manca)*

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Assimilazione linguistica è colonialismo. In Saldigna il bilinguismo è patologia (di Luigi Piga e Carlo Manca)*
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Tempio. Sacro Cuore, Rinagghju e progetti mancati: un’agenda nascosta?

Conferenza stampa per la presentazione del progetto Sacro Cuore e la concessione del compendio da parte del Comune (Foto: La Nuova Sardegna)
Conferenza stampa per la presentazione del progetto Sacro Cuore e la concessione del compendio da parte del Comune (Foto: La Nuova Sardegna)

Nel documento pubblicato lo scorso aprile – “Il Fronte Indipendentista Unidu in merito all’ex Palazzina Comando e prospettive di sviluppo della città” – il FIU relazionava alla cittadinanza riguardo le vicende dell’Ex Palazzina Comando ed esprimeva una posizione politica circa il discusso Protocollo d’Intesa Comune Tempio Pausania-Ministero degli Interni, ritenuto deleterio per la città viste le condizioni della permuta tra l’ex Palazzina Comando e l’ex carcere La Rutunda. In occasione della pubblicazione del documento, il FIU precisò che alle vicende di Rinagghju e al progetto Sacro Cuore sarebbe spettata una trattazione separata. Negli ultimi mesi abbiamo seguito l’evoluzione del Progetto sino al recente ritiro da parte del Sacro Cuore, con il compendio di Rinagghju che ritorna così all’anno zero. La ricostruzione che segue vuole analizzare i vari passaggi negli ultimi anni, l’improvviso ritiro della Parrocchia ed evidenziare come l’affido alla Diocesi, alla persona del vescovo Sanguinetti, sia stata la ragione principale per la quale la stessa ha potuto beneficiare del finanziamento pubblico per il completamento della chiesa del Sacro Cuore in zona Pischinaccia-Rinaggiu.

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Sardegna: lotta contro l’occupazione militare. III parte (di Andrìa Pili)

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L’ex capo di stato maggiore della Difesa sino a febbraio 2015, Luigi Binelli Mantelli (foto), circa le servitù militari in Sardegna e la crescente insofferenza dei sardi giudicò la definizione “servitù” come “un’espressione corretta, ma oggi non più adeguata alle esigenze della comunicazione”

Andrìa Pili per http://contropiano.org/

La Sardegna è sola

Le recenti dichiarazioni del Generale Errico in commissione difesa, sommate a quelle del Ministro Pinotti, rivelano tanto l’indisponibilità delle autorità politiche e militari italiane a risolvere la questione, quanto l’incapacità dei sardi nelle istituzioni di difendere gli interessi del popolo sardo di fronte al governo, di far emergere chiaramente a Roma l’esistenza di uno scontro. Tanto l’Esercito quanto il governo ritengono i poligoni sardi indispensabili perché si possa adempiere alle esigenze di difesa nazionale, cioè permettere un addestramento soddisfacente per le truppe impegnate nelle missioni all’estero.

Credo sarebbe necessario fare due belle domande ad ogni parlamentare sardo della suddetta commissione: “Lei crede che esistano delle esigenze di Difesa nazionale?”; “Lei pensa che l’Esercito italiano necessiti di spazi adeguati per il proprio addestramento nelle missioni all’estero?”. Successivamente mostrerei le loro contraddizioni. Infatti, non credo che riuscirebbero a dare delle risposte coerenti nel senso di una battaglia contro l’occupazione militare. È per questo che il livello istituzionale, di fatto, attualmente non esiste e che i partiti di sistema (e credo pure i populisti di destra grillini) non possono risolvere il problema. Al di là della propria sensibilità personale o impegno sul tema ci sono dei limiti intrinseci oggettivi da evidenziare: innanzitutto, l’Italia è il centro dell’azione politica dei partiti entro cui i parlamentari sardi sono inseriti, così come dipendono dal centro italiano gli stessi Giunta e Consiglio regionale. A parte ciò, non è certo un dettaglio che l’esecutivo italiano e quello sardo siano entrambi controllati dal Partito Democratico; è evidente come da questo discenda che la filiale regionale non possa mettersi contro il potere centrale così come- data la connivenza- le uniche possibili “soluzioni” al problema del militarismo in Sardegna che l’attuale livello istituzionale può fornire non possano che essere di comodo per il potere politico e insignificante per gli interessi reali dei sardi.

