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Covid-19, più essenziale dell’azienda è la salute della forza lavoro

Covid-19, più essenziale dell’azienda è la salute della forza lavoro

È nota la riluttanza di Vincenzo Boccia, presidente della Confindustria italiana, riguardo l’attuazione di tempestive e drastiche misure al fine di contenere la diffusione del Covid-19. Nelle settimane passate associazioni datoriali, ma anche sindacali italiane e forze politiche, hanno spinto per non ridurre subito la produzione, accumulando un forte ritardo nel dotare la forza lavoro impiegata di adeguati strumenti di protezione, al pari di quanto accaduto sul versante pubblico negli ospedali. Nel dibattito su “chiusura o meno”, controlli e misure di sicurezza a tutela della forza lavoro sono passate in secondo piano. Oltretutto, fino ai primissimi giorni di marzo venivano lanciate campagne per non fermare movide e altro.

La situazione è inevitabilmente peggiorata nell’ultima settimana con la pendenza della curva simile ad una verticale, con nuovi contagi registrati nell’ordine di 4-5 mila al giorno e decessi per 600-800 unità, in larga parte nelle aree più colpite della Lombardia e Emilia Romagna. Tra l’altro, questo era un andamento previsto.

Si è invertito anche il meccanismo sovra-sotto stima. Fino a meno di due settimane fa il dibattito era ancora incentrato sulla retorica “anche con e non di Covid”. Oggi l’evidenza pratica è contraria, nei contesti più gravi del focolaio nord italiano, ma anche altrove, i morti possono essere sottostimati perché non ci sono mezzi per analizzare prontamente cause, circoscrivere l’ulteriore eventuale contagio e aggiornare i dati con precisione. Diversi i casi di solitari decessi in casa.

In questo contesto, il distanziamento sociale ha riguardato assembramenti pubblici, libertà individuali e collettive, larga parte dei servizi privati, piccolo-medio commercio e un’ampia schiera di servizi pubblici non essenziali. Alle limitazioni, anche tardive, delle attività economiche e di un’ampia fascia di popolazione fanno da contraltare molte realtà aziendali che, in una situazione sempre più critica, hanno proseguito la propria produzione. La forza lavoro impiegata non è stata e non è, di fatto, tutelata adeguatamente a scapito della salute pubblica che le norme, per altri molto restrittive, dovrebbero garantire.

Mentre liberi professionisti, commercianti, micro industrie e una larga parte di lavoratori pubblici e privati pensano al crollo delle proprie attività e redditi, alla libertà di movimento e altre restrizioni, una fascia di popolazione continua forzatamente a spostarsi e produrre, molto spesso senza dovute garanzie. La forza lavoro è stata scarsamente tutelata dal principio dell’epidemia e, anche dove queste tutele sono state previste, i tempi sono stati molto lunghi e i controlli piuttosto indulgenti. Ancora oggi, però, in grandi catene commerciali e industrie la tutela della forza lavoro è carente come lo è, si ribadisce, persino nel personale ospedaliero o socio-assistenziale di case di riposo e strutture affini.

Se è vero che il blocco totale del sistema socioeconomico può causare danni rimarginabili in anni e anni, se non decenni, è anche vero che realtà industriali e del grande commercio, se mal gestite, sono vere e proprie bombe sanitarie al pari di affollati bar e ristoranti, altre attività commerciali, servizi professionali e uffici pubblici. A questo si aggiunga che, in assenza di forti politiche redistributive, il debito contratto per sostenere i ceti più colpiti verrà ripagato nel tempo proprio dalle fasce più danneggiate acuendo nel corso dei prossimi anni diseguaglianze, già in forte crescita da almeno tre decenni. Insomma la domanda non è solo chi sta pagando di più ora ma anche chi pagherà maggiormente in futuro.

Se la situazione sarda non è paragonabile a livello industriale al nord Italia e all’espansione del relativo focolaio, sono comunque presenti alcune situazioni molto critiche come Saras-Sarlux e Vitrociset, considerate industrie strategiche e non bloccate dai diversi Dpcm, oltre alla tutela del personale del commercio e la triste condizione di quello di ospedali e residenze assistite, in particolare nel nord Sardegna. Oltretutto, in Gallura è presente un rilevante Distretto industriale sughericolo che, nonostante crisi e alterne vicende, conta ancora centinaia di operai e operaie. Focolai in alta Gallura sarebbero difficilmente gestibili in quanto l’ospedale di Tempio è sprovvisto di terapie intensive e sub-intensive mentre i nosocomi più vicini sono a decine di chilometri. La viabilità gioca un ruolo cruciale dal momento che si tratta della provincia più estesa di tutto lo Stato e l’Unione dei Comuni “Alta Gallura” è la più vasta di tutte le Unioni sarde e italiane.

Il virus non guarda fatturati o produzioni ma protezioni, fattori di contagio e profilassi. Se è vero come è vero vadano, anche e soprattutto in un momento di crisi, tutelate produzioni strategiche e, in generale, la tenuta socioeconomica della collettività, è altrettanto evidente che i costi sofferti da ampie fasce della popolazione non possono essere vanificati da centinaia di operai o commessi senza adeguata sicurezza. Questo è ancor più incoerente alla luce dell’intenzione di impedire – salvo dietrofront anche su pressione dell’ANCI Sardegna – autoproduzione in sconfinate campagne o limitare, secondo qualcuno, il contagio con sorveglianza militare o, ancora, scoraggiare comportamenti con droni parlanti e deficienti campagne di sensibilizzazione su “decisioni individuali”.

