Tempio, al via Props. Con la VI edizione un nuovo inizio nel segno del teatro

Tempio, al via Props. Con la VI edizione un nuovo inizio nel segno del teatro

Tutto pronto a Tempio Pausania per la sesta edizione di Props. Props, nato nel 2015 dall’Associazione Culturale Bottega No-made come progetto multidisciplinare, affronta un nuovo “primo anno”, rinnova profondamente la programmazione e, forte dell’esperienza maturata negli anni passati, si focalizza sul panorama teatrale. Da questa edizione, infatti, Props sarà vero e proprio festival teatrale, una manifestazione che porterà in città negli anni a venire spettacoli e laboratori di formazione tecnico professionale per i lavoratori dello spettacolo.

A partire da venerdì 25 Props metterà in scena una fitta tre giorni con un calendario di 10 titoli teatrali, di cui 4 spettacoli dal vivo e 6 pillole teatrali sul tema della sessualità, create per l’occasione da sei attrici sarde che saranno presentate in anteprima sui canali social della manifestazione e proiettate in Piazza del Carmine sabato 26 settembre alle ore 20:00, prima dello spettacolo Macbettu.

Proprio “Macbettu” di Alessandro Serra, uno dei più celebrati spettacoli teatrali degli ultimi anni, è lo spettacolo di traino di Props 2020 e andrà in scena nella giornata di sabato 26 alle ore 21:00 nel Teatro del Carmine di Tempio Pausania. Vincitore del Premio Ubu 2017 come spettacolo dell’anno e acclamato da critica e pubblico in tutto il mondo, il “Macbettu” torna in via eccezionale a Tempio Pausania per Props 2020. Lo spettacolo è tratto dal famoso “Macbeth” di William Shakespeare, recitato in sardo con l’interpretazione solo maschile del tempiese Fulvio Accogli e Andrea Bartolomeo, Leonardo Capuano, Andrea Carroni, Giovanni Carroni, Maurizio Giordo, Stefano Mereu, Felice Montervino.

A Macbettu si aggiungono Il Pianeta Fai Da Te”  di Monica Corimbi e Giovanni Carroni, spettacolo che caratterizzerà la prima giornata del festival. L’appuntamento è infatti per venerdì 25 settembre alle ore 18:00 nei locali della Casa del Fanciullo di Tempio Pausania. A seguire Cristolu” di Stefano Mereu e Marianna Bianchetti. Tratto dal libro di Salvatore Niffoi, lo spettacolo andrà in scena alle ore 21:00 nel Teatro del Carmine.

Chiude la prima edizione del festival teatrale Props “Elettrocardiodramma” di e con Leonardo Capuano atteso per la giornata di domenica 27 settembre alle ore 21:00 sempre nella suggestiva cornice del Teatro del Carmine.

Props è realizzato dall’Associazione Culturale Bottega No-made con il contributo del Comune di Tempio Pausania e il sostegno di Sardegna Teatro

È possibile anche acquistare l’abbonamento Props 2020, biglietto unico per tutti gli eventi del festival. Biglietti e abbonamenti sono acquistabili al sito www.propsfestival.it mentre le prevendite sono disponibili al Bar Don Raffaè, Piazza Faber di Tempio Pausania, con orari 7:00/20:30.

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SITO: https://www.propsfestival.it/

Sanità, dalle cure palliative a Sassari alla Chirurgia di Tempio: sempre peggio la Sanità sarda

Sanità, dalle cure palliative a Sassari alla Chirurgia di Tempio: sempre peggio la Sanità sarda

Di mese in mese aumentano gli episodi negativi riguardo l’organizzazione della Sanità sarda e, di pari passo, si moltiplicano in tutta la Sardegna denunce e richieste di intervento provenienti da gruppi di cittadini, comitati e amministratori locali. In relazione al nord Sardegna di recente spiccano i casi di Sassari e Tempio.

Nel primo caso di tratta dell’ennesima denuncia da parte del Movimento Donne Libere in Lotta per il Diritto alla Salute circa la “vergognosa situazione logistica, di dotazione e organizzativa del reparto AOU di Terapia del Dolore e Cure Palliative di Sassari, che non dispone di spazi e strutture ubicate in una sede idonea, per poter fornire maggiori e migliori prestazioni sanitarie a tutti i pazienti che ne hanno bisogno per mancanza anche di attrezzature biomedicali considerate dotazione standard, nel rispetto della Legge 38/2010” – dichiara in una lunga nota il Movimento.