Ma proviamo a notare le conseguenze logiche di quanto affermano le massime autorità politiche e militari italiane: “Il numero dei poligoni è di mera sufficienza. Siamo ad un livello tale per cui non possiamo scendere al di sotto di quello che abbiamo” (Gen.Errico); “Le attività addestrative sono indispensabili a conseguire quelle capacità operative che costituiscono il requisito imprescindibile di uno strumento militare moderno ed efficace, in grado di integrarsi rapidamente e di interoperare efficacemente in contesti multinazionali e il cui mandato di difesa della nazione, dei suoi confini e della collettività, discende direttamente dal dettato costituzionale (…) Per quanto concerne, in particolare, il poligono di capo Teulada, la sua disponibilità risulta essenziale per l’efficienza e la permanenza nell’isola della stessa brigata “Sassari” dell’Esercito italiano” (Pinotti, ministro della Difesa); La chiusura totale dei poligoni mi sembra un’ipotesi improbabile (…) le Forze Armate avranno bisogno di aree addestrative in cui svolgere attività a fuoco”; “mitigazione in senso generale delle servitù militari (…) Inizieremo cioè a vedere poligono per poligono qual è la situazione” (Rossi, sottosegretario al ministero della Difesa).

In sintesi: ragioni supreme di difesa nazionale impediscono la chiusura dei poligoni in Sardegna; quest’ultima implicherebbe l’apertura di poligoni di analoghe dimensioni in altre aree della Repubblica Italiana. Appare evidente come- in assenza di un movimento italiano che possa fare una rivoluzione- nessun partito fondato sull’Italia- con direzione ed interessi fondati sulla penisola- abbia interesse a smilitarizzare la Sardegna per alleviare il fardello dei “poveri sardi” che tanto hanno contribuito, per circa mezzo secolo, alla “sacra causa della Nazione Italiana”. Quale sarebbe, infatti, la convenienza di un partito italianista, centralista, nel porsi in contrasto con le Forze Armate e di assumersi la responsabilità di aprire dei poligoni in una qualsiasi altra regione, tenendo conto sia della gestione di problemi di ordine pubblico quanto delle negative conseguenze elettorali collegate a ciò? Per avere una idea della tattica dei partiti che sono stati più a sinistra nell’arco parlamentare recente, basti ricordarci della Rifondazione Comunista bertinottiana- padre di SEL- che votò il rifinanziamento delle missioni di “pace” per salvare il governo Prodi, cioè le proprie poltrone.

La Sardegna è sola. Può salvarsi solo da sé. Ma questa non è una tragedia, bensì un’opportunità. Il problema dell’occupazione militare è tanto grave che può essere risolto solo attraverso soluzioni radicali, del tutto fuori dall’ordinaria azione del livello istituzionale esistente: l’emersione della questione nazionale nella mobilitazione popolare e uno sbocco politico sardocentrico. È necessario un progetto politico di rottura, alternativo ai partiti che hanno storicamente gestito le relazioni tra l’isola e lo Stato centrale per tenere la prima in condizioni di sudditanza. È proprio la situazione di dipendenza di questa la ragione per cui in essa è stata esternalizzata la gran parte delle servitù militari italiane. È dunque necessario che la questione nazionale sarda diventi centrale nella lotta antimilitarista, oltre l’antimilitarismo tout court finalizzato a se stesso. La questione sarda non è secondaria o marginale ma prioritaria.

