COVID-19, c’è poco tempo: luoghi comuni, pericoli reali e scenario in sardegna

COVID-19, c’è poco tempo: luoghi comuni, pericoli reali e scenario in Sardegna

PREMESSA. Le pagine che seguono sono scritte in base a diverse fonti informative che operano internamente a diversi ospedali presenti del nord Italia (e non solo) che stanno lavorando alacremente nell’emergenza COVID-19. Alcune informazioni ricevute e particolari non verranno divulgati per non rendere riconoscibili il contesto di provenienza e le diverse fonti specifiche. Chi opera in questo momento in quelle zone sa bene che deve pensare a lavorare e salvare più vite possibili, ma chi informa ha il dovere di rendere nota una situazione che, sostanzialmente, secondo il personale operante è molto più grave di quanto finora sia stato divulgato alla popolazione italiana e, si vedrà separatamente, a quella sarda. Consapevole della responsabilità assunta il sottoscritto spera veramente che le cose non vadano per il peggio. Ma le cose non andranno per il peggio se ci saranno determinate scelte individuali e collettive, non certo per magia.

Si procederà per punti, alcuni aspetti sono già stati resi noti nel mare di informazioni a vario titolo divulgate, altri aspetti sono ormai noti nelle ultime 12 ore e su altri si farà ordine e precisazioni.

A tutto il personale medico e sanitario impegnato va un caloroso ringraziamento.

Il COVID-19 è subdolo, molto subdolo.  Questo virus si confonde facilmente in una prima fase con la normale influenza stagionale. Questo ha portato molte persone nelle settimane precedenti ad andare al Pronto Soccorso. I medici stessi non hanno riconosciuto in molti casi il virus e l’attesa in corsia, o un successivo ritorno al PS una volta peggiorate le condizioni, ha infettato centinaia di persone.

Il personale medico sta lavorando come prevedibile con turni massacranti e, soprattutto, con scarsa quando non assente dotazione di dispositivi di protezione. Infatti essi stessi si ammalano. Mancano le note mascherine e mancano quelle più adatte a contenere la diffusione del virus, ovvero quelle di categorie FFP2-FFP3. È urgente dotare massicciamente di dispositivi adatti il personale impegnato e la popolazione civile.

Le terapie intensive sono al collasso, soprattutto in Lombardia che comunque dispone di un sistema sanitario robusto. L’aiuto che possono ricevere da regioni limitrofe è limitato (vista anche la situazione critica anche in queste) perché il trasporto di un soggetto in terapia intensiva da un ospedale all’altro non è operazione semplice: il rischio di decesso è alto. Per la Sardegna, come si vedrà, questa eventualità è logisticamente impossibile. Non si può ricevere aiuto da alcun sistema limitrofo.

In alcuni ospedali italiani si è già arrivati, dopo poco più di due settimane di epidemia, a dover scegliere. Scegliere tra chi intubare e assistere e chi no. Si sta già scegliendo a monte tra chi può avere una data possibilità di vita e chi precludergliela a prescindere per mancanza di risorse. Questo è un dato di fatto ed è dato dai numeri. Circa il 10-12% dei contagiati finisce in terapia intensiva. Se i contagiati aumentano nell’ordine di 1.000-1.500 al giorno (impennate simili si stanno verificando anche in Spagna, ad esempio) significa che ogni giorno vengono occupati anche più di 100 posti di terapia intensiva. Se non si liberano posti da malati precedenti, i nuovi non verranno assistiti adeguatamente. In alcune strutture ospedaliere dai prossimi giorni non verranno più intubati soggetti oltre i 60 anni. In Italia sono presenti circa 3.000 ventilatori.

Vaccino. L’unica reale soluzione ad un virus è la messa a punto e successiva somministrazione di un vaccino. Non è possibile somministrare antibiotici, essendo un virus. Si stanno facendo tentativi con cocktail di farmaci ma sono, per l’appunto, tentativi. La scienza procede per errori e non per decreti o scadenze. Il vaccino tecnicamente non arriverà prima di 10-12 mesi, con buona pace delle poche settimane annunciate e attribuite ai più disparati Stati nel mondo. Purtroppo, mettere a punto un vaccino non è una procedura così rapida come tutti vorremmo fosse. Il distanziamento sociale e il contenimento servono a non far non collassare un sistema sanitario e prendere tempo in vista della messa a punto del relativo vaccino il quale poi andrà distribuito, fase che richiede ulteriore tempo. Questo significa ulteriori contagi e morti. Il distanziamento previene i contagi e riduce i morti.