In un certo qual senso anche le decisioni organizzative della produzione sono comportamenti individuali delle proprietà di grande commercio e industrie e, come tali, dovrebbero conformarsi ad una responsabilità legale, sociale e di pubblica sicurezza. Il rischio concreto è quello dell’esplosione di focolai con conseguenti costi umani ed economici in seguito ancora maggiori, oltre all’esasperazione di tensioni e conflitti sociali dai risvolti difficilmente prevedibili.

Biciclette, corse e molte altre attività quotidiane possono essere, in larga parte, sacrificate per alcune settimane. D’altra parte, edulcorare il podista, il campagnolo in luoghi semi spopolati o chi vìola norme di sicurezza è demagogico se reparti ospedalieri registrano più personale contagiato rispetto alla popolazione, oltre numerosi contagi e decessi nelle case di riposo. È contraddittorio anche in relazione a reparti industriali o distribuzione commerciale dove non si assicura adeguata protezione alla forza lavoro. Questa garanzia non è certo un onere in capo ai lavoratori o lavoratrici stesse.

Il punto è quindi pratico: è possibile assicurare una continuazione della produzione, anche a regime ridotto, con la sicurezza della forza lavoro impiegata e, se sì, come le proprietà stanno garantendo questi standard di sicurezza? Chi sta eseguendo controlli? Che risultati stanno dando le verifiche? Ignorare, semplicemente, la questione non è una soluzione ma pura esternalizzazione sulla collettività. Il punto qui non è tanto l’essenzialità della produzione o la tenuta di un comparto, ma come l’attività specifica venga concretamente gestita in termini di procedure, sanificazione e protezioni. L’essere definita strategica o essenziale non deve mai essere ragione per allentare la sicurezza sulla forza lavoro impiegata.

Le responsabilità e i comportamenti in questione sono prima di tutto dirigenziali e organizzativi. Nei cd “comportamenti individuali”, accettandone l’espressione, rientra infatti un ampio e indefinito spettro di situazioni. Tutti i comportamenti hanno, sempre e comunque, conseguenze collettive seppur con gradazioni ed effetti diversi.  Dal singolo cittadino, al piccolo agricoltore o commerciante fino al grande industriale. Il Covid-19 e la capacità di carico degli ospedali sono insensibili ai fatturati.

Covid-19, Sardegna: santi e soldati piegheranno le curve?

Covid-19, Sardegna: santi e soldati piegheranno le curve?

La diffusione dell’epidemia Covid-19 nel mondo, dall’11 marzo considerata Pandemia dall’OMS, registra 280.000 contagiati e circa 11.500 decessi. La maggior parte di questi come noto si conta in Cina (ex focolaio di Wuhan-Hubei) con più di 3.000 morti e nel nord-Italia con oltre 4.000 morti, di cui quasi due terzi in Lombardia. Nel complesso, su quasi 207.000 test eseguiti in Italia i positivi sono 47.021 mentre gli attivi 37.800. Dai casi positivi vanno infatti sottratti i decessi e 5.129 guariti. I ricoverati in terapia intensiva sono al momento 2.655.

Solo ieri si sono contati 627 decessi e la distribuzione del Covid-19 nel focolaio italiano assume un andamento pericolosamente verticale. Per avere un’idea indicativa, il numero di morti della sola giornata del 20 marzo è pari a tutti i decessi registrati dal 24 febbraio al 10 marzo (631).

Mentre medici ed esperti – o presunti tali – continuano irresponsabilmente a rilasciare dichiarazioni del tutto fuorvianti sulla pandemia, sull’aggressività del virus ai polmoni e su raffronti con anni precedenti, è del tutto confermata la previsione di Giorgio Parisi che due settimane fa parlava chiaramente del rischio di conteggiare in Italia molti più morti rispetto al focolaio cinese e, in assenza di misure drastiche, “bruciare” il vantaggio di 37 giorni rispetto all’andamento della curva di Wuhan.

In questo weekend arriverà in Italia personale medico specializzato da Cuba mentre in Lombardia è operativo da giovedì un team cinese. Durante la conferenza stampa di giovedì introdotto dal presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, ha parlato Sun Shuopeng, vicepresidente Croce Rossa Cinese. Il gruppo di esperti cinesi ha rimarcato le misure di contenimento troppo blande, lo scarso o improprio uso di mascherine e l’ancora eccessivo traffico riscontrato a Milano.

Non meno pericolosa la situazione a livello prettamente economico dove si segnala negli ultimi giorni la querelle sull’ipotesi “click day” per i 600 euro a beneficio dei lavoratori autonomi. Una sorta di procedura a sportello come per i bandi pubblici che ha contribuito ad esasperare la situazione in seguito alla pubblicazione del decreto “Cura Italia”. Una valanga di critiche al presidente dell’INPS, Pasquale Tridico, e al governo. L’ipotesi è stata ritirata nel giro di un paio di giorni.

