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Tempio, Punto Nascite verso chiusura definitiva. Cordella: “dati falsati ma non è solo responsabilità ministeriale”

Tempio, Punto Nascite verso chiusura definitiva. Cordella: “dati falsati, ma non è solo responsabilità ministeriale”

Nel pomeriggio di mercoledì Alessandro Cordella, consigliere comunale di minoranza, ha convocato una conferenza stampa riguardo l’ospedale Paolo Dettori e, in particolare, il Punto Nascite inattivo da quasi tre anni. Oltre Cordella presenti anche altri due candidati, non eletti nella lista Alternativa Popolare, Nina Fara – ex ostetrica del nosocomio tempiese – e Mario Satta.

Punto centrale dell’incontro, l’esito della richiesta di deroga da parte della Regione Sardegna per diversi PN sardi. Il Comitato Percorso Nascite nazionale, organo del Ministero della Salute, lo scorso novembre ha espresso parere negativo alla deroga per il PN di Tempio. Il diniego fa riferimento alla “carenza degli standard previsti dall’accordo del 16 dicembre 2010” e parla di una scarsa attrattività del PN del Paolo Dettori. Il Comitato ritiene, in primo luogo, che “un numero esiguo dei Comuni considerati bacino di utenza presenta reale disagio orografico mentre la maggior parte, a distanze inferiori a 60 minuti di percorso, ha a disposizione PN alternativo”. Il Comitato cita le donne tempiesi le quali avrebbero “privilegiato altri PN quali Sassari e Olbia e altri sono avvenuti fuori dalla Sardegna”. Inoltre vengono evidenziate una serie di criticità, alcune riferite dalla stessa Regione Sardegna, quali carenza di organico in area ostetrica e altre mancanze quali la terapia sub intensiva e una sala operatoria h. 24 nel blocco travaglio parto.

Cordella attacca diffusamente le ragioni espresse, con riferimento ad alcuni elementi. “Ora saltano fuori gli standard previsti, ma l’interruzione del servizio del PN è sempre stata la carenza di personale, carenza che già nel maggio 2018 risultava rientrata” – afferma. E poi il riferimento all’arco temporale per giustificare la presunta “repulsione” delle partorienti galluresi per il PN di Tempio. “È un dato falsato, è normale che poche donne abbiano scelto il PN del Paolo Dettori negli ultimi anni dal momento che l’attività è sospesa da aprile 2018”. Sempre riguardo le tempistiche, Cordella fa riferimento anche alla richiesta di deroga nella quale la RAS ipotizzava la riattivazione del PN. “La richiesta di deroga formalmente è stata presentata solo il 28 febbraio 2020. La Giunta regionale era insediata da diversi mesi e ha avuto tutto il tempo di potenziare l’area ostetrica in modo che la richiesta di deroga fosse accolta. Ma questo non è stato fatto”.

Si arriva così al punto politico. Secondo Cordella, “sarebbe facile prendersela con il Ministero della Salute e il Comitato, ma la verità è un’altra: la maggiore responsabilità è in capo alla Giunta regionale. Mi auguro – prosegue Cordella – che le istituzioni del territorio non riducano tutto ad una responsabilità ministeriale, perché sarebbe comodo. La Giunta regionale, nella quale siedono anche diversi Assessori galluresi, nulla ha fatto in concreto per creare quelle condizioni che avrebbero salvato il PN. Il non fare nulla per potenziare il PN è una scelta politica”.

Alla luce delle discutibili affermazioni sull’attrattività del PN di Tempio da parte del Ministero della Salute, sarebbe interessante poter esaminare nel dettaglio la documentazione inviata dalla Regione Sardegna a corredo della richiesta di deroga in seguito respinta.

Tempio, Nicola Comerci (Tempio Cambia): discontinuità con il “fallimento del centrodestra”, cooperative sociali e più collaborazione con altri Comuni

Tempio, Nicola Comerci (Tempio Cambia): discontinuità con il “fallimento del centrodestra”, cooperative sociali e più collaborazione con altri Comuni

Lunedì 6 ottobre, nell’Aula Magna del Seminario Vescovile di Tempio Pausania, si è tenuta la presentazione pubblica del gruppo di centrosinistra Tempio Cambia a sostegno di Nicola Comerci candidato sindaco alle prossime elezioni amministrative. Comerci, classe 1976, docente di Storia e Filosofia e autore, ex segretario cittadino del Partito Democratico, è stato candidato alle elezioni regionali del 2015 e 2019 a sostegno dei candidati di centrosinistra, nel primo caso sfiorando “ai resti” l’elezione.