Il distanziamento sociale come misura di contenimento ha un preciso effetto. I casi si distribuiscono in un periodo più lungo rispetto al mancato intervento delle misure. Le misure di contenimento, però, riducono drasticamente l’entità del picco e con questo il numero di persone che muoiono semplicemente perché non possono ricevere cure a causa del congestionamento del sistema sanitario. Dunque, più in breve, una vita e una società condizionata per un lasso di tempo più lungo ma meno vite perse.

“Alcuni potrebbero aver preso il COVID-19 e averlo superato senza rendersene conto convinti fosse un’influenza”. È vero, ma sono necessarie precisazioni. Innanzitutto, il soggetto potrebbe comunque aver infettato altri mentre lo superava e questi altri potrebbero essere persone che non supereranno l’infezione e moriranno. In ogni caso appesantiranno il sistema sanitario. Altro aspetto: chi lo ha superato in modo silente non necessariamente matura velocemente tutti gli anticorpi che evitano di riprenderlo. Un già ammalato potrebbe riprendere il COVID-19. Oltretutto, per molti che passano il COVID-19 senza accorgersene, ci sono molti, anche giovani, che subiscono quella che tecnicamente è una polmonite interstiziale bilaterale, molto aggressiva, che ha bisogno di ventilazione continua e in casi gravi terapia intensiva. In molti ospedali non sono presenti ventilatori per tutti quelli che ne necessitano.

“Il virus uccide solo anziani” – “L’età media del decesso è alta”. Senza entrare in ragioni morali (anche la vita di un 70-80enne va quanto possibile preservata) questo è vero solo in una prima fase. Già ora, dopo un paio di settimane o poco più, con l’aumento del numero dei contagi si stanno registrando numerosi casi di infezioni polmonari acute su soggetti giovani (anche under 40) che finiscono nei reparti di terapia intensiva. Alcuni muoiono, ne moriranno ancor più se il distanziamento sociale non sarà ferreo. I dati riguardo le fasce d’età delle terapie intensive da COVID-19 in Lombardia sono le seguenti:

22%, 75+ anni

– 37%, 65-74 anni

– 33%, 50-64 anni

– 8%, 25-49 anni

Quindi quasi un posto di terapia intensiva su due viene dedicato a soggetti dai 64 anni in giù. Questo dimostra la forte pericolosità del CODIV-19 anche su fasce giovani.

La letalità del COVID-19 al momento è intorno al 3% (dato OMS). Nei giorni scorsi il rapporto in Italia tra guariti (recovered) e morti (death) era quasi 3 a 1. Per ogni decesso quasi 3 soggetti guarivano. Ora questo rapporto si sta assottigliando velocemente ed è al momento 1,56 a 1 (724 guariti e 463 decessi). Solo ieri era a 1,7 a 1.

Sono gli stessi morti di un’influenza stagionale”. Non è vero. O meglio, lo sono al momento, in questo momento preciso, ma l’influenza stagionale non porta in terapia intensiva tutte queste persone. Pensare che ciò che è stato proietti esattamente cosa sarà è una leggerezza enorme. Non è assolutamente detto che sarà così fra un mese come fra due settimane o ancora prima.

Il COVID-19 ha totalizzato in Italia al momento 9.172 contagi e 463 morti. Questo non significa assolutamente che, ad esempio, nelle prossime 2-3 settimane si registreranno sempre circa 9.000 contagi e meno di 500 morti. La proiezione non è per forza lineare ma potrebbe essere esponenziale. Il virus possiamo dire che corra e, più passa il tempo, più correrà velocemente e i danni saranno sempre maggiori anche perché non c’è il noto “effetto gregge” dato dalla vaccinazione che nelle influenze stagionali esiste ed è raccomandata per determinate categorie.

Rispetto ai giorni scorsi, dove si registravano nuovi contagi al giorno nell’ordine delle centinaia, i contagi ora viaggiano con valori di gran lunga superiori a 1.000 nuovi casi al giorno. L’8 marzo mentre iniziava la scrittura di questo pezzo l’aggiornamento diceva che in Italia si avevano 1.492 nuovi casi e 133 nuovi morti. Al 9 marzo si registrano 1.797 nuovi casi e 97 nuovi decessi (il dato della Protezione Civile è inferiore e si attesta a 1.598 nuovi casi) https://www.worldometers.info/coronavirus/

Per avere un’idea della gravità della situazione, la metà dei decessi totali si sono verificati solo nelle ultime 24-48 ore circa. Che questo sia un picco e ora si andrà a scendere è tutto da vedere e non c’è alcuna indicazione in tal senso. Potrebbe essere anche la fase iniziale di un’impennata ancora più forte.

In Italia si registrano all’8 marzo 122 casi ogni milione di abitanti. Solo la Korea del Sud fa peggio con 144. Al 9 marzo il rapporto per l’Italia è salito a 151 casi ogni milione abitanti, mentre la Korea incrementa a 145,9.

La Cina grazie al contenimento straordinario avviato da tempo (quarantena rigida su oltre 11 milioni di persone) nelle ultime ore ha avuto solo 40 nuovi casi e 22 nuovi morti. In Italia la misura, tardiva, della quarantena su circa 16 milioni di persone (da valutare contenuti specifici e applicazione concreta) è stata prevista al 16° giorno dall’inizio dell’epidemia. Il numero di infettati nel frattempo crescerà per fughe e perché ancora molti infetti sono a spasso asintomatici.

Questo è dato da un abbassamento di attenzione clamoroso dopo un primo, positivo, schock. Il contenimento era dato proprio dalle prime misure in atto e l’opinione pubblica turbata. Invertendo il nesso causale, qualcuno ha pensato bene che il COVID-19 stesse rallentando da solo, come per magia. Ma il rallentamento era dato semplicemente dal contenimento e da una prima, forte, paura. In una seconda fase, nel momento in cui il contenimento si allenta, in mancanza di un vaccino, l’attenzione scende e il contagio corre inevitabilmente. Esempi ne sono “l’acquavite che ci salverà” nel bar in Veneto, i vari casi di fuggitivi dalle zone rosse verso altri luoghi o i Navigli a Milano ancora in questi ultimi giorni colmi di gente intenta a fare aperitivi e ballare incoscientemente.

Il panico gioca brutti scherzi, ma una razionale paura tiene vivi e previene. La fobia è un problema, ma l’incoscienza e la superficialità aumentano la diffusione. Il contagio non si arresta magicamente perché “si pensa positivo” o “ci credo forte forte” o “non facciamoci condizionare”. Il nostro pensiero non è più forte di un virus. Quella è magia e religione, con tutto il rispetto per le idee personali di ognuno. Ad azioni precise corrispondono conseguenze precise: se non si dispone di un vaccino e le persone non si distanziano, il virus corre e lo farà sempre più velocemente. È semplice ed è mortale, soprattutto per alcuni ma se il sistema sanitario collasserà questo avrà conseguenze su tanti, anche giovani e in buona salute.

Anche alcuni medici e persino virologi hanno dovuto fare il percorso inverso. Da incalliti anti-allarmisti preoccupati per esagerazioni di “poco più che un’influenza”, in 10-12 giorni sono passati ad ammettere che non se ne sa molto, che il COVID-19 è molto contagioso e che è il caso di seguire strettamente alcuni comportamenti. L’influenza stagionale non è neanche lontanamente paragonabile alle polmoniti gravi che stanno riempendo interi reparti e che continueranno a riempierli sempre più se non si contiene la diffusione del virus.

Un altro aspetto riguarda la capacità di mutazione del COVID-19. Ogni virus muta e lo fa con velocità diverse. Sicuramente il CODIV-19 rispetto alla SARS muta con un tasso nell’ordine delle decine di volte superiore. Questo, però, non significa granché. Il virus può mutare “in male”, più aggressivo e letale, o “in bene” essere meno aggressivo e virulento. Non ci sono chiare evidenze in tal senso.

SARDEGNA. L’insularità è un elemento che in una prima fase gioca a favore del contenimento. Il perché è intuitivo. Se il virus non è presente, e nessuno lo porta dall’esterno in alcun modo, esso non può logicamente diffondersi. Nel momento che, per un qualsiasi motivo, il virus infetta il contesto isolano e si diffonde l’essere Isola gioca un ruolo opposto.

Le persone scappate indebitamente nell’Isola da zone rosse, in larga parte residenti italiani ma anche sardi studenti-lavoratori, sono un numero indefinito. Non abbiamo al momento dati certi ma sarebbero ricavabili da traffico aeroportuale che le istituzioni sarde e l’opinione pubblica hanno il dovere di reperire e sistematizzare il prima possibile. Se si hanno i nominativi di chi è entrato, si può sapere (in parte) quali proprietà gli stessi abbiano nell’Isola e dove, presumibilmente, si trovino. È impossibile ricostruire tutto in tempi rapidi, lo si può fare solo in parte. In termini di contagio bisogna sapere che quanto accaduto avrà effetti non del tutto rimediabili. È possibile solo attenuare ma bisogna farlo subito.

Pensare che queste persone arrivate negli ultimi giorni (prima del Decreto) dicano tutto ciò che c’è da dire in autonomia è un’ingenuità. È certo che queste persone stanno già aumentando la velocità di diffusione del virus. Senza un vaccino, mettere persone infette vicino a persone sane fa ammalare le seconde. Mettere più persone infette vicino a persone sane fa ammalare più velocemente l’intera collettività. È inevitabile. La condizione del sistema sanitario sardo poi potrebbe fare il resto causando molti più morti di quanto le stesse istituzioni sanitarie potessero pensare per la Lombardia alcune settimane fa. Anche il periodo di incubazione di 2-11 o max 14 giorni potrebbe col tempo subire rialzi perché da quanto riportato dalle fonti in queste settimane ci sono stati casi di incubazione anche maggiore. Anche su questo fronte non si hanno letture scientifiche definitive.

Che fare nell’Isola? Questo articolo non fornisce alcun indirizzo medico su come trattare infezioni polmonari ma “suggerisce” alcune soluzioni logistiche da predisporre IMMEDIATAMENTE:

  • adoperarsi per rintracciare retroattivamente tutti coloro che a vario titolo e con vari mezzi siano entrati in Sardegna nelle ultime settimane, isolarli-isolarsi e contattarli almeno due volte al giorno, dove possibile anche via chiamata video-web;
  • adoperarsi per tracciare tutti coloro che entrino in Sardegna da questo momento in poi (allo stato attuale delle previsioni di legge). A quanto si apprende in queste ore proseguono arrivi in massa e i controlli sono assenti. Il rischio di un ampio contagio in questo modo è una certezza, non un rischio;
  • considerare l’applicazione di una chiusura totale degli accessi all’Isola (richiesta anche dall’ANCI). Si tratta di una misura drastica ed evitabile fino a due settimane fa. Ora il problema è anche operativo: portare avanti con profitto le due attività (tracciatura e monitoraggio su già arrivati e monitoraggio su nuovi arrivi) renderebbe improba l’operazione in termini di poco tempo ed enormi risorse necessarie. Per rintracciare migliaia di già arrivati, controllare e gestire porti e aeroporti aperti e quarantene, sarebbero necessarie energie inquantificabili;
  • nella prospettiva di una inevitabile e massiccia diffusione del contagio, che ci sarà, è urgente pensare alle eventualità peggiori. Organizzare ospedali o affini su grandi imbarcazioni allo scopo adattate e attraccate nei porti sardi. Non si possono in breve costruire ospedali o campi medici (anche per motivi climatici) ma si possono adibire i locali delle imbarcazioni per quarantene, monitoraggio, reparti di pronto soccorso e reparti di rianimazione-terapia intensiva;
  • utilizzo laddove possibile di idonee strutture alberghiere e/o resort, in aree non urbane e dotate di ampi spazi esterni nei quali organizzare le quarantene;
  • allestire pre-triage in tenda fuori dal Pronto Soccorso in ogni ospedale dell’Isola;
  • predisporre i punti precedenti evitando da subito di convogliare contagiati e altri pazienti per altre patologie negli “ospedali classici”. Non ammassare persone negli stessi o comunque nei contesti urbani dove si trovano gli ospedali;
  • disporre di un numero massiccio di maschere e tamponi i quali hanno, oltretutto, un costo considerevole (90-100 euro). La RAS di quante unità dispone attualmente o può disporne nel futuro immediato? È fondamentale la qualità e quantità di dispositivi di protezione per il personale medico e sanitario per contenere il contagio tra gli stessi, cosa che farebbe collassare subito il sistema sanitario sardo. Per i civili, oltre maschere e dispositivi, il distanziamento sociale e le note norme igieniche rimangono priorità assolute.
  • i mezzi pubblici sono un aspetto problematico. Possono essere un veicolo del virus, ma paralizzare i trasporti potrebbe creare il caos soprattutto nell’area metropolitana di Cagliari. Il servizio pubblico potrebbe rimanere attivo osservando alcune condizioni imprescindibili. Distanze tra utenti, tratte dunque non affollate, e un’adeguata e costante sanificazione dei mezzi. Scientificamente, un mezzo pubblico così gestito e organizzato non è più pericoloso, ad esempio, di un negozio di alimentari;
  • gli anziani non devono uscire per nessuna ragione e devono ricevere visite solo se strettamente necessarie. Tutti gli altri, ugualmente. Non è una indicazione data a cuor leggero ma chiudere le scuole e poi ammassare, per esempio, persone in coda in uffici pubblici per una settimana non ha avuto alcun senso e avrà conseguenze. Il virus si diffonderà comunque. Rinviare l’inaugurazione di qualcosa ma andare al ristorante non ha alcun senso. Limitare ogni attività non strettamente necessaria. Per un periodo indefinito sforzarsi di vivere in modo monacale o quasi se semplicemente si vuole continuare a vivere. Non andare al cinema ma toccarsi e baciarsi con i propri parenti o affini non ha alcun senso.

Si è perso molto tempo per una settimana nel chiudere scuole ma non chiudere eventi sportivi, chiudere scuole ma far riunire i bambini nelle piazze a giocare e sudare assieme per poi tornare a casa da genitori e nonni anziani e debilitati. Non lo sappiamo ancora con precisione, ma questo ha comportato già dei contagi che si manifesteranno nelle prossime 2 settimane circa.

Non c’è molto tempo, attrezziamoci.

Selargius, l’Asce ospita Ippolita: seminario sulla gamification

Selargius, l’Asce ospita Ippolita: seminario sulla gamification

L’OsservaMedia dell’Asce – Associazione Sarda contro l’Emarginazione – organizza due incontri che ospiteranno un componente del gruppo italiano Ippolita. Ippolita è un noto collettivo di ricerca indipendente e interdisciplinare che dal 2005 rappresenta con numerose pubblicazioni all’attivo una delle voci più originali nello studio e dibattito sulle tecnologie digitali e i loro effetti sociali.

Gli incontri in programma sono due. Il 6 marzo, alle ore 18:00, nei locali dello Spazio antifascista di Nuoro è prevista una conferenza pubblica mentre il 7 marzo, a partire dalle 16:00, si terrà un workshop di 3 ore nella sede del Centro culturale Asce di Selargius (massimo 30 iscritti).

In particolare, il seminario di Selargius riguarderà il concetto e le prassi di gamification, ovvero quei meccanismi sempre più pervasivi presenti nelle piattaforme commerciali web che riproducono automatismi e reazioni soggettive tipiche delle attività ludiche (competizione, ricompense, accumulo, etc). Dal momento che non esiste una presunta neutralità delle tecniche, gli argomenti hanno forti risvolti economici nonché politici.

Per iscrizioni e ulteriori informazioni è possibile contattare l’OsservaMedia all’indirizzo osservamedia@asceonlus.org

Tempio, V edizione di Cinema Migrante nel segno del Senegal

Tempio, V edizione di Cinema Migrante nel segno del Senegal

Tutto pronto per la V edizione della rassegna Walyaan – Cinema Migrante con la proiezione a Tempio Pausania di due opere cinematografiche senegalesi. Si tratta del film “Ramata”, di Léandre Alain Baker, e il cortometraggio “Ordur”, di Momar Talla Kandji. Entrambi ambientati a Dakar, capitale del Senegal e città d’origine del protagonista dei film, l’attore e regista Ibrahima Mbaye.

La serata, patrocinata dalla Regione Autonoma della Sardegna, è organizzata dalle Associazioni Sunugaal e Nord-Sud. Quest’ultima da oltre 20 anni è attiva e apprezzata a Tempio anche grazie alle attività portate avanti dai volontari con La Bottega del Commercio Equo e Solidale.

Nella mattinata di venerdì Sunugaal incontrerà gli studenti e studentesse del Liceo Artistico Fabrizio De André. Appuntamento dunque previsto per giovedì 5, a partire dalle ore 17:00, nei locali dello Spazio Faber di Tempio Pausania.

Casteddu, mobilitazione contro la guerra. a foras: nessuna base per le vostre guerre

Casteddu, A Foras chiama mobilitazione contro la guerra

MANIFESTAZIONE SARDA
SABATO 25 GENNAIO ORE 15:30
CAGLIARI – PIAZZA TRENTO

Nella settimana successiva all’attacco criminale degli Stati Uniti in territorio iracheno contro il generale dell’esercito iraniano Soleimani, sarde e sardi provenienti da diversi territori si sono incontrati a Nuoro, Sassari e Cagliari in affollate e partecipate assemblee per discutere della preoccupante situazione nel contesto medio orientale e del coinvolgimento dei propri territori nelle manovre di guerra.

Le operazioni di queste settimane mettono definitivamente la parola fine al tanto decantato multilateralismo portato avanti dalla NATO. In questo scenario di guerra totale le vittime sono le popolazioni civili che da decenni ormai subiscono le conseguenze delle mire espansionistiche economiche e territoriali delle grandi potenze che ne fanno parte.

All’interno di questa situazione, in cui emergono chiaramente alcuni attori (Turchia e Stati Uniti), anche lo Stato italiano, per quanto voglia apparire neutrale ed equidistante, ha grandi interessi da difendere. Non è un mistero infatti che lo Stato italiano mantenga fruttuosi scambi commerciali basati sulla vendita di armamenti a stati belligeranti, in spregio della propria costituzione.


Non pago di aiutare l’industria bellica a esportare i suoi prodotti, lo stato italiano foraggia ulteriormente le fabbriche di morte spostando finanziamenti dalle spese per il miglioramento della vita delle classi popolari, verso le spese militari. L’ultimo vergognoso esempio di questa pratica è l’utilizzo di 554 milioni di euro dal “fondo per il finanziamento degli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale del Paese” per l’acquisto di due sommergibili. Uno schiaffo per quei territori che versano nel più assoluto abbandono dello stato, come per esempio quelli che in Sardegna sono stati funestati dalle alluvioni.

Noi, sarde e sardi, dichiariamo i nostri territori indisponibili al loro utilizzo per la teorizzazione e l’organizzazione delle guerre. Pretendiamo lo stop immediato delle esercitazioni che vedono partecipi anche Stati Uniti e Turchia e la dismissione di tutti i poligoni militari. Sia perché questi rendono possibile l’attacco a popolazioni civili in tutto il mondo, sia perché la loro presenza mette in pericolo la sicurezza delle sarde e dei sardi che vivono nel territorio.

MANIFESTAZIONE SARDA
SABATO 25 GENNAIO ORE 15:30
CAGLIARI – PIAZZA TRENTO

Tempio, Lu Spinsateddu: dalla riqualificazione all’inquinamento. Analisi di un intervento pubblico locale

Tempio, Lu Spinsateddu: dalla riqualificazione all’inquinamento. Analisi di un intervento pubblico locale

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È tempo di bilanci, tanto di fine anno quanto in conclusione di mandato amministrativo. Di seguito si propone un’analisi riguardo un controverso intervento pubblico locale, previsto e realizzato dal Comune di Tempio Pausania e finanziato dalla Regione Autonoma della Sardegna.

Da una semplice e attesa riqualificazione di una scuola materna sono scaturite diverse peripezie – alcune note altre meno – che hanno comportato un dispendio di ingenti risorse pubbliche e, non meno importante, un rilevante impatto ambientale a causa di un grave episodio d’inquinamento.

Le vicende de Lu Spinsateddu sono emblematiche sotto diversi punti di vista e, anche per questo, è utile sintetizzare, documentare e valutare l’implementazione di una data policy.

Oltre gli aspetti tecnici dell’intervento emerge il richiamato inquinamento, la gestione dell’episodio e la trasparenza dell’azione amministrativa, la sottovalutazione e l’occultamento dei rischi e degli impatti ambientali, la qualità della comunicazione istituzionale dell’Ente.

Infine il lavoro vuole essere anche un esempio sul metodo giornalistico attraverso il quale operare e documentare situazioni simili, come svolgere ricerche con l’opportuna verifica e approfondimento su fonti e dichiarazioni pubbliche.

Nel metodo rientra sottoporre la valutazione stessa ad una imprescindibile revisione paritaria che dia ai lettori e diretti interessati la possibilità di confutare le informazioni, le procedure e le conclusioni.

Il lavoro viene divulgato gratuitamente. Chi volesse contribuire ai diversi costi di ricerca e analisi può effettuare una donazione tramite PayPal (indirizzo email di riferimento luigipiga87@hotmail.it).

Per eventuali rimostranze e richieste di delucidazioni o documentazione specifica, il contatto di riferimento è luigi.piga.tempio@pecgiornalisti.it. Il prima possibile verrà dato riscontro. Grazie.

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Cagliari, “Mègius paris o ognunu pro contu suo” assemblea di Caminera Noa

Cagliari, “Mègius paris o ognunu pro contu suo” assemblea di Caminera Noa

Dopo un periodo dedicato a diversi incontri bilaterali in Sardigna, Caminera Noa si riunirà sabato 21 a Casteddu. L’Assemblea Plenaria è in programma a partire dalle 15:00 nei locali di Via Mandrolisai 8. La data dell’evento è stata scelta anche per agevolare la partecipazione degli emigrati.

“Ognuno di noi ha il suo percorso, le sue esperienze, la collezione dei suoi errori e dei buoni risultati da tesaurizzare – dichiara Caminera Noa. L’assemblea non sarà siglata da nessuna organizzazione e sarà pubblica per garantire la massima partecipazione di tutti coloro i quali vorranno, singolarmente o come gruppi organizzati, contribuire alla costruzione di una nuova comunità politica in Sardegna”.

Tra i temi che verranno affrontati nell’incontro troverà ampio spazio la Sanità, argomento caldo che vede battersi costantemente numerosi ed eterogenei soggetti. Ai lavori assembleari farà seguito un momento di socialità con cena a prezzi popolari.

Pagina Facebook dell’evento: https://www.facebook.com/events/508587903086482/

Alcune considerazioni su Rinagghju e dibattito

Senza presunzione di esaustività e in attesa di ulteriori contributi, si riportano alcune considerazioni per il dibattito riguardo la potenziale vendita di parte del Compendio di Rinagghju-Pischinaccia e, in generale, la prospettiva di valorizzazione dell’area.

Rinagghju

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Tempio, “Immaginando”: mostra fotografica collettiva fino a sabato 14

Tempio, “Immaginando”: mostra fotografica collettiva fino a sabato 14

Fino a sabato 14, nei locali dello Spazio Faber di Tempio Pausania, sarà possibile visitare la mostra fotografica collettiva “Immaginando”.

“Immaginando” raccoglie il contributo di 14 tra fotografe e fotografi che operano nell’Associazione culturale tempiese “La Sardegna vista da vicino”, realtà attiva da diversi anni con interessanti mostre collettive e incontri con autori.

Si tratta di un vero e proprio percorso che porta il “fotovisitatore” ad immergersi in una serie di immagini che toccano l’animo umano, la sfera dei sentimenti più profondi ed intimi o portano a riflettere su temi sempre più attuali. Un viaggio nel nostro pianeta alla scoperta di piccole creature ed interessanti paesaggi, circostanti oppure molto distanti. Un viaggio nel mondo della religione, della fantasia, del gioco, della musica e delle emozioni. Sempre nel tentativo di tenere vivo il ricordo di chi questo mondo lo ha lasciato.

Sarà possibile esplorare la mostra “Immaginando” la mattina, dalle ore 09:30 alle 13:30, e nel pomeriggio, dalle 15:30 alle 19:30.

La pagina Facebook de “La Sardegna vista da vicino”:
https://www.facebook.com/La-Sardegna-Vista-da-Vicino-291471094257704/

Occupazione militare, il 12 ottobre grande manifestazione a Capo Frasca

Capo Frasca, occupazione militare: il 12 ottobre grande manifestazione

A cinque anni dall’imponente manifestazione contro l’occupazione militare della Sardegna del 13 settembre 2014 e in vista dell’imminente ed ennesimo ciclo di esercitazioni militari, il Poligono militare di Capo Frasca sarà nuovamente teatro di una grande giornata di protesta e partecipazione popolare. Attese migliaia di persone da tutta la Sardegna.

Dopo la buona riuscita della manifestazione del 2 giugno e la quarta edizione dell’A Foras Camp, il movimento A Foras chiama una manifestazione che al momento ha registrato l’adesione di decine di sigle da tutta la Sardegna. L’elenco completo degli aderenti alla manifestazione del 12 ottobre e le informazioni sull’organizzazione dei trasporti in partenza da diverse parti dell’Isola sono disponibili al link dell’evento Facebook: https://www.facebook.com/events/2489513861112719/

Di recente anche diversi esponenti della cultura, dell’arte, dello spettacolo e della letteratura hanno diffuso un testo riguardo l’occupazione militare sostenendo la causa di A Foras e invitando alla partecipazione per la grande manifestazione del 12 ottobre. “Dopo settant’anni e passa di asservimento militare della Sardegna, è lecito pretendere che esso sia messo radicalmente, pubblicamente e democraticamente in discussione” – si legge nel documento di sostegno consultabile interamente al seguente link https://www.urly.it/32y5z 

Già due anni fa A Foras aveva rivolto un appello agli artisti “Mettiamoci la faccia. Il nostro impegno contro l’occupazione militare” sottoscritto da decine e decine di artisti e artiste da tutta l’Isola.
https://aforas.noblogs.org/appello-pubblico-agli-artisti-mettiamoci-la-faccia/

Da segnalare anche le diverse chiamate per il 12 ottobre scritte e diffuse da Ubrec – Collettivo audiovisivo che ha proposto una raccolta di diverse ragioni, approcci e prospettive circa l’antimilitarismo in Sardegna e nel resto del Pianeta. I testi – in prosa e parte in poesia – sono ricchi di dati, di sensazioni e di sproni, accompagnati da piacevoli illustrazioni. I contenuti parlano a e da diversi settori della società sarda. L’antimilitarismo viene così declinato riguardo tanto l’ambiente in generale quanto le diseguaglianze di genere, passando dalle condizioni dei pastori e da quelle dell’immenso patrimonio archeologico sardo, il cui degrado, abbandono e scarsa valorizzazione vengono definiti coloniali. Cornice, quella del colonialismo in Sardegna, più volte opportunamente richiamata.

E’ il colonialismo a farci schifo e non le mestruazioni” – è riportato in uno dei diversi testi. http://www.ubrec.net/2019/chiamate-antimilitariste-parte-1/

La chiamata da parte di A Foras alla Sardegna è stata diffusa in lingua sarda e in italiano. “Il movimento sardo contro le basi, le esercitazioni e l’occupazione militare chiama a raccolta comitati, movimenti, associazioni, sindacati, categorie professionali, intellettuali e tutto il nostro popolo a mobilitarsi e protestare contro il prossimo inizio delle esercitazioni militari in Sardegna” – si legge nella nota diffusa da settimane e diventata virale nei social network. Come virali sono stati i diversi passaggi riportati in uno dei tanti post divulgati di recente dalla pagina di A Foras, in particolare gli estratti di un’audizione in Commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito (settembre 2018) dove si parla delle esercitazioni a Capo Frasca, le mancate bonifiche e oltre 20 morti sospette su 70 dipendenti del Poligono. Dati ancora più clamorosi di quelli seppur drammatici più volte discussi riguardo il PISQ.