Negli articoli precedenti si era dato conto, tra i tanti, dello sviluppo dell’attività di monitoraggio e previsione da parte di alcuni giovani ricercatori. Al progetto avviato dal tempiese Luigi Giuseppe Atzeni e dal collega Vincenzo Nardelli si sono in breve unite numerose altre competenze e il lavoro viene ampliato e affinato di giorno in giorno. È stato diffuso anche un breve Manifesto intitolato “La conoscenza ci difende dalla paura”. Nel link al progetto sono disponibili numerosi collegamenti a biografia specializzata, database e altre informazioni utili. Questo il link al progetto CoVstat https://covstat.it/

Nel frattempo in Sardegna lo scenario appare in netto peggioramento con una situazione più unica che rara. Da questo sito si era fatto appello a concentrare da subito l’attenzione sulla sicurezza del personale medico ed ospedaliero che avrebbe dovuto trattare la diffusione del Covid-19, anche alla luce delle condizioni di base del sistema sanitario sardo. I contagiati in Sardegna al 20 marzo sono 293 (su 1.912 test eseguiti), un incremento di oltre 80 casi nelle ultime 24 ore. Sono 2 al momento i decessi e 15 i casi in terapia intensiva (+6 rispetto al giorno precedente). A questi si aggiungono altri due decessi di sardi emigrati e inclusi nel dato italiano. Quasi tre contagi su quattro sono quindi registrati in provincia di Sassari e, complessivamente, circa il 50% dei contagiati è riconducibile a personale medico e sanitario. Un dato clamoroso che non ha pari nelle Regioni italiane, in Cina e, per quanto informazioni e dati siano parziali, non risultano situazioni raffrontabili in tutta Europa.

La solidarietà della popolazione sarda non è stata mai in discussione e sono numerose le iniziative che nascono ogni giorno. Da imprenditori e lavoratori che producono o donano decine di migliaia di mascherine a raccolte fondi e donazioni di varia natura che coinvolgono trasversalmente tutta l’Isola. Non c’erano dubbi su questo ma è intuibile non sia sufficiente né tantomeno sostenibile.

L’assessore alla Sanità della Regione Autonoma della Sardegna, Mario Nieddu, ha sminuito pericolosamente la diffusione del contagio negli ospedali con un “ci può stare” che ha raggelato il personale impegnato in prima linea e generato forti polemiche e inquietudine nella popolazione che nei nosocomi potrebbe dover andare per Covid-19 o per cure ad altre patologie non posticipabili.

Il governatore Christian Solinas, dopo i maldestri appelli al sentimento religioso popolare, ha chiesto ufficialmente allo Stato italiano l’intervento della Brigata Sassari per la gestione dell’emergenza Covid-19 in Sardegna. Non è dato sapere come questo ipotetico impiego di militari si dovrebbe inserire nella strategia della Ras e nel relativo Piano straordinario Codiv-19 approvato dalla Giunta meno di due settimane fa. Non è chiaro in cosa dovrebbero essere impiegati i militari e quale utilità concreta abbiano, se non – come denunciato da A Foras in un comunicato – “deviare l’attenzione da quelli che sono i reali e gravi problemi che sta incontrando il sistema sanitario sardo”.

Al di là delle retoriche militari e credenze personali di ognuno, è del tutto evidente che santi e soldati non incideranno sulla pericolosa pendenza che l’andamento del Covid-19 sta assumendo e non riusciranno a ridurre il tasso di contagio nei nosocomi isolani o doteranno di adeguate protezioni tutto il personale medico ed ospedaliero impegnato in una dura battaglia scientifica, civile ed organizzativa e non certo militare.

Selargius, l’Asce ospita Ippolita: seminario sulla gamification

Selargius, l’Asce ospita Ippolita: seminario sulla gamification

L’OsservaMedia dell’Asce – Associazione Sarda contro l’Emarginazione – organizza due incontri che ospiteranno un componente del gruppo italiano Ippolita. Ippolita è un noto collettivo di ricerca indipendente e interdisciplinare che dal 2005 rappresenta con numerose pubblicazioni all’attivo una delle voci più originali nello studio e dibattito sulle tecnologie digitali e i loro effetti sociali.

Gli incontri in programma sono due. Il 6 marzo, alle ore 18:00, nei locali dello Spazio antifascista di Nuoro è prevista una conferenza pubblica mentre il 7 marzo, a partire dalle 16:00, si terrà un workshop di 3 ore nella sede del Centro culturale Asce di Selargius (massimo 30 iscritti).

In particolare, il seminario di Selargius riguarderà il concetto e le prassi di gamification, ovvero quei meccanismi sempre più pervasivi presenti nelle piattaforme commerciali web che riproducono automatismi e reazioni soggettive tipiche delle attività ludiche (competizione, ricompense, accumulo, etc). Dal momento che non esiste una presunta neutralità delle tecniche, gli argomenti hanno forti risvolti economici nonché politici.

Per iscrizioni e ulteriori informazioni è possibile contattare l’OsservaMedia all’indirizzo osservamedia@asceonlus.org

Casteddu, mobilitazione contro la guerra. a foras: nessuna base per le vostre guerre

Casteddu, A Foras chiama mobilitazione contro la guerra

MANIFESTAZIONE SARDA
SABATO 25 GENNAIO ORE 15:30
CAGLIARI – PIAZZA TRENTO

Nella settimana successiva all’attacco criminale degli Stati Uniti in territorio iracheno contro il generale dell’esercito iraniano Soleimani, sarde e sardi provenienti da diversi territori si sono incontrati a Nuoro, Sassari e Cagliari in affollate e partecipate assemblee per discutere della preoccupante situazione nel contesto medio orientale e del coinvolgimento dei propri territori nelle manovre di guerra.