Ha introdotto l’incontro di presentazione alla cittadinanza il consigliere regionale del PD, Giuseppe Meloni, sindaco di Loiri Porto San Paolo dal 2012 al 2015 e unico eletto gallurese nel centrosinistra nel 2019 a riconferma dell’elezione del 2014. Meloni esprime pieno sostegno alla lista e si dice onorato di presentare un gruppo di amici che vede diversi candidati del centrosinistra al suo interno e molto felice per l’invito ricevuto. Richiama il voto amministrativo gallurese (13 comuni su 26) e sottolinea il fatto che da consigliere regionale sia spesso delicato prendere posizioni nelle frammentate singole elezioni locali ma, nel caso della lista Tempio Cambia, non ha avuto alcun dubbio nell’esprimere un pieno e aperto sostegno ad una lista che colma “la necessità a Tempio – capoluogo di provincia –  di una buona politica”. Tra i passaggi politici degni di nota nell’intervento di Meloni un’autocritica su come il governo regionale si è approcciato, in generale, alla Gallura e, in particolare, l’alta Gallura con specifici e chiari riferimenti alla riforma sanitaria regionale che ha pesantemente inciso nella vita e nella politica cittadina negli ultimi anni. Dopo una pacata autocritica, Meloni contrattacca e parla del centrodestra regionale che sul tema ha avuto gioco facile nelle ultime consultazioni con quello che chiama il populismo delle “soluzioni semplici a questioni molto complesse”, strategia che si scontra – trascorso un anno e mezzo dall’insediamento della nuova Giunta, precisa Meloni – con una condizione sanitaria non certo migliore della precedente.

All’introduzione del consigliere Meloni segue una breve presentazione delle singole candidate e candidati della lista che hanno esposto le ragioni del sostegno a Nicola Comerci. Il filo conduttore dei diversi interventi è quello della discontinuità rispetto all’amministrazione di centrodestra, seppur senza scendere mai nello specifico delle numerose problematiche e scelte opinabili dell’ultimo mandato. In alcuni interventi, come quello del candidato Mauro Fiori, emerge poi un approccio di lungo periodo che non guarda unicamente alle imminenti elezioni ma le considera come un primo passo per il rilancio e il consolidamento del gruppo di centrosinistra cittadino.

Il candidato Comerci – dopo i consueti ringraziamenti – apre la sua articolata presentazione sottolineando come il prossimo sia un voto cruciale per il destino di Tempio. Citando La Haine, film cult degli anni ’90 di M. Kossovitz, parla di una città in caduta la quale, però, ancora non ha piena consapevolezza della gravità dell’impatto futuro. Una situazione causata anche dall’amministrazione uscente definita, senza mezzi termini, “fallimento politico e amministrativo da parte di una delle amministrazioni più litigiose della storia di Tempio” citando a tal proposito le numerose rotture presenti nell’ex Giunta e l’isolamento e gli screzi avvenuti a più riprese anche nei confronti dei Comuni limitrofi. Comerci prosegue elencando alcuni temi nei quali si concretizza il “fallimento amministrativo” della Giunta uscente, come il tanto propagandato ma mai sbocciato “metro cubo zero” all’interno della più ampia Rigenerazione Urbana o la debolezza su temi quali la viabilità e sanità. Tra le criticità rilevate da Comerci anche la partecipazione alla vita politica, la scarsità di consigli comunali “tenutisi ovunque – carcere, teatro etc – meno in Comune, in una continua campagna elettorale” oltre alla mancata trasmissione degli stessi nelle emittenti locali. Il mandato amministrativo – attacca Comerci – ha raggiunto il suo obiettivo: l’elezione di Andrea Biancareddu alle regionali del 2019.