Il Movimento cita in premessa “le richieste, più volte inoltrate dal Reparto e sollecitate anche dal nostro Movimento, altrettanto disattese dalla Direzione Sanitaria, nonostante le promesse. Ultima, non per importanza, la nomina in pianta stabile d’un Responsabile Medico, condizione necessaria affinché un servizio funzioni al meglio”. Diverse le carenze denunciate, dalla dotazione di strumentazione, persino un ecografo, alla carenza strutturale dei locali e delle aree preposte ad ospitare e curare i pazienti beneficiari di cure antalgiche e palliative.

Si ricorda che esiste un atto aziendale, la Deliberazione n. 913 del 21.11.2019 nella quale di fatto, la Terapia del Dolore, non solo non viene sostenuta e potenziata, ma è stata declassata a UO Semplice inserita nella UO Complessa di Oncologia Medica, il cui Responsabile per fortuna ha provveduto a confermare, come Referente con funzioni di vicario del Responsabile, il Dr Chianese” – chiosa la nota del Movimento. Anche l’emittente Canale12 che ha dedicato un servizio riprendendo la denuncia del Movimento sulle inadempienze del Reparto di Terapia del Dolore e Cure Palliative. urly.it/37r2n

Se Sassari piange, Tempio non ride. In alta Gallura da diversi giorni è nuovamente chiuso il reparto di Chirurgia del Paolo Dettori di Tempio, stop che si aggiunge alle condizioni tristemente note del reparto di Ginecologia e Ostetricia e altre importanti carenze del nosocomio. Già a partire da giugno 2019 il reparto venne temporaneamente chiuso per un paio di mesi. Allora seguirono polemiche e attacchi dell’ex Sindaco di Tempio, Andrea Biancareddu, il quale tuonava invocando la rimozione dai propri incarichi di alcuni dirigenti Ats. Ironia della sorte, quello stop fu preceduto poche settimane prima da un “tour” dell’Assessore Mario Nieddu negli ospedali sardi dove non mancarono consuete promesse di interventi e cambi di rotta rispetto alla Giunta precedente.

Oggi il reparto si ferma nuovamente e con una articolata lettera pubblica si fa sentire l’attuale Sindaco di Tempio, Gianni Addis, rivolgendosi al presidente della Regione, Christian Solinas, e l’Assessore competente, Mario Nieddu. Il contenuto della dettagliata missiva di Addis è consultabile integralmente nel sito istituzionale del Comune di Tempio Pausania. urly.it/37r2b

Sassari, esposto contro AOU e ATS. Movimento Donne Libere aggiunge: “intramoenia durante il Covid-19”

Sassari, esposto contro AOU e ATS. Movimento Donne Libere aggiunge: “intramoenia durante il Covid-19”

Continua la lotta serrata del Movimento Donne Libere per il Diritto alla Salute. Giovedì scorso il Movimento, con il supporto dell’Avvocato Michele Zuddas e come più volte annunciato nelle ultime settimane, ha ufficialmente inoltrato all’attenzione della Procura di Sassari un esposto riguardo la gestione sociosanitaria da parte dell’AOU e l’ATS nelle convulse settimane della fase di blocco per il Covid-19. L’esposto-querela, firmato da numerose donne e uomini, è corredato da diverse memorie autografe relative alla negazione del diritto alla salute. Il tutto è ora all’attenzione della Procura sassarese che dovrà valutare se nei fatti e nelle circostanze riferite si possa o meno ravvisare il reato di rifiuto ed omissione di atti d’ufficio.

Ora, dunque, in Procura finisce nero su bianco quanto già denunciato più volte nel corso delle settimane, ovvero un’interruzione di visite e controlli “sine die” che rischia di pregiudicare drammaticamente le condizioni psicofisiche di pazienti maggiormente a rischio, in modo particolare quelli oncologici e altri gravati da importanti patologie, situazioni in cui il mancato rispetto di urgenza e indifferibilità può implicare conseguenze anche letali. Agli oncologici si aggiungono cardiopatici, nefropatici, diabetici, persone affette da Sclerosi Multipla, Sla e insufficienza respiratoria.