Le esigenze di difesa nazionale non riguardano i sardi in nessun caso: innanzitutto, si tratta di esigenze del capitale italiano (tra cui l’ENI, che nell’isola ha portato inquinamento e sottosviluppo e sta facendo affari in Afghanistan) e dell’imperialismo quindi non dei sardi; la Sardegna è una comunità distinta e le esigenze dello Stato italiano e della fittizia nazione monolite cui esso si rifà non sono comunque le proprie. L’Italia può essere un bersaglio per i suoi interventi imperialisti. La Sardegna diventa un bersaglio indiretto, di riflesso, a causa della notevole presenza militare italiana, la quale dunque è tutto fuorché una protezione, come vorrebbe certa propaganda di Destra.

Lo Stato si è fino ad ora mostrato del tutto insensibile alla questione delle nazionalità interne (vedi la recente riforma titolo V) così come è da sempre consapevole di poter risolvere tutto contro gli interessi sardi, mediante la solita mediazione con l’attuale classe politica regionale. Quest’ultima sarebbe ben contenta di mascherare delle modifiche irrisorie come dei propri grandi successi politici. Una volta che questa mediazione verrà manomessa, che nuovi soggetti realmente interessati a cambiare la situazione controlleranno le relazioni con lo Stato centrale sarà possibile cominciare un discorso differente e giungere alla soluzione migliore.

Un progetto politico sardocentrico- il cui obiettivo sia la ridefinizione generale del rapporto tra lo Stato centrale e la Sardegna, entro cui inserire l’indisponibilità a che l’isola si faccia carico dei tre poligoni di Capo Frasca, Teulada e Quirra cioè delle esigenze di Difesa nazionale italiana- si impone come necessario e capace di aggregare quanto più sardi possibile connettendo la questione militare alla generale situazione di dipendenza. Esso può essere l’aggregante per un vero coinvolgimento di massa, cosa che non può nascere da azioni unicamente improntate all’azione diretta, necessariamente condotte da un numero limitato di individui. Il grande successo della mobilitazione del 13 settembre 2014- con 10000 sardi giunti a Capo Frasca contro l’occupazione militare, in nome dei tre punti radicali del comitato promotore- il fallimento della mobilitazione in favore delle servitù militari chiamata dal sindaco di Decimoputzu e dall’estrema destra, possono dimostrare quanto sia possibile creare un grande coinvolgimento di popolo, non strumentalizzabile dai partiti di sistema- che in Sardegna sono i “partiti italiani”- non disposto a finte soluzioni compromissorie, che vede la presenza militare italiana come un’insopportabile atto di sottomissione, funzionale ad interessi esterni. Il problema del militarismo in Sardegna, dunque, può essere la base da cui costruire il suddetto progetto politico. Il problema militare rende la questione nazionale più evidente rispetto ad altri problemi che affliggono l’isola, proprio perché irrisolvibile- anche nell’ipotesi di un “buon compromesso”- entro il rapporto in cui essa è inserita.

Buoni esempi per la Sardegna arrivano da altre due isole: Vieques a Puerto Rico e Okinawa sotto il Giappone. La prima è un esempio di intransigenza e di organizzazione di una lotta popolare- condotta dal basso da indipendentisti e antimilitaristi, in cui il nazionalismo portoricano ha svolto un ruolo importante nella aggregazione- capace di occupare la base della US Navy continuativamente per un anno e un mese e di spingere la classe politica locale ad agire in modo efficace, infine di essere vittoriosa contro gli Stati Uniti al culmine della propria egemonia politica ed economica mondiale. La seconda isola è interessante nel senso della progettualità politica: le ultime due elezioni politiche sono state dominate dal tema dell’occupazione militare e nel 2014 a vincere è stato un candidato indipendente (Takeshi Onaga) sostenuto da movimenti politici non compromessi, tra cui il Partito Comunista Giapponese, in reazione al precedente governatore- membro del Partito Liberaldemocratico di Shinzo Abe- che non aveva saputo mantenere le proprie promesse sull’argomento.

Due esempi di mobilitazione, organizzazione, progettualità politica, cui il movimento sardo contro l’occupazione militare dovrebbe guardare, così come- in futuro- oltre l’isola ci sarà chi guarderà alla lotta sarda. Infatti, non si tratta di mero antimilitarismo e meno che mai di “pacifismo” ma di una lotta contro l’oppressione coloniale e contro l’imperialismo.