E poi uno dei punti più controversi e anche poco chiari nella posizione del centrosinistra: la proposta di acquisto e la potenziale alienazione di una parte del compendio di Rinagghju, tema che ha infiammato l’ultima parte di mandato. Da un lato Comerci parla, nuovamente, di fallimento politico nella misura in cui la potenziale vendita a privati sarebbe uno scarico di responsabilità “in quanto incapace di gestire Rinagghju”. D’altra parte, però, non chiude le porte ad una possibile alienazione – “noi non siamo il centrosinistra del no”, dichiara – e chiude con un “valuteremo la proposta”. Ad onor del vero, quest’ultima, perlomeno nei documenti al momento disponibili, è nota e ampiamente discussa da circa un anno.

Comerci parla di “leadership territoriale” da riconquistare e rapporti diversi e più collaborativi con i Comuni limitrofi galluresi dal momento che per la risoluzione dei problemi principali di Tempio, sanità, giustizia e viabilità, non sono sufficienti le sole forze tempiesi ma passa da una ritrovata unità e compattezza a livello intercomunale. Riguardo l’ex provincia Olbia-Tempio e la sua ricostituzione Comerci non esprime giudizio di merito ma, considerandolo un dato acquisito, un giudizio di opportunità riguardo alle ricadute positive che “nuova” provincia potrebbe avere su temi che vanno dalle politiche industriali – auspica collaborazione tra il tessuto industriale olbiese e l’ex ZIR oggi tempiese – alla viabilità.

Annuncia azioni di stimolo e il supporto alla nascita di cooperative sociali per poter coniugare sviluppo e maggiore eguaglianza e promette un’attenzione particolare al piccolo commercio cittadino nel quale sempre più si spiccano vetrine vuote e locali sfitti. Tra i punti programmatici contenuti nel programma, ma non affrontati analiticamente nel corso della presentazione, investimenti su Biblioteca Comunale e asilo nido, abbattimento di barriere architettoniche cittadine e un accordo con Arst per la riqualificazione della Stazione. Riguardo Limbara, l’istituzione di una linea di autobus urbano verso la montagna e una non meglio precisata “promozione di accordi con federazioni sportive” per il disastrato albergo di Curadureddu a suo tempo affidato, proprio dall’ex centrosinistra (2010-2015), a privati che malversarono impunemente e indisturbati il bene comunale nel corso della successiva amministrazione di centrodestra.

Tempio, Alessandra Amic (Alternativa Popolare): campagna elettorale popolare, città solidale, sanità e Abbanoa

Tempio, Alessandra Amic (Alternativa Popolare): campagna elettorale popolare, città solidale, sanità e Abbanoa

Mercoledì nel Rione Mantelli si è tenuto il secondo incontro con la cittadinanza del gruppo di Alternativa Popolare, una delle tre liste in corsa per le elezioni amministrative tempiesi del 25 e 26 ottobre che vede in lizza per la carica di sindaca l’avvocatessa civilista Alessandra Amic.

Amic, classe 1970, è un’ex componente della Giunta Biancareddu-Addis di centrodestra, all’opposizione dal 2018 in seguito alla rottura con l’attuale assessore regionale Biancareddu, nonché candidata consigliera nel 2019 nelle fila del Psd’Az.

Come ribadito dalla Amic e da diversi candidati consiglieri, affrontare la campagna elettorale di quartiere in quartiere è una precisa scelta politica: “non vogliamo solo presentare un gruppo e un programma, ma vogliamo raccogliere la voce dei diversi quartieri cittadini”. Dopo i consueti ringraziamenti e veloce presentazione dei candidati, l’Amic ha parlato della sua visione di “comunità solidale” e della scelta di candidarsi “superando molte differenze ideologiche e partitiche”. Come noto il gruppo di Alternativa Popolare comprende al suo interno diverse persone con un’estrazione di sinistra.