La situazione è in continua evoluzione e a breve giro di posta il Movimento ha sollevato pubblicamente un’altra importante questione che non mancherà di far discutere. Nel corso dei mesi diverse segnalazioni hanno riferito di servizi ambulatoriali della AOU erogati in regime di intramoenia e Féminas Lìberas in Luta pro su Deretu a sa Salude aveva prontamente inoltrato richiesta d’accesso agli atti all’AOU e l’ATS per avere conferma dei fatti.

 “Ad oggi ha risposto l’AOU fornendoci tutta la documentazione richiesta. Si evince chiaramente che ciò che ci era stato riferito corrisponde alla verità: durante il Covid si è fatta l’intramoenia a pagamento, per chi aveva la disponibilità economica di farlo, mentre per gli altri, ai quali erano stati bloccati i controlli di routine, è stato negato l’accesso a tutti i servizi ospedalieri”- riferisce il Movimento in una nota stampa.

“La documentazione – conclude la nota – è stata inoltrata a completamento dell’esposto in oggetto alla stessa Procura, dalla quale abbiamo ricevuto conferma di acquisizione, affinché la stessa valuti se questi nuovi elementi acquisiti possano essere utili a chiarire quanto da noi richiesto nel succitato esposto”.

Link alla pagina Facebook del Movimento: urly.it/378kf

Al link https://www.youtube.com/watch?v=EJ-HRFVRsNo l’edizione del 16 luglio di TG12 dell’emittente sassarese Canale 12 dove si parla dell’integrazione all’esposto in relazione ai servizi a pagamento erogati durante il lockdown e la successiva replica dell’AOU. Servizio a partire dal minuto 03:35.

Qui l’intervista rilasciata da alcune aderenti al Movimento all’emittente italiana Radio Onda Rossa di Roma https://www.ondarossa.info/newsredazione/2020/07/sardegna-donne-denunciano-lintramoenia

Tempio, “Come l’argilla”: domani a Lu Curosu laboratorio con Maria Grazia Tuveri

Tempio, “Come l’argilla”: domani a Lu Curosu laboratorio con Maria Grazia Tuveri

Domani, a partire dalle ore 09:30, nella suggestiva cornice di Lu Curosu è in programma una sessione di arte terapia con Maria Grazia Tuveri, arte terapeuta che guiderà un incontro esperienziale con l’utilizzo dell’argilla quale strumento espressivo e comunicativo.

“La manipolazione dell’argilla riporta ad un vissuto ancestrale di contatto con la materia e “creazione”. Quando plasmo l’argilla, l’argilla plasma me” – dichiara Tuveri. Al termine dell’esperienza ci sarà una breve presentazione delle attività della scuola di arte terapia Assisi-Sassari e alle 12:30 è previsto un “aperi-pranzo” conclusivo nella splendida cornice del B&B Meladormo, località Lu Curosu – Pischinaccia.

Maria Grazia Tuveri nasce a Oristano nel 1975, si diploma al Liceo Scientifico, frequenta l’Accademia di Belle Arti di Sassari e nel 2000 si laurea in Pittura con una tesi che indaga l’aspetto psicologico della “visione” umana, l’alfabeto Braille diviene il suo segno pittorico.

‌Successivamente consegue il master triennale in arte terapia ad orientamento psicofisiologico integrato, presso A.E.P.C.I.S. (Associazione Psicofisiologi Clinici per l’integrazione sociale)


Per info e prenotazioni 3495380928. Per approfondimenti www.mariagraziatuveri. it

Macomer, CPR: pestaggi, psicofarmaci e il controllo dei controllati. Martedì 7 luglio sit-in alla Prefettura di Nuoro

Macomer, CPR: pestaggi, psicofarmaci e il controllo dei controllati. Martedì 7 luglio sit-in alla Prefettura di Nuoro

Leggi anche: https://www.asceonlus.org/comunicato-di-asce-sardegna-e-lasciatecientrare-continua-latteggiamento-omertoso-delle-autorita-sul-cpr-di-macomer/

Sin da quando è stato aperto il C.P.R. di Macomer stiamo cercando di dare il nostro contributo alla costruzione di un movimento ampio e trasversale, che si opponga in maniera netta e senza compromessi all’esistenza di campi di concentramento per migranti da deportare, e all’inevitabile clima di violenza, sopruso e omertà che accompagna il funzionamento di queste strutture. Lo spazio in cui mettere assieme questo sforzo collettivo è l’assemblea No CPR né a Macomer né altrove, una comunità solidale che si intende mettere al fianco delle persone internate e sottoposte a un regime di reclusione insensato e brutale.