Le operazioni di queste settimane mettono definitivamente la parola fine al tanto decantato multilateralismo portato avanti dalla NATO. In questo scenario di guerra totale le vittime sono le popolazioni civili che da decenni ormai subiscono le conseguenze delle mire espansionistiche economiche e territoriali delle grandi potenze che ne fanno parte.

All’interno di questa situazione, in cui emergono chiaramente alcuni attori (Turchia e Stati Uniti), anche lo Stato italiano, per quanto voglia apparire neutrale ed equidistante, ha grandi interessi da difendere. Non è un mistero infatti che lo Stato italiano mantenga fruttuosi scambi commerciali basati sulla vendita di armamenti a stati belligeranti, in spregio della propria costituzione.


Non pago di aiutare l’industria bellica a esportare i suoi prodotti, lo stato italiano foraggia ulteriormente le fabbriche di morte spostando finanziamenti dalle spese per il miglioramento della vita delle classi popolari, verso le spese militari. L’ultimo vergognoso esempio di questa pratica è l’utilizzo di 554 milioni di euro dal “fondo per il finanziamento degli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale del Paese” per l’acquisto di due sommergibili. Uno schiaffo per quei territori che versano nel più assoluto abbandono dello stato, come per esempio quelli che in Sardegna sono stati funestati dalle alluvioni.

Noi, sarde e sardi, dichiariamo i nostri territori indisponibili al loro utilizzo per la teorizzazione e l’organizzazione delle guerre. Pretendiamo lo stop immediato delle esercitazioni che vedono partecipi anche Stati Uniti e Turchia e la dismissione di tutti i poligoni militari. Sia perché questi rendono possibile l’attacco a popolazioni civili in tutto il mondo, sia perché la loro presenza mette in pericolo la sicurezza delle sarde e dei sardi che vivono nel territorio.

MANIFESTAZIONE SARDA
SABATO 25 GENNAIO ORE 15:30
CAGLIARI – PIAZZA TRENTO

Cagliari, “Mègius paris o ognunu pro contu suo” assemblea di Caminera Noa

Cagliari, “Mègius paris o ognunu pro contu suo” assemblea di Caminera Noa

Dopo un periodo dedicato a diversi incontri bilaterali in Sardigna, Caminera Noa si riunirà sabato 21 a Casteddu. L’Assemblea Plenaria è in programma a partire dalle 15:00 nei locali di Via Mandrolisai 8. La data dell’evento è stata scelta anche per agevolare la partecipazione degli emigrati.

“Ognuno di noi ha il suo percorso, le sue esperienze, la collezione dei suoi errori e dei buoni risultati da tesaurizzare – dichiara Caminera Noa. L’assemblea non sarà siglata da nessuna organizzazione e sarà pubblica per garantire la massima partecipazione di tutti coloro i quali vorranno, singolarmente o come gruppi organizzati, contribuire alla costruzione di una nuova comunità politica in Sardegna”.

Tra i temi che verranno affrontati nell’incontro troverà ampio spazio la Sanità, argomento caldo che vede battersi costantemente numerosi ed eterogenei soggetti. Ai lavori assembleari farà seguito un momento di socialità con cena a prezzi popolari.

Pagina Facebook dell’evento: https://www.facebook.com/events/508587903086482/

Occupazione militare, il 12 ottobre grande manifestazione a Capo Frasca

Capo Frasca, occupazione militare: il 12 ottobre grande manifestazione

A cinque anni dall’imponente manifestazione contro l’occupazione militare della Sardegna del 13 settembre 2014 e in vista dell’imminente ed ennesimo ciclo di esercitazioni militari, il Poligono militare di Capo Frasca sarà nuovamente teatro di una grande giornata di protesta e partecipazione popolare. Attese migliaia di persone da tutta la Sardegna.

Dopo la buona riuscita della manifestazione del 2 giugno e la quarta edizione dell’A Foras Camp, il movimento A Foras chiama una manifestazione che al momento ha registrato l’adesione di decine di sigle da tutta la Sardegna. L’elenco completo degli aderenti alla manifestazione del 12 ottobre e le informazioni sull’organizzazione dei trasporti in partenza da diverse parti dell’Isola sono disponibili al link dell’evento Facebook: https://www.facebook.com/events/2489513861112719/

Di recente anche diversi esponenti della cultura, dell’arte, dello spettacolo e della letteratura hanno diffuso un testo riguardo l’occupazione militare sostenendo la causa di A Foras e invitando alla partecipazione per la grande manifestazione del 12 ottobre. “Dopo settant’anni e passa di asservimento militare della Sardegna, è lecito pretendere che esso sia messo radicalmente, pubblicamente e democraticamente in discussione” – si legge nel documento di sostegno consultabile interamente al seguente link https://www.urly.it/32y5z 

Già due anni fa A Foras aveva rivolto un appello agli artisti “Mettiamoci la faccia. Il nostro impegno contro l’occupazione militare” sottoscritto da decine e decine di artisti e artiste da tutta l’Isola.
https://aforas.noblogs.org/appello-pubblico-agli-artisti-mettiamoci-la-faccia/

Da segnalare anche le diverse chiamate per il 12 ottobre scritte e diffuse da Ubrec – Collettivo audiovisivo che ha proposto una raccolta di diverse ragioni, approcci e prospettive circa l’antimilitarismo in Sardegna e nel resto del Pianeta. I testi – in prosa e parte in poesia – sono ricchi di dati, di sensazioni e di sproni, accompagnati da piacevoli illustrazioni. I contenuti parlano a e da diversi settori della società sarda. L’antimilitarismo viene così declinato riguardo tanto l’ambiente in generale quanto le diseguaglianze di genere, passando dalle condizioni dei pastori e da quelle dell’immenso patrimonio archeologico sardo, il cui degrado, abbandono e scarsa valorizzazione vengono definiti coloniali. Cornice, quella del colonialismo in Sardegna, più volte opportunamente richiamata.