Il tema della solidarietà ricorre più volte nella presentazione di Amic e che trova esempi concreti in alcune lotte politiche che hanno caratterizzato molti candidati negli ultimi anni: dalla difesa dell’ospedale Paolo Dettori con il movimento Abali Basta all’opposizione sull’indirizzo di potenziale alienazione del compendio di Rinagghju. Diversi, quindi, i punti di contatto tra la Amic e un gruppo in parte proveniente dalla sinistra italiana. Il risultato delle urne del 25 e 26 ottobre dirà se e quanto la cittadinanza tempiese ha gradito la sintesi politica presente all’interno di Alternativa Popolare.

Tra i punti toccati dalla Amic quello dei servizi e del decoro urbano – da non ridurre unicamente al centro storico inteso come “vetrina” –  ma che riguardi indistintamente la cura di ogni quartiere cittadino. Tra le proposte, uno studio di fattibilità per l’uscita di Tempio da Abbanoa e, sempre sul tema di una comunità solidale che metta al primo posto famiglie e le loro problematiche, Amic propone l’istituzione di uno sportello comunale finalizzato al supporto i cittadini che a vario titolo affrontano economicamente e psicologicamente situazioni debitorie spesso drammatiche.

Alcuni punti affrontati dalla Amic verranno poi ripresi in alcuni interventi dei candidati e delle candidate, compresa la questione Rinagghju e la possibile vendita. Mara Imperio ha toccato il tema di un maggior ascolto da parte dell’istituzione comunale della cittadinanza mentre Alessandro Cordella e Mario Satta, alcuni degli attivisti di Abali Basta, hanno ripreso i temi del Paolo Dettori e dei servizi sanitari. “La lotta politica – dichiara Satta – paga sempre. A volte nel breve ma soprattutto getta le basi per il futuro e costituisce un necessario contrappeso all’azione di chi governa”. Su Rinagghju aggiunge: “porre domande puntuali su identità acquirente e ricadute territoriali non è disfattismo ma legittime richieste”.

Cordella – “noi non ci chiudiamo in una sala, in un teatro” – ha ripreso il perché di incontri con la cittadinanza come testimonianza di un approccio profondamente diverso alla politica ed è ritornato sul tema sanità citando il caso dell’RSA presente proprio nel quartiere Mantelli, struttura attiva ma mai completamente ultimata e utilizzata in tutta la sua capacità.

Il prossimo incontro con la cittadinanza della lista Alternativa Popolare è previsto per venerdì 9 nel rione Rinascita.

Nuoro, oggi al via ciclo di incontri di OsservaMedia con Wolf Bukowski: retorica del decoro e pratica dell’esclusione

Nuoro, oggi al via ciclo di incontri di OsservaMedia con Wolf Bukowski: retorica del decoro e pratica dell’esclusione

Dal 5 al 9 ottobre OsservaMedia Sardegna organizza un ciclo di presentazioni del libro “La buona educazione degli oppressi. Piccola storia del decoro”, pubblicato per le edizioni Alegre, con l’autore Wolf Bukowski.

Tre gli appuntamenti in calendario. Si parte il 5 ottobre a Nuoro, con l’incontro al circolo Sa Bena, in via San Martino 17 alle ore 18:30. Il 7 ottobre, alle ore 18:00, a Sassari, in piazza Santa Caterina. Chiusura il 9 ottobre, alle 18:00, a Selargius, nei locali del Centro ASCE di via Istria 134. Gli incontri si svolgeranno in modo da rispettare le misure di sicurezza contro la propagazione del Covid-19.

L’attività dell’OsservaMedia Sardegna in questi due anni si è imbattuto spesso nel quotidiano mito del decoro e della sicurezza coltivato dalla stampa locale sarda. Non a caso, il primo caso di studio riguardava proprio una campagna stampa mossa in questo senso da La Nuova Sardegna a fine 2018 e in seguito ampiamente sviscerata dal lavoro dell’OsservaMedia.

https://www.asceonlus.org/wp-content/uploads/2019/05/Allarme-sicurezza-Sassari.pdf

In generale l’ASCE da più di 30 anni assiste e reagisce all’utilizzo del “decoro urbano” come arma retorica per perpetuare in maniera feroce la segregazione razziale delle comunità Rom.