“Gherramus pro non dèpere prus suportare su ricatu ocupatzionale chi legìtimat fàbbricas de morte e multinatzionales chi proant is armas issoro in sa terra nostra. Gherramus pro cuntrastare s’ispopulamentu e s’emigratzione fortzada chi sunt cajonadas dae is diseconomias de custa presèntzia oprimidora. Gherramus pro alternativas econòmicas possìbiles contra a su disacatu ambientale e a s’ispeculatzione subra su territòriu. Gherramus contra a sa gherra, pro una Sardigna chi non siat prus sutamissa a is polìticas de gherra chi minetzant e degòlliant a àteros pòpulos” – si legge nella nota di A Foras.

Inoltre nel sito di A Foras sono presenti, liberamente scaricabili e divulgabili, gli approfondimenti realizzati negli ultimi 3 anni di attività del movimento, i due articolati dossier sui Poligoni di Quirra e Teulada. 

Si tratta di decine di pagine dense di storia, dati, analisi e numerosi riferimenti bibliografici a disposizione di tutti coloro vogliano conoscere meglio lo sfruttamento bellico della Sardigna tutta e, in particolare, quello patito dalle comunità interessate direttamente dalla presenza dei Poligoni italiani. https://aforas.noblogs.org/materiali/


Sassari, venerdì inaugurazione Domu de totus

Sassari, venerdì inaugurazione Domu de totus

Tutto pronto per l’evento inaugurale e di autofinanziamento per Domu de totus, una Casa del Popolo di imminente apertura nel centro storico sassarese.

Al centro della riflessione di diversi attivisti e attiviste il tema generale della disuguaglianza sociale che si declina in numerose forme di sfruttamento specifiche. Le sfide da affrontare sono tante: dal cambiamento climatico ai preoccupanti numeri della disoccupazione, dalle disuguaglianze di genere al progetto sempre attuale di una società multiculturale.

Le risposte da dare al fine di gestire le diverse crisi attuali sono prevalentemente orientate al liberismo sfrenato che, esso stesso, produce sempre maggiori diseguaglianze sociali, acuisce l’intolleranza e, nei casi peggiori, si concretizza nel neofascismo e il razzismo diffuso. Una Domo de totus, invece, dovrà essere un luogo per ben altri sbocchi della crisi, per vere soluzioni e pratiche, da cercare e praticare in modo partecipativo.

I promotori dell’iniziativa ritengono “che praticare la solidarietà sia necessario per mettere in connessione un tessuto sociale che tende sempre di più alla disaggregazione, alla guerra tra poveri e all’antipolitica. L’idea quella di trovare uno spazio in cui mettere in rete le competenze e la voglia di impegnarsi. Pensiamo di cominciare realizzando progetti semplici: uno sportello migranti, un’aula studio, uno sportello di ascolto psicologico, un gruppo di acquisto anticoloniale e solidale, oltre a iniziative culturali e di formazione. Iniziare quindi da piccole azioni concrete che possano innescare una riflessione sul fatto che davvero un altro mondo e un’altra Sardegna sono possibili”.

Un progetto aperto e inclusivo, dove ciascuno possa sentirsi partecipe e contribuire al suo sviluppo. Un progetto che restituisca l’idea che si può fare politica senza pensare solo alle elezioni e, soprattutto, un progetto che faccia politica, seguendo alcuni principi fondamentali:

* la centralità dei diritti umani, delle libertà fondamentali e dei diritti civili e sociali, dalla libertà di espressione al diritto alla casa, dal diritto allo studio alla libertà di culto.
* La difesa dell’ambiente, la valorizzazione della biodiversità e la salvaguardia della biosfera.
* il principio di uguaglianza sostanziale, inteso come sforzo costante di rimozione degli ostacoli di ordine economico e sociale, che limitano di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini.
* il riconoscimento delle Nazioni e dei popoli (a partire dal popolo sardo), come entità distinte rispetto agli Stati, del loro diritto ad autodeterminarsi, a tutelare e sviluppare le loro lingue e culture.
* la lotta contro ogni forma di discriminazione e prevaricazione basata sull’etnia, il genere, il sesso, l’orientamento sessuale, la religione.
* la difesa della laicità, del pluralismo, della multicultura, dell’idea che esistano più modelli di famiglia.

“Invitiamo chi si riconosce in questi principi e nei molti altri che da questi discendono a collaborare con noi per realizzare giorno dopo giorno “Sa domo de totus. Venerdì è prevista una serata di autofinanziamento, per conoscerci e dare un contributo a questo progetto. Appuntamento in Via Cetti n. 2 a partire dalle ore 18:30″ – concludono i promotori.