E’ il colonialismo a farci schifo e non le mestruazioni” – è riportato in uno dei diversi testi. http://www.ubrec.net/2019/chiamate-antimilitariste-parte-1/

La chiamata da parte di A Foras alla Sardegna è stata diffusa in lingua sarda e in italiano. “Il movimento sardo contro le basi, le esercitazioni e l’occupazione militare chiama a raccolta comitati, movimenti, associazioni, sindacati, categorie professionali, intellettuali e tutto il nostro popolo a mobilitarsi e protestare contro il prossimo inizio delle esercitazioni militari in Sardegna” – si legge nella nota diffusa da settimane e diventata virale nei social network. Come virali sono stati i diversi passaggi riportati in uno dei tanti post divulgati di recente dalla pagina di A Foras, in particolare gli estratti di un’audizione in Commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito (settembre 2018) dove si parla delle esercitazioni a Capo Frasca, le mancate bonifiche e oltre 20 morti sospette su 70 dipendenti del Poligono. Dati ancora più clamorosi di quelli seppur drammatici più volte discussi riguardo il PISQ.

“Gherramus pro non dèpere prus suportare su ricatu ocupatzionale chi legìtimat fàbbricas de morte e multinatzionales chi proant is armas issoro in sa terra nostra. Gherramus pro cuntrastare s’ispopulamentu e s’emigratzione fortzada chi sunt cajonadas dae is diseconomias de custa presèntzia oprimidora. Gherramus pro alternativas econòmicas possìbiles contra a su disacatu ambientale e a s’ispeculatzione subra su territòriu. Gherramus contra a sa gherra, pro una Sardigna chi non siat prus sutamissa a is polìticas de gherra chi minetzant e degòlliant a àteros pòpulos” – si legge nella nota di A Foras.

Inoltre nel sito di A Foras sono presenti, liberamente scaricabili e divulgabili, gli approfondimenti realizzati negli ultimi 3 anni di attività del movimento, i due articolati dossier sui Poligoni di Quirra e Teulada. 

Si tratta di decine di pagine dense di storia, dati, analisi e numerosi riferimenti bibliografici a disposizione di tutti coloro vogliano conoscere meglio lo sfruttamento bellico della Sardigna tutta e, in particolare, quello patito dalle comunità interessate direttamente dalla presenza dei Poligoni italiani. https://aforas.noblogs.org/materiali/


Sassari, venerdì inaugurazione Domu de totus

Sassari, venerdì inaugurazione Domu de totus

Tutto pronto per l’evento inaugurale e di autofinanziamento per Domu de totus, una Casa del Popolo di imminente apertura nel centro storico sassarese.

Al centro della riflessione di diversi attivisti e attiviste il tema generale della disuguaglianza sociale che si declina in numerose forme di sfruttamento specifiche. Le sfide da affrontare sono tante: dal cambiamento climatico ai preoccupanti numeri della disoccupazione, dalle disuguaglianze di genere al progetto sempre attuale di una società multiculturale.

Le risposte da dare al fine di gestire le diverse crisi attuali sono prevalentemente orientate al liberismo sfrenato che, esso stesso, produce sempre maggiori diseguaglianze sociali, acuisce l’intolleranza e, nei casi peggiori, si concretizza nel neofascismo e il razzismo diffuso. Una Domo de totus, invece, dovrà essere un luogo per ben altri sbocchi della crisi, per vere soluzioni e pratiche, da cercare e praticare in modo partecipativo.

I promotori dell’iniziativa ritengono “che praticare la solidarietà sia necessario per mettere in connessione un tessuto sociale che tende sempre di più alla disaggregazione, alla guerra tra poveri e all’antipolitica. L’idea quella di trovare uno spazio in cui mettere in rete le competenze e la voglia di impegnarsi. Pensiamo di cominciare realizzando progetti semplici: uno sportello migranti, un’aula studio, uno sportello di ascolto psicologico, un gruppo di acquisto anticoloniale e solidale, oltre a iniziative culturali e di formazione. Iniziare quindi da piccole azioni concrete che possano innescare una riflessione sul fatto che davvero un altro mondo e un’altra Sardegna sono possibili”.

Un progetto aperto e inclusivo, dove ciascuno possa sentirsi partecipe e contribuire al suo sviluppo. Un progetto che restituisca l’idea che si può fare politica senza pensare solo alle elezioni e, soprattutto, un progetto che faccia politica, seguendo alcuni principi fondamentali:

* la centralità dei diritti umani, delle libertà fondamentali e dei diritti civili e sociali, dalla libertà di espressione al diritto alla casa, dal diritto allo studio alla libertà di culto.
* La difesa dell’ambiente, la valorizzazione della biodiversità e la salvaguardia della biosfera.
* il principio di uguaglianza sostanziale, inteso come sforzo costante di rimozione degli ostacoli di ordine economico e sociale, che limitano di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini.
* il riconoscimento delle Nazioni e dei popoli (a partire dal popolo sardo), come entità distinte rispetto agli Stati, del loro diritto ad autodeterminarsi, a tutelare e sviluppare le loro lingue e culture.
* la lotta contro ogni forma di discriminazione e prevaricazione basata sull’etnia, il genere, il sesso, l’orientamento sessuale, la religione.
* la difesa della laicità, del pluralismo, della multicultura, dell’idea che esistano più modelli di famiglia.

“Invitiamo chi si riconosce in questi principi e nei molti altri che da questi discendono a collaborare con noi per realizzare giorno dopo giorno “Sa domo de totus. Venerdì è prevista una serata di autofinanziamento, per conoscerci e dare un contributo a questo progetto. Appuntamento in Via Cetti n. 2 a partire dalle ore 18:30″ – concludono i promotori.

Orgosolo, 4° edizione A Foras Camp con Pratobello Chimbant’annos

Orgosolo, 4° edizione A Foras Camp con Pratobello Chimbant’annos

Tutto pronto per la quarta edizione di A Foras Camp. Dopo le edizioni in Ogliastra con tre campeggi tra Lanusei e Tertenia, A Foras – Contra a s’ocupatzione militare de sa Sardigna invita alla partecipazione al campeggio previsto a Orgosolo nelle giornate del 13-14-15 settembre, presso il camping ristorante Supramonte, strada provinciale 48 in Localita’ Sarthu Thitu.

Quest’anno oltre dedicare attenzione alla discussione politica e programmatica in vista dell’autunno di lotta nei territori e nelle città, A Foras ha deciso di organizzare il campeggio in concomitanza ad una serie di eventi (incontri, dibattiti, musica) organizzati dal comitato orgolese “Pratobello Chimbant’annos” in occasione del cinquantennale della rivolta di Pratobello, ricorrenza che ha già visto quest’anno una proficua collaborazione tra A Foras e il comitato in occasione degli eventi di rievocazione storica e dibattiti organizzati a fine giugno.

Di seguito il programma della 4° edizione di A Foras Camp.


Venerdì 13 Settembre

  • Dalle 10 alle 19 accettazione e registrazione al camping
  • Dalle 19 momento di ricordo e dibattito sulla mobilitazione di Capofrasca del 2014

Sabato 14 Settembre

  • Primo pomeriggio: Escursione alla località Montes e al Montenovo San Giovanni

Domenica 15 settembre

  • Ore 15 Assemblea generale sarda in vista della mobilitazione del 12 Ottobre a Capofrasca In località Su Dentes (a poca distanza dal campeggio)

Come di consueto durante il campeggio si potrà trovare diverso materiale informativo di A Foras. Il campeggio è gratuito ma per motivi logistici e organizzativi è richiesta una comunicazione di adesione. All’ingresso sarà allestito un infopoint nel quale contribuire con un’offerta alle spese vive. Il campeggio è dotato di servizi igienici, bar, ristorante/pizzeria e piscina.

A Foras invita i partecipanti e le partecipanti alla tre giorni a contribuire ai turni di pulizia dello spazio dedicato ad A Foras e rispettare i valori che contraddistinguono da sempre il movimento. A Foras non accetta né tollera comportamenti sessisti, razzisti o discriminatori in genere.

Per informazioni e adesioni il numero di riferimento è 347-1478469. 

A breve invieremo anche il programma completo degli eventi del comitato Pratobello Chimbant’annos.

Oristano, decennale di Furia Rossa: “Le lotte in Sardegna, dalla marginalità politica alla centralità”

Oristano, decennale di Furia Rossa: “Le lotte in Sardegna, dalla marginalità politica alla centralità”

Il Collettivo Furia Rossa ha organizzato per domenica 1° settembre un incontro-dibattito chiamando a raccolta le numerose e diverse realtà di lotta politica operanti in Sardegna.

Appuntamento a partire dalle ore 10:30 al Teatro San Martino di Oristano, in Via Ciutadella de Menorca, n. 21, stesso luogo in cui cinque anni il Collettivo aveva organizzato un incontro simile: Dalle lotte territoriali alla lotta collettiva per una Sardegna migliore. Il Collettivo indipendentista oristanese da diversi anni è impegnato in numerose battaglie: dal precariato all’occupazione militare, dalla sostenibilità ambientale al diritto allo studio. Proprio in queste settimane ricorrono i 10 anni di attività politica del Collettivo.

In seguito la nota integrale di Furia Rossa in vista dell’incontro di domenica.

Viviamo in un’epoca cupa, in cui non si capisce bene se sia peggiore la realtà in cui viviamo o il modo in cui la descriviamo. Un pessimismo profondo, non dell’intelligenza ma della volontà, circonda la nostra attività politica da tempo e poche luci sembrano indirizzare il nostro cammino.

C’è una sola certezza, nessuno di noi è sufficiente a se stesso: né come singoli né come organizzazioni. Questa frase non vuole tracciare il profilo dell’obiettivo dell’unione a tutti i costi, dell’integrazione forzata tra esperienze politiche di diversa matrice, della realizzazione di cartelli elettorali. Può essere un obiettivo meritorio, ma sono altre le sedi in cui va perseguito e altri i soggetti che devono proporlo. La nostra auto-insufficienza – chi più, chi meno, ne soffrono tutti i soggetti che compongono la galassia di chi lotta per cambiare in Sardegna lo status quo – è in primo luogo teorica: è nel dibattito e nel ragionamento che dobbiamo aiutarci l’un con l’altro, senza la pretesa di dover arrivare a un punto condiviso nel ragionamento.

Cinque anni fa il Collettivo Furia Rossa organizzò un’assemblea, presso il teatro San Martino di Oristano, intitolata Dalle lotte territoriali alla lotta collettiva per una Sardegna migliore. Fu un incontro partecipato e produttivo, quantomeno dal punto di vista della costruzione di relazioni fra i partecipanti. Fra i punti affrontati in quella sede, alcuni possono essere ritenuti particolarmente fecondi e meritevoli di un ulteriore approfondimento.

Lo scenario politico è però sicuramente cambiato, con l’eccezione del rapporto di sudditanza tra la Sardegna e l’Italia, immutato nelle sue caratteristiche generali da anni e, a nostro giudizio, primo obiettivo di qualsiasi battaglia politica che punti al cambiamento dello status quo in Sardegna. È ormai palese uno spostamento a destra del baricentro politico, laddove in precedenza avevamo assistito a uno slittamento verso destra camuffato da posizioni teoriche legate alla cosiddetta Terza via, con evidenti conseguenze estremamente preoccupanti sul piano dell’autoritarismo e della riduzione degli spazi di libertà. Si pongono poi sul tavolo due grosse questioni: quella del regionalismo differenziato e quella dell’abolizione, de facto, dell’obbligo della progressività dell’imposizione fiscale. Si prospetta, all’orizzonte, una riforma costituzionale che aumenterà – in piena continuità col precedente tentativo renziano – i poteri dell’esecutivo, in combinato disposto con strumenti legislativi di rango inferiore che rafforzano il potere degli organi periferici del governo centrale: questure e prefetture. Da non dimenticare il costante peggioramento della situazione internazionale, tra imperialismo e violazione costante del diritto dei popoli all’autodeterminazione. Si è inoltre imposto con forza a tutti il problema della questione ambientale.

Tutto questo accade mentre si assiste, quasi impotenti, a uno sfilacciamento del tessuto sociale, con un aumento preoccupante di fenomeni legati all’intolleranza e manifestazioni di un comportamento squadrista che fanno temere già per il futuro prossimo. La cornice è quella di un incremento delle discriminazioni, sulla base del genere, dell’etnia di appartenenza, delle preferenze sessuali, della confessione religiosa, delle possibilità economiche e della provenienza sociale, con una costante compressione delle sfere di diritti che sembravano ormai definitivamente acquisiti.

Crediamo con forza che sia necessario confrontarsi e dialogare sul nostro ruolo, di movimenti radicali, in questo scenario. Per questo vi invitiamo, a cinque anni di distanza dall’incontro del 31 agosto e nel decimo anno di attività del nostro collettivo, ad un’assemblea aperta, che si terrà a Oristano domenica primo settembre dalle ore 10.30 al Teatro San Martino. Il titolo è il seguente: Politica in Sardegna, la sfida dei tempi: dalla marginalità alla centralità politica.

Link Facebook all’evento: https://www.facebook.com/events/1477488279058639/

Cagliari, domenica terza edizione A Foras Fest

Cagliari, domenica terza edizione A Foras Fest

Il 2 giugno 2019 A Foras – Contra a s’ocupatzione militare de sa Sardigna torna in piazza a Cagliari per manifestare contro l’occupazione militare della Sardegna. La partenza del corteo è in Piazza dei Centomila alle ore 10.00.

A Foras è un’assemblea nata il 2 giugno del 2016 a Bauladu, composta da comitati, collettivi, associazioni, realtà politiche e individui che si oppongono all’occupazione militare della Sardegna.

Il 2 giugno è la festa della Repubblica Italiana che da ormai 70 anni occupa abusivamente ampie porzioni di territorio dell’isola, per devastarlo con il proprio esercito, prestarlo ed affittarlo agli eserciti di mezzo mondo e imprese multinazionali che testano le proprie armi per venderle ai migliori offerenti

Quella che a Roma è solo una parata, una finzione, nella nostra isola è la realtà quotidiana di soldati che da porti e aeroporti “sfilano” fino alle basi militari. A Roma il 2 giugno brillano le spillette, qui “brillano” quasi tutti i giorni le bombe, qui le frecce tricolori sono frecce avvelenate nella carne della popolazione.

Quest’anno il 2 giugno di A Foras sarà dedicato al Mare, all’acqua che bagna la nostra isola e l’attraversa nei fiumi, nei litorali e nelle insenature che disegnano il profilo della nostra terra.

Le coste e i golfi sono il teatro di questa guerra e il luogo di insediamento dei tre poligoni più grandi d’Europa (Capo Frasca, PISQ, Teulada). I porti sono il luogo di attracco e partenza di una miriade di navi militari che si preparano alle esercitazioni o sbarcano i mezzi pesanti che attraversano città e paesi per arrivare ai poligoni di tiro.

Centinaia le navi che hanno occupato e occuperanno il porto di Cagliari, Sant’Antioco e Olbia per “Mare Aperto” (Ottobre 2018), per la “Joint Stars” (Maggio 2019), l’ultima mastodontica operazione che ha coinvolto l’Arma dei Carabinieri, il Corpo della Guardia di Finanza, l’agenzia ENAV, l’US Marines Corps, schierando oltre 2000 uomini con più di 25 tra velivoli ed elicotteri, decine di mezzi terrestri, navali ed anfibi impegnati in intense attività addestrative diurne e notturne; molte di meno invece le navi che prenderanno il largo per trasportare sardi e sarde di ritorno da lavoro o studio, o per viaggiare per il Mediterraneo. Un nonsenso che conferma la Regione Sardegna completamente asservita al giogo del Ministero della difesa e della NATO, ma che non riesce a garantire i servizi basilari e la mobilità dei suoi figli.

Così l’esercito arrivato a maggio per la “Joint Stars” ha trovato un intero sistema apparecchiato al suo servizio, come mostrano le foto scattate al porto di Sant’Antioco, mentre noi per andare e tornare dalla Sardegna dobbiamo fare i salti mortali: una strana continuità territoriale questa che vale per i carri armati e non per le semplici automobili, che vale solo per chi ha una divisa o un portafogli gonfio di investimenti che ai sardi lasceranno solo briciole e macerie.

La guerra nel golfo non è fatta solo di azioni militari. È un piano economico studiato da UE e Italia, con i loro alleati Arabia Saudita e Qatar. Come spiegare altrimenti certe scelte dannose, antieconomiche e obsolete come quella del metano? Il metano è un combustibile fossile altamente inquinante, estremamente dannoso per l’ambiente e la salute, scegliere oggi il metano significa investire risorse per renderci ancora dipendenti da un combustibile fossile e da interessi esterni.

Il progetto di metanizzazione che vedono la Sardegna come un grande HUB di metano al centro del Mediterraneo, partono dai rigassificatori di Giorgino a Cagliari passando con un tracciato che tocca tutte le coste dal Sulcis passando per Santa Giusta, arrivando poi a Porto Torres per poi virare verso Olbia.

L’ennesima servitù, fatta di espropri, inquinamento e militarizzazione di punti strategici, che si va ad aggiungere ai rapporti militari con l’alleato Qatariota, i cui marinai saranno ospitati nella Caserma Bastianini de La Maddalena, nella scuola per sottoufficiali della Marina.

Il Qatar investe e trova la strada spianata anche in altri settori della società sarda come la sanità; la Qatar Foundation, infatti, ha inaugurato lo scorso 12 dicembre un ospedale privato, il Mater Olbia, che gradualmente andrà a sostituire la sanità pubblica, ampiamente razionalizzata e menoma ta dalle politiche statali e regionali.

La guerra nel golfo deve finire: non vogliamo più carichi di bombe da Porto Canale o dal Porto di Olbia, non vogliamo più esercitazioni sul fiume Temo a Bosa, stop all’attracco di navi militari nei porti cittadini, basta al passaggio di mezzi militari e carri armati nelle città e nei paesi della Sardegna.

Chiediamo al comune di Cagliari, di Sant’Antioco, di Bosa, di Olbia, di Siniscola e alle autorità portuali di prendere posizione ufficialmente contro il passaggio dei mezzi, l’attracco e l’utilizzo di ampie fette di mare e fiumi per fini militari.

Non ci facciamo ammaliare dagli accordi truffa firmati da Regione e militari che con una mano restituiscono mezza spiaggia al demanio pubblico, mentre con l’altra aumentano gli spazi di addestramento,  senza che le istituzioni e i cittadini abbiano voce in capitolo. Da Pula a Muravera, passando per Capo Comino e Prato Sardo dobbiamo impedire che il territorio sia sacrificato alle esercitazioni militari.

PER IL NOSTRO MARE, PER LA RESTITUZIONE DEGLI SPECCHI D’ACQUA AI PESCATORI, PER NON ESSERE SERVI DELLA GEOPOLITICA NATO E ITALIANA

PER UN’ECONOMIA BASATA SUI NOSTRI BISOGNI E NON SUL METANO QATARIOTA O SULLA SANITÀ SVENDUTA AL MIGLIOR OFFERENTE, A FORAS È OGGI IN PIAZZA PER RIBADIRE:

•  STOP alle ESERCITAZIONI militari, DISMISSIONE di TUTTI i POLIGONI; avvio di BONIFICHE integrali;

• RISARCIMENTI per tutti i danni (demografici, economici alla salute e all’ambiente) subiti in 60 anni di occupazione militare, e utilizzo degli stessi per l’avvio di ALTERNATIVE ECONOMICHE etiche, sostenibili e legate alle risorse dei territori;

• RICONVERSIONE a uso civile di tutti siti militari, dalle CASERME dei POLIGONI a quella di Pratosardo, e della fabbrica di bombe RWM di Domusnovas;

• STOP ai nuovi progetti sui poligoni DUAL USE (civile-militare);

• STOP ai progetti di ampliamento e ammodernamento dei poligoni, come il Sistema Integrato per l’Addestramento Terrestre (SIAT)

• Revoca degli accordi dell’Università di Cagliari con il comando militare della Sardegna e con le università israeliane complici del massacro del popolo palestinese. Revoca della convenzione tra Università di Sassari ed Esercito Italiano. Fine di ogni rapporto degli atenei sardi con aziende coinvolte con lo sviluppo bellico. Avvio di ricerche e corsi di studio su bonifiche e riconversioni di siti militari;

• Annullamento dell’accordo tra Regione Sardegna e Ministero della Difesa sulle servitù militari;

•  Cessazione di ogni tipo di collaborazione sia civile che militare tra la Regione Sardegna e governi (come quelli di Arabia Saudita, Turchia, Qatar, USA e Israele) che promuovono guerre di aggressione negli stati senza pace.