Come sottolinea l’autore Wolf Bukowski, la retorica del decoro costituisce un elemento di riprogettazione della città in funzione della messa a reddito delle sue funzioni sociali. Proprio attraverso i cavalli di troia del decoro e della sicurezza si assicurano repressione e controllo di ogni forma di socialità spontanea, dalla aggregazione giovanile e di quartiere, ai mercatini rionali, alle feste paesane, riorganizzandole e risignificandole in funzione della appropriazione commerciale, con la scusa dei “controlli” e della ”valorizzazione”, in quello che è un continuo rinnovarsi di nuove leggi delle chiudende volte a recintare e privatizzare lo spazio sociale.

La pandemia da Covid-19, inoltre, stimola nuove direttrici di analisi riguardo il dispositivo retorico del decoro. Come la retorica del decoro incolpa il povero, l’emarginato, della propria stessa povertà ed emarginazione, allo stesso modo si incolpano indistintamente i malati e i singoli individui per le deficienze del sistema sanitario che dovrebbe assisterli. Anche la gestione e le implicazioni sociali nell’ambito del Covid-19 costituiranno lo sviluppo del ragionamento dell’autore in occasione dei tre incontri.

Tempio, Gianni Addis (Tempio Tradizione e Futuro): Rinagghju, parcheggi interrati e finanziamenti regionali con l’endorsement di Biancareddu

Tempio, Gianni Addis (Tempio Tradizione e Futuro): Rinagghju, parcheggi interrati e finanziamenti regionali con l’endorsement di Biancareddu

Nella serata di martedì al Cinema Teatro Giordo è stata presentata alla cittadinanza tempiese la lista Tempio Tradizione e Futuro con Gianni Addis candidato sindaco. Si tratta la prima uscita pubblica per il gruppo di Addis in vista delle elezioni amministrative tempiesi che si terranno il 25 e 26 ottobre.

Vicesindaco uscente nella Giunta di centrodestra insediatasi nel 2015 con Andrea Biancareddu sindaco, Gianni Addis, 65 anni, è un imprenditore nel settore turistico e politico di lungo corso nelle fila dell’Udc e più volte amministratore nelle file del centrodestra con delega a sport, turismo e spettacolo. Fino al 2018-2019 quando ha assunto l’incarico prima di vicesindaco, in seguito alla rottura tra Biancareddu e la vice Anna Paola Aisoni e, in seguito, sindaco facente funzioni in occasione della candidatura ed elezione in Consiglio regionale di Andrea Biancareddu, attualmente membro della Giunta Solinas con delega alla Pubblica istruzione.

La presentazione, guidata da Maria Pintore, volto noto per il suo ruolo di promozione e comunicazione in numerose edizioni del Carnevale, si apre con un lungo intervento da parte dell’assessore Biancareddu a pieno sostegno della lista di Addis. Oltre a imminenti nuovi stanziamenti regionali a beneficio di Tempio, Biancareddu ripercorre anche cifre alla mano i punti a suo dire più meritevoli dell’azione di governo della Giunta uscente, compresi investimenti sull’illuminazione pubblica (a suo dire gratuiti) e il percorso della Rigenerazione Urbana, nonostante l’abortito progetto “metro cubo zero” che con i suoi presunti 20 milioni di euro avrebbe dovuto trasformare Tempio nella “Gubbio gallurese”.

L’ex sindaco di Tempio pone l’accento sulla conoscenza della macchina amministrativa di Gianni Addis, sottolineando la competenza sua e di tutto il gruppo in un periodo in cui “le persone sono più attente che in passato all’importanza della gestione della cosa pubblica”. Addis dal canto suo ringrazia Biancareddu per il supporto e per l’effetto traino determinante per le elezioni del 2015 e, in apertura, accenna a problemi avuti nel corso della legislatura, probabile riferimento alla rottura con l’Aisoni candidata poi nel 2019 nelle fila del Psd’Az.

Una delle parole d’ordine è la continuità con l’amministrazione uscente e proprio per questo la lista di Addis è stata costruita partendo da un nucleo di ex eletti e delegati nel 2015 che hanno manifestato intenzione di una nuova candidatura (nella lista anche gli assessori uscenti Quargnenti e Marotto). A questi si sono aggiunti diversi volti nuovi e giovani per la politica cittadina, candidati che – come ammesso dallo stesso Addis – in diversi casi non si conoscevano nemmeno fino a poco tempo fa. Un gruppo – secondo Addis – dove si contempera l’esperienza dei “vecchi” con l’entusiasmo e le nuove idee dei giovani.

Tra i punti caldi delle linee programmatiche sviscerate da Addis la recente approvazione del Puc e la futura adozione definitiva dello strumento urbanistico, i diversi Piani ad esso collegati e la variante per il Piano particolareggiato del centro storico. Forte rilievo anche per il tema Rinagghju il quale, più volte, è ritornato nel corso della presentazione anche da parte dei singoli candidati al Consiglio. Tema molto discusso quello dell’inserimento di parte del compendio nel patrimonio disponibile in vista di un’alienazione a privati. Addis ha rimarcato il fatto si tratti di un indirizzo coraggioso per lo sviluppo cittadino e, anche in caso di vendita, le fonti rimarrebbero comunque pubbliche.

Spazio nell’esposizione anche per l’ex ZIR, ora in capo al Comune di Tempio Pausania, con l’intenzione – secondo Addis – di creare “presupposti di politica industriale favorendo la transizione digitale, l’attrazione di capitali e la localizzazione di imprese green oltre ad un accordo con la Stazione Sperimentale del Sughero per un progetto sul riciclo dei tappi usati”

Tra gli altri punti programmatici da sottolineare la costruzione in regime di project financing di parcheggi interrati, l’ampliamento dell’area pedonale del centro storico, la costruzione di una nuova piscina oltre a forti investimenti in cultura e turismo anche nell’ottica di un sistema di circuiti turistici intercomunali. Oltre all’investimento sull’offerta museale esistente, Addis e Biancareddu hanno annunciato la presenza di fondi e l’intenzione di impiegarli per la realizzazione del Museo del Carnevale. Spazio anche per la difesa dell’ospedale P. Dettori e la medicina territoriale e i servizi giudiziari.

Come prevedibile in presentazioni senza contraddittorio rimangono sullo sfondo i punti più controversi dell’amministrazione uscente. Tra le tante spiccano la gestione dell’Hotel di proprietà comunale in località Curadureddu e l’ennesimo fallimento con perdita di categorie per l’ex SEF Tempio, passando per le duplici inaugurazioni di strutture pubbliche, discutibili interventi pubblici (Piazza XXV Aprile, Spinsateddu), la mancata attivazione dell’importante Alloggio minori. Oltretutto l’atteso affidamento e attivazione di quest’ultimo vennero dati come imminenti quasi tre anni fa in occasione del bilancio di metà mandato dell’ex Giunta Biancareddu.

L’incontro è proseguito con la breve presentazione alla cittadinanza dei candidati e le candidate a sostegno di Gianni Addis. Tra gli interventi più attesi quelli di due candidate. La prima, Anna Paola Aisoni, la più votata in assoluto alle scorse amministrative ed ex vicesindaco fino alla rottura con Biancareddu nel 2018. Nel suo lungo intervento sull’esperienza di governo non ha mai nominato Biancareddu e, oltre la propria coerenza, ha ribadito e sottolineato quale unica leadership quella di Gianni Addis. Il secondo intervento è quello di Monica Liguori, ex consigliera di minoranza passata nei ranghi del centrodestra a sostegno di Addis. La comunanza e l’intesa su diversi punti, piuttosto visibile nella seconda parte di mandato, è stata confermata dalla stessa Liguori la quale nel proprio intervento ha fatto un accorato e specifico riferimento alle posizioni espresse negli ultimi mesi riguardo la potenziale alienazione di parte del compendio di Rinagghju. Si tratta dell’unica candidata del centrosinistra approdata nella lista avversaria, mentre alle amministrative del 2015 furono ben tre i casi di ex eletti nel centrosinistra a sostegno dell’allora candidato Biancareddu.

Sassari, Donne in Lotta per il Diritto alla Salute: dramma per oncologiche e altri pazienti al tempo del Coronavirus

Sassari, Donne in Lotta per il Diritto alla Salute: dramma per oncologiche e altri pazienti al tempo del Coronavirus

Come pazienti oncologