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COVID-19, il progetto CoVstat. Luigi Giuseppe Atzeni: Sardegna con R0 a 0,89

COVID-19, il progetto CoVstat. Luigi Giuseppe Atzeni: Sardegna con R0 a 0,89

Circa un mese e mezzo fa muoveva i primi passi CoVstat. Questo blog lo ha seguito dagli esordi in quanto il progetto è nato grazie ad un giovane sardo emigrato nel nord Italia, Luigi Giuseppe Atzeni, e il collega molisano Vincenzo Nardelli. Più volte i due giovani promotori hanno fatto appello a nuove competenze che potessero sviluppare con loro il progetto CoVstat.

In concomitanza delle misure restrittive introdotte il 9 marzo e la rapida crescita dei contagi, due giovani avevano avviato un monitoraggio in base ai dati della Protezione Civile utilizzando una rivisitazione del modello epidemiologico SIR (Kermack – McKendrick). In quel momento i decessi totali erano poche centinaia e i contagi circa 9.000.

Il lavoro di monitoraggio e previsione sulla diffusione del Covid-19 è diventato noto nelle ultime settimane in quanto le analisi sono state riprese da numerose fonti di informazione. All’origine del progetto – inizialmente divulgato e aggiornato unicamente sui profili Facebook degli autori – la collaborazione tra il tempiese Luigi Giuseppe Atzeni e il collega Vincenzo Nardelli. Prime parole d’ordine: fare gruppo e interdisciplinarietà.

Nel giro di alcuni giorni ai due giovani si sono unite numerose altre competenze. CoVstat è stato affinato di giorno in giorno predisponendo anche un sito dedicato. Il portale https://covstat.it/ è servito anche per migliorare sempre più l’aspetto divulgativo e “socializzante” del lavoro. La parte bibliografica e analitica è stata sviluppata con una imprescindibile fruibilità di massa delle informazioni e dei concetti espressi, unico modo affinché quante più persone possano accrescere la propria conoscenza e intraprendere percorsi di ragionamento e analisi. Parafrasando il protagonista di un celebre film di Sean Penn: la conoscenza è utile solo se condivisa.

Il progetto è cresciuto numericamente e ad Atzeni e Nardelli si sono aggiunti diversi collaboratori in diverse aree di attività. In quella statistica, lo scienziato Andrea Palladino, i giovani ricercatori Alice Giampino e il colombiano Nicolas Estrada, oltre al prof. Giuseppe Arbia, ordinario di Statistica economica all’Università Cattolica e membro del Consiglio direttivo della Società Italiana di Statistica. Anche per Arbia la parte socializzante è altrettanto importante e il suo lavoro scientifico si accompagna ad interessi e attività nel campo letterario e teatrale. Nell’area sanitaria collaborano Marco Rao e Massimo Magi mentre quella comunicativa e divulgativa è curata dalla Tombolini&Associati, start-up fondata da Antonio Tombolini la quale, tra gli altri, vede un filosofo operare nel campo dell’analisi strategica.

Oltre la diffusione di un breve Manifesto – “La conoscenza ci difende dalla paura” – il team di CoVstat ha messo a disposizione numerosi collegamenti a biografia specializzata, database e altre informazioni utili. Il progetto è cresciuto sotto diversi punti di vista. Sono state separate le sezioni Epidemia Italia ed Epidemia Regioni, l’R-0 e gli andamenti delle curve sono stati presentati in fruibili grafici dinamici con puntuale indicazione cronologica delle decisioni prese a livello governativo in alcuni momenti precisi. È cresciuto il grado di dettaglio e affidabilità, in quanto la mole dei dati è naturalmente aumentata e il modello è stato migliorato e arricchito di giorno in giorno. Al tempo stesso è stata curata con altrettanta attenzione scientifica la parte divulgativa e sociale, sviluppando nuove sezioni del portale: blog, forum dedicato al confronto, una press room. Ciò che accomuna i due fondatori del progetto è difatti il forte interesse nella data literacy,traducibile con alfabetizzazione dei dati.

Ne abbiamo parlato brevemente con Luigi Giuseppe Atzeni.

Salve Luigi. Sei un ex studente del Liceo Giovanni Maria Dettori di Tempio, hai proseguito i tuoi studi in Italia dove vivi e lavori. Di cosa ti occupi attualmente in Boraso e nell’associazionismo?

Ciao Luigi, grazie per l’invito. Attualmente in Boraso, agenzia di marketing, faccio il Data Analyst. Mi occupo quindi di studiare dati legati al mondo dell’e-commerce e di applicare metodi di analisi per ottimizzare le prestazioni di vendita online di aziende di diversi settori. Ho qui l’opportunità di applicare parte delle conoscenze acquisite durante i miei studi nei corsi di statistica e data analysis presso l’Università Cattolica di Milano. È proprio dall’ambiente universitario che è nata Data Network, https://datanetwork.xyz/ l’associazione del quale sono co-fondatore insieme a Niccolò Golinelli e Vincenzo Nardelli. L’obiettivo di Data Network è quello di creare una rete eterogenea di professionisti e studenti legati al mondo dei dati, con una missione ben precisa: diffondere la Data Literacy.

Vivi in Lombardia. Spesso si parla di dati Covid-19 come un unicum. In realtà il focolaio – l’outbreak – è circoscritto, cioè la maggior parte dei dati (contagio e soprattutto mortalità) si addensa in alcune province lombarde. Cosa può aver contribuito? Sembra determinante anche una sottovalutazione, quando non macroscopici errori, a fine febbraio, come sta emergendo da alcune inchieste giornalistiche.

I fattori sono molteplici, sicuramente il fattore principale è il fatto che le province lombarde sono quelle con un più alto traffico industriale, che corrisponde ad un tasso di mobilità interno molto più alto rispetto alle altre regioni. Questo è confermato anche dai dati degli ultimi giorni che dimostrano come le regioni nord-occidentali stanno registrando ulteriori incrementi nel numero degli infetti nonostante il resto d’Italia sembra aver ormai raggiunto, e in parte superato, la fase di plateu.

Rispetto alle previsioni di fine febbraio, voi stimate un numero di contagi più che dimezzato rispetto al controfattuale “nessun intervento”. Possiamo dividere in macro-fasi l’evoluzione Covid-19 e il contestuale sviluppo del progetto CoVstat?

Sul nostro sito abbiamo provato a inserire in alcuni grafici le fasi decisive dell’epidemia, scandite parallelamente dai vari DPCM. Da queste rappresentazioni è chiaro l’impatto che le decisioni governative e il rispetto di esse da parte di tutti i cittadini, hanno avuto sull’evoluzione dell’epidemia. Dopo un primo periodo di crescita esponenziale, non controllata, grazie all’intervento delle misure restrittive siamo riusciti ad arrivare dopo circa 50 giorni alla cosiddetta fase di “plateu”, la fase in cui il ritmo di crescita dei contagi ha raggiunto i suoi minimi. Lunedì (20/04), per la prima volta dall’inizio dell’epidemia, il numero totale di infetti a livello statale è inferiore a quello che si aveva ieri. Ma la situazione cambia da regione a regione. Un indicatore al quale noi abbiamo dato parecchia importanza per monitorare l’evoluzione dell’epidemia è l’indice R0 che indica quante persone sane vengono potenzialmente contagiate da una persona infetta. All’inizio dell’epidemia questo indice, a livello statale, superava il valore 4, adesso registriamo un R con zero pari a 1.01. L’obiettivo è arrivare il prima possibile sotto la soglia del valore 1, ma la vera fine dell’epidemia arriverà solo quando questo indice raggiungerà il valore 0.

CoVstat ha avuto uno sviluppo davvero molto rapido le quali fasi stento a differenziare. Da una prima dashboard prodotta da me e Vincenzo Nardelli ci siamo ritrovati il gruppo si è velocemente allargato inserendo figure professionali come professori ordinari e ricercatori di statistica, ricercatori astrofisici, e, grazie a Tombolini & Associati, ricercatori di economia, filosofi e medici. Ci siamo concentrati prima sull’evoluzione dell’epidemia a livello statale e dopo qualche settimana, una volta registrati dati a sufficienza, abbiamo implementato anche analisi a livello regionale. Parallelamente ai modelli epidemiologici sono stati portati avanti anche modelli economici che studiano gli effetti di questa crisi in paragone alle crisi maggiori dell’ultimo secolo. Stiamo attualmente lavorando su alcuni studi sulla situazione internazionale, in particolare quella europea.

Veniamo alla nostra casa: la Sardegna. Quando e come riaprire, modello da sperimentare, scarsa densità di buona parte dell’Isola. I quesiti sono tanti. I casi sono davvero molto contenuti, anche se spicca la pessima gestione a Sassari. Che idea ti sei fatto? L’Isola non era presente in alcune parti di CoVstat per mancanza di dati.

La novità odierna è quella che abbiamo aggiunto una nuova sezione dove analizziamo le singole regioni, in particolare dove analizziamo l’indice R0. Questo valore indica quante persone sane vengono potenzialmente contagiate da una persona infetta. Nel grafico allegato è rappresentata l’evoluzione di questo indice nella nostra Isola nell’ultimo mese. La notizia positiva è che siamo passati da un valore vicino a 4 ad un valore aggiornato a ieri pari a 0,89. Questo significa tecnicamente che l’epidemia in Sardegna ha appena iniziato la sua discesa, come dimostrato dal decremento del numero di infetti attivi di questi ultimi giorni (oggi meno 4). Ciò è stato possibile solo attraverso il rispetto delle misure di contenimento; in caso contrario avremmo avuto una crescita esponenziale dei contagi, con gran parte dell’Isola infettata in pochissimo tempo. Ma attenzione, non è il momento di abbassare la guardia, né tantomeno quello giusto per parlare di una data precisa di riapertura. Dobbiamo fare in modo che l’R0, decresca sempre più velocemente e per questo è necessario rispettare attentamente le restrizioni, come fatto fino ad ora.

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Prima e dopo il Covid-19, la Data Literacy: perché è importante?

Pensiamo a quanto fosse importante un secolo fa sapere leggere e scrivere. Molti studi classificavano i vari Paesi in base al tasso di alfabetizzazione nazionale che mostrava il livello culturale di ogni nazione. Saper interpretare e leggere delle informazioni era un lusso per pochi.  La Data Literacy l’alfabetizzazione sul trattamento dei dati, ossia la capacità di interpretare un dato e saperci trarre facilmente informazioni significative è il nuovo step che dobbiamo raggiungere, per non essere passivi alla pervasività delle informazioni che quotidianamente invadono le nostre interazioni. Lo scopo comune a Data Network e Covstat è dunque quello di generare e diffondere conoscenza in un periodo nel quale le nostre società sono ogni giorno vittime di infodemia e fake news. Io penso che la Data Literacy fosse importante dapprima del Covid19, ma solo con un fenomeno globale, che è riuscito ad entrare nelle case di tutti (alfabetizzati e non), ad ogni ora del giorno, ci rendiamo conto di quanto sia importante contestualizzare le informazioni e i dati che ci vengono mostrati quotidianamente.