A fine gennaio del 2020 lo Stato italiano nelle vesti della Prefettura di Nuoro, con il consenso dell’amministrazione di Macomer, ha deciso di aprire nella stessa città un C.P.R., ovvero un Centro di Detenzione e Rimpatrio, una struttura atta a rinchiudere gli immigrati irregolari, attualmente gestito della società privata Ors Italia. Questa decisione si è dimostrata quanto mai infelice: da subito hanno cominciato a verificarsi “incidenti” all’interno del C.P.R. che si traducono in ambulanze che vanno e vengono da Macomer al pronto soccorso di Nuoro o a quello di Sassari.

Risse, ferimenti, tentativi di suicidio, atti di autolesionismo e molto altro hanno continuato a susseguirsi in tutti questi mesi: ricordiamo l’episodio che ha visto protagonista uno dei prigionieri, che esasperato dal rinvio del suo rilascio dalla struttura è salito su un muro per urlare il suo desiderio di libertà precipitando poi giù. Ancora pochi giorni fa, un uomo si è cucito la bocca con ago e filo, e a questi episodi si aggiungono gli scioperi della fame e i tanti momenti di una rivolta ininterrotta all’interno del C.P.R. che porta spesso le persone rinchiuse a salire sul tetto della struttura in segno di protesta per condizioni di vita disumane.

Dalla viva voce delle persone recluse abbiamo la certezza del superamento del limite di detenzione per alcuni, abbiamo notizie di violenze da parte delle forze di sicurezza, di cibo non buono, della continua somministrazione di psicofarmaci e visite mediche scarse e superficiali. Abbiamo ricevuto richieste di beni di prima necessità assenti all’interno e ci è stato raccontato dell’ingiustizia di non poter stare davanti al giudice di pace che decide della loro vita e della quasi impossibilità di comunicare con l’esterno. Queste violenze sono all’ordine del giorno per chi è rinchiuso in un C.P.R. colpevole di essere immigrato/a irregolare. Tortura legalizzata oltre la legge!

La Prefettura di Nuoro che è responsabile di questa prigione rifiuta di esporsi, mantenendo un totale silenzio stampa circa la questione. Ostacola qualunque tentativo di comunicazione con l’esterno, rimane indifferente davanti alle rivendicazioni delle persone costrette all’interno. Lo Stato si nasconde dietro a un dito di fronte a questo lager legalizzato. Il silenzio assordante è rotto solo dalle sirene delle ambulanze, dalle urla e dai rumori degli abusi e dei pestaggi che arrivano dall’interno, di cui gli abitanti della zona di Bonu Trau sono testimoni. Un comportamento che in altra sede meriterebbe l’apertura di un’inchiesta.

Il C.P.R. è una voragine di violenza e vessazione in cui la legge scompare per fare spazio alla tortura e alla coercizione ed è per questo che come assemblea No CPR né a Macomer né altrove, abbiamo deciso di indire un presidio, invitando tutte le realtà, associazioni e individui/e con l’intento di portare sotto la Prefettura di Nuoro le nostre domande e le nostre richieste di chiarimenti e spiegazioni, finora rimaste inevase e inascoltate.

Invece di rispondere di ciò che succede nel C.P.R., a noi come alla stampa, la Prefettura preferisce costruire una farsesca parodia del controllo democratico a proprio uso e consumo, scegliendo accuratamente quali visitatori accettare o escludere dalla struttura, avvocati compresi, circondando qualsiasi visitatore gradito con un codazzo di controllori, nel migliore stile di qualsiasi regime totalitario, nominando infine un fantomatico gruppo di controllo composto interamente di soggetti coinvolti nella creazione e gestione del centro. Ricordiamo infatti che fanno parte del gruppo dei “controllori” gli stessi soggetti che andrebbero invece controllati (Prefettura ed ente gestore), che compongono l’organismo assieme agli altri due responsabili della nascita del C.P.R. (Regione e Comune di Macomer).

Abbiamo deciso di incontrarci il giorno 7 luglio alle ore 17:30 davanti alla Prefettura di Nuoro in via Deffenu 60. Durante il presidio raccoglieremo donazioni per l’acquisto di schede telefoniche da utilizzare all’interno del C.P.R. di Macomer per agevolare le persone recluse all’interno a comunicare con l’esterno, soprattutto con familiari e legali.

Chiediamo gentilmente a chi parteciperà di indossare le mascherine durante lo svolgimento del presidio e di mantenere la distanza di sicurezza.

Per info e/o adesioni contattare: nocprmacomer@distruzione.org

Assemblea No CPR né a Macomer né altrove

ASCE Sardegna

LasciateCIEntrare

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Tempio, nel verde di Lu Curosu le proiezioni per la V edizione di Cinema Migrante

Tempio, nel verde di Lu Curosu le proiezioni per la V edizione di Cinema Migrante

Dopo il rinvio ad inizio marzo a causa dell’emergenza Covid-19, con alcune variazioni ritorna a Tempio Pausania il programma della V edizione della rassegna Walyaan – Cinema Migrante. Sono due le opere che verranno proiettate e discusse in una location immersa nel verde. La proiezioni avverranno infatti non più nello Spazio Faber  ma nell’accogliente B&B MelaDormo che ha messo a disposizione l’ampia struttura per lo svolgimento in sicurezza dei due incontri e le relative attività patrocinate dalla Regione Autonoma della Sardegna e organizzate assieme alle Associazioni Sunugaal e Nord-Sud. Come noto, quest’ultima da oltre 20 anni è attiva e apprezzata a Tempio anche grazie alle attività portate avanti dai volontari con La Bottega del Commercio Equo e Solidale.

La V edizione di Cinema Migrante prevede il cortometraggio “Ordur”, di Momar Talla Kandji, ambientato a Dakar, capitale del Senegal e città d’origine del protagonista dei film, l’attore e regista Ibrahima Mbaye, e il lungometraggio “Soleils” di Olivier Delahaye e Dani Kouyaté

Le proiezioni sono in programma per le serate del 24 e 25 giugno, a partire dalle ore 21:00, in Località Lu Curosu, a meno di 1 km da La Pischinaccia zona di ritrovo a partire dalle 20:30 al fine di coordinare al meglio gli ingressi con le auto e l’accesso alla struttura. E’ gradita e consigliata la prenotazione al numero 349-6657139.

Sassari, Movimento Donne Libere: nell’esposto in Procura anche il caso di una oncologica tempiese

Sassari, una delle tante iniziative del Movimento
Sassari, una delle tante iniziative del Movimento

Sassari, Movimento Donne Libere: nell’esposto in Procura anche il caso di una oncologica tempiese

Sempre in lotta il movimento Donne Libere per il Diritto alla Salute. Dalla denuncia-appello lanciata alcune settimane fa riguardo le condizioni di assistenza sanitaria ai tempi del Coronavirus sono scaturite numerose segnalazioni. Sono infatti tanti i casi di pazienti, spesso oncologiche o oncologici, che si sono visti procrastinare visite di follow-up e altri accertamenti a causa dell’emergenza Covid-19. A distanza di circa tre mesi dal primo lock-down ed entrati nella cd “Fase due”, le cose purtroppo tardano a migliorare per le fasce di popolazione più esposte e vulnerabili a livello sanitario.

Il movimento Donne Libere, assistite dal legale Michele Zuddas, ha presentato una formale denuncia alla Procura di Sassari. Tra le segnalazioni e denunce arrivate all’attenzione delle attiviste anche un caso di Tempio Pausania. Si tratta di una paziente oncologica cinquantenne che di recente si sarebbe vista negare le cure nell’ospedale Giovanni Paolo II di Olbia. La donna ha di fatto saltato l’appuntamento fissato da tempo e regolarmente confermato poco prima, finendo per doverne fissare uno nuovo.

Si tratta solo di uno dei tanti episodi in disservizi e ritardi motivati da lunghe liste di attesa e “solo urgenze” che all’epoca del Covid-19 hanno incancrenito una situazione sanitaria già critica. Basti pensare che la Tac per la paziente tempiese in questione è stata programmata ben cinque mesi fa. All’Ospedale di Olbia, inoltre, non vengono effettuati i marker tumorali che la donna ha dovuto effettuare di conseguenza a Cagliari.

Il Movimento, nato agli inizi del 2017 in forza delle proteste e richieste delle tante pazienti senologiche per l’istituzione della Breast Unit a Sassari, è sempre molto attivo e in questi mesi ha raccolto numerose e spesso drammatiche informazioni. “Avendo raccolto numerose ed importanti testimonianze da tutta la Sardegna, si è così deciso di prendere informazioni presso uno Studio Legale circa la possibilità di presentare, come Movimento, un esposto alla Procura della Repubblica, depositato in data odierna c/o la procura di Sassari, corredato di numerose memorie autografe, relative alla negazione del diritto alla salute, di cittadine e cittadini sardi a conoscenza dei fatti, che sono ora a disposizione delle Autorità Competenti” – ha dichiarato il Movimento in una nota stampa a margine della presentazione dell’esposto.

Macomer, CPR: continua la rivolta dei detenuti senza reati e senza accuse

Macomer, CPR: continua la rivolta dei detenuti senza reati e senza accuse

Si diffonde integralmente il comunicato stampa firmato da ASCE – Associazione sarda contro l’emarginazione – e la
Campagna LasciateCIEntrare in merito alla dura rivolta in corso all’interno del CPR di Macomer

Da mesi denunciamo la vergogna che rappresenta l’esistenza del CPR di Macomer: uno spazio completamente fuori dal diritto, un buco nero dove spariscono persone, democrazia e diritti umani, nella opacità di una gestione omertosa. Una gestione che isola i reclusi dal mondo esterno ed erige una coltre di silenzio impenetrabile intorno al perimetro della prigione. Una prigione per persone che non hanno commesso alcun reato, dove si viene arrestati sulla base del mancato possesso di un permesso di soggiorno che lo Stato stesso sceglie di non concedere, con la scusa di effettuare un rimpatrio che attualmente non può in nessun modo essere eseguito a causa del Covid-19.

Data l’opacità estrema del CPR, solo con gesti estremi sembra sia possibile tentare di forare la cappa di silenzio, la feroce indifferenza di noi tutti a questa orribile, inutile sofferenza inflitta a degli esseri umani, per l’unica colpa di essere entrati in Italia senza essere europei, o ricchi.

Così in questi giorni, ancora una volta, gli internati sono stati costretti a inscenare una protesta clamorosa per potere spingere la propria voce aldilà delle sbarre. Fino a ieri sera circa 20 persone erano sul tetto del CPR, mentre una decina ha iniziato uno sciopero della fame. Questa è solo una delle numerose proteste che continuano a segnare la vita ordinaria di questo centro di detenzione per gli stranieri senza permesso di soggiorno, in attesa del rimpatrio nei loro paesi di origine. L’ennesima protesta annunciata in uno spazio che nasce come luogo di segregazione e violenza, e non conosce altra possibile destinazione d’uso.

Proviamo a immaginare cosa vuol dire: l’assurdità kafkiana di essere arrestati senza avere fatto niente né essere accusati di niente, l’incertezza sul proprio futuro, l’impossibilità di comunicare con l’esterno, se non in rari casi, il cibo immangiabile, l’essere costretti a protestare persino per essere curati, il restare tutto il giorno senza fare niente perché non è prevista nessuna attività ricreativa, il non poter possedere neanche una penna per scrivere una lettera ed essere costretti a guardare la tv in una sala senza sedie. Alla domanda: «come va lì dentro?», queste sono le risposte dalle persone recluse nel CPR.

In queste condizioni la disperazione ha inevitabilmente il sopravvento, spingendo anche ad atti estremi come quello di J., cittadino marocchino che, da pochi giorni, ha deciso di non mangiare più cucendosi la bocca. In risposta a questa forma di protesta, drastica ma pacifica, J. è stato preso con la forza e trascinato violentemente per terra fino all’infermeria, gesto che ha provocato l’acuirsi della protesta dei suoi compagni, che hanno deciso di sostenerlo salendo sul tetto del CPR per far sapere al mondo circostante quello che stava accadendo.

Ieri notte hanno deciso di scendere dal tetto accettando di discutere sulle condizioni del centro, ma niente è cambiato: “oggi è esattamente come ieri”, così ci dicono dal CPR.

La protesta non si è interrotta, continua lo sciopero della fame, J. continua ad avere la bocca cucita e altri minacciano di seguire il suo esempio.

«Siamo disperati. Qui siamo alla fine», ci dicono. Ci chiedono di ascoltare la loro voce, di essere trattati come esseri umani, di poter tutelare i loro diritti di PERSONE. Il rispetto dei diritti umani fondamentali di queste persone passa inevitabilmente per la loro liberazione e la chiusura di questo spazio al di fuori del diritto.

Lo ribadiamo: la presenza dei CPR è una intollerabile minaccia per l’ordinamento democratico dello Stato italiano, finché esisteranno spazi del genere, dove la regola è l’arbitrio del più forte, il silenzio delle vittime, il lucro di privati sulla violenza di Stato, nessuno potrà realmente considerarsi al sicuro.

I CPR DEVONO ESSERE CHIUSI. Cominciamo da Macomer.

Firmatari:
ASCE – Associazione sarda contro l’emarginazione
Campagna LasciateCIEntrare

Tempio, la Bottega del Mondo: una generazione di etica e solidarietà

Tempio, la Bottega del Mondo: una generazione di etica e solidarietà

Una generazione di etica e solidarietà. Da quasi vent’anni, infatti, la Bottega del Mondo di Tempio Pausania è caratterizzata per le attività di commercio equo e solidale con prodotti provenienti, in particolare, dal Sud del Mondo. Un commercio improntato alla ricerca della sostenibilità sotto diversi aspetti. Dal rapporto uomo-ambiente a quello tra produzione e commercio, il tutto all’interno di un quadro di rapporti civili e pacifici tra le popolazioni del Nord e Sud dell’umanità. Quest’ultimo legame è richiamato anche nella stessa denominazione dell’Associazione Nord-Sud che opera nella Bottega a titolo di esclusivo volontariato.

Le volontarie e volontari – che negli anni hanno partecipato spesso ad iniziative contro la guerra – dopo la aver operato per lungo tempo nella sede storica di Via Settembrini, gestiscono da alcuni anni l’accogliente angolo solidale di Via Piave. Nella Bottega si può trovare una vasta gamma di prodotti. Dagli alimentari – con il cous-cous palestinese o il caffè messicano per fare alcuni esempi – ai libri su temi quali agricoltura biologica e fairetrade passando per il piccolo artigianato proveniente da Africa, Asia e America Latina.

La Bottega del Mondo è aperta al pubblico da lunedì al sabato, dalle ore 10 alle 12 e dalle 17:30 alle 19. Per informazioni il numero di riferimento è 333-4283503.

Crisi COVID-19, La realtà che ci circonda: l’appello di artisti e intellettuali sardi

Il seguente appello è promosso da operatori della cultura e intellettuali sardi e diffuso primariamente dal sito Indielibri

LA REALTÀ CHE CI CIRCONDA

Gli artisti sardi, e in generale tutto il mondo della cultura in Sardegna, hanno risposto alla crisi sanitaria in maniera molto generosa, mettendo spesso a disposizione gratuitamente le loro opere, prestandosi a partecipare a eventi culturali online a titolo gratuito per rendere meno pesante gli effetti del distanziamento fisico che, in tutto e per tutto, rischia di compromettere il nostro modo di vivere la socialità e il nostro modo di usufruire della cultura.

Oggi tutto il mondo della cultura rischia di subire un contraccolpo mortale per via delle misure governative che impediscono qualsiasi tipo di assembramento. È soprattutto la cultura indipendente, quella che si muove dal basso e senza nessuna forma di sostentamento a subirne le maggiori conseguenze. Sono tutti coloro ai quali il lockdown ha già ridotto o annullato la capacità di reddito e a cui il futuro non promette alcuna garanzia di sopravvivenza dignitosa.

In balia della curva del contagio, che può prevedere nuove e urgenti misure di confinamento alternate a deboli e confuse riaperture , la sorte del settore culturale si presenta assolutamente incerta. Una condizione per cui già si prospettano soluzioni classiste ed elitarie con riduzione del pubblico e un aumento dei costi degli spettacoli. La cultura diventerebbe così appannaggio delle classi più abbienti, mentre il popolo potrà fruirne solo attraverso i monitor di pc e smartphone, perdendo così il contatto umano e la relazione che invece questa promuove, in ogni sua forma. A quel punto il distanziamento sociale sarebbe compiuto, in barba a un più razionale e democratico distanziamento fisico rispondente a una emergenza limitata nel tempo.

L’APPELLO AL REDDITO DI DIGNITÀ

In Sardegna, il mondo dello cultura indipendente, conscio delle difficoltà che incombono sul futuro, rivolge alla società un appello affinché venga garantita la sopravvivenza di ogni forma di espressione artistica, la libera circolazione e fruizione della cultura e della creatività per tutti e tutte.


Chiediamo alla politica un impegno concreto. La garanzia di un reddito mensile di dignità per un valore minimo superiore alla soglia di povertà. Un reddito minimo garantito a chiunque ne abbia bisogno, non solo agli operatori della cultura ma a tutte le persone le cui condizioni di vita non siano sostenibili individualmente. Un reddito minimo di dignità non vincolato dunque al nucleo famigliare o allo svolgimento di un lavoro che non garantisce l’autosufficienza economica ma stabilito su base individuale, a garanzia di vita una dignitosa.

I provvedimenti esistenti costituiscono un sostegno al reddito durante il lockdown, ma non offrono risposte sufficienti a coloro che già prima dell’emergenza sanitaria si trovavano in situazioni lavorative precarie, atipiche o informali, cioè a coloro che maggiormente subiranno gli effetti dell’incipiente crisi economica.

Siamo consapevoli del rischi che la nuova normalità potrà essere ben peggiore della vecchia se non forniremo a tutte le persone uno strumento in grado di fronteggiare l’aumento dei livelli di disoccupazione e di precarietà che si prospettano ed è per questo che chiediamo subito un reddito di dignità. Un reddito capace di contrastare le crescenti disuguaglianze sociali e che offra ai lavoratori un maggior potere contrattuale, un reddito che freni la compressione dei salari e la polarizzazione delle ricchezze, un reddito che affermi nuovi criteri di giustizia ed equità sociale.

L’APPELLO AL LAVORO GARANTITO

La crisi sanitaria ha determinato la sospensione di tutte le manifestazioni organizzate nonché gli eventi in luogo pubblico o privato. Gli operatori della cultura non hanno più alcuna certezza di poter vivere del proprio lavoro. La cultura – una parte fondamentale delle vite di tutte le persone –, rischia di scomparire o quantomeno di subire un drammatico ridimensionamento. Per questo chiediamo l’intervento della Regione in questo settore, per far sì che ogni operaio della cultura possa continuare a vivere del proprio lavoro.

Chiediamo alla Giunta Regionale della Sardegna l’impegno di programmare da qui ai prossimi tre anni un intervento strutturale a favore del mondo della cultura, abbattendo ostacoli burocratici e detassando ogni genere di spettacolo e manifestazione artistica. Una programmazione culturale che coinvolga attivamente i 377 comuni dell’isola, che valorizzi anche la lingua e la cultura sarda, i tanti bravi artisti locali, la prolifica cultura indipendente isolana. Una programmazione costruita davvero sul territorio e il suo diritto di decidere e valorizzarsi, e che dia maggior risalto alle realtà artistiche locali, quelle minori e spesso più penalizzate.

Chiediamo un piano per la cultura che permetta a tutti i festival e alle svariate manifestazioni artistiche, espressione della vitalità e della produzione artistica sarda, di non scomparire, uccise dalla burocrazia e da provvedimenti eccessivamente penalizzanti e restrittivi, prima ancora che dalla crisi economica. Chiediamo di poter lavorare in sicurezza, garantendo a noi e al nostro pubblico di riprenderci il diritto alla cultura e alla socialità, in questi mesi spesso vituperata in maniera illogica e del tutto irrazionale

Chiediamo infine l’eliminazione di tutti i divieti e impedimenti agli spettacoli e alle arti di strada, agevolandone e incentivandone invece lo svolgimento attraverso un coinvolgimento diretto dei comuni, “liberando l’arte”, concedendo spazi pubblici, sostenendo gli artisti e la fruizione pubblica dei loro spettacoli. Un nuovo modo di vivere la dimensione della socialità e di riappropriarci delle strade e delle piazze delle nostre città e dei nostri paesi, pur garantendo le norme di sicurezza fintanto che permarrà il pericolo da contagio.

Chiediamo alla società civile, agli artisti, alle associazioni, a tutte le categorie produttive di dare pubblico sostegno a queste nostre richieste. Chiediamo un impegno della Regione Sardegna finalizzato a garantire il lavoro di tutto il mondo della cultura sarda. Chiediamo di sostenere l’appello al reddito di dignità e al lavoro garantito per tutti e per tutte.


La cultura è vita, la cultura non deve morire.

FIRMA L’APPELLO!

Le adesioni possono essere inviate all’indirizzo: indielibri@gmail.com indicando nome, cognome, qualifica professionale e numero di telefono (il numero telefonico non sarà reso pubblico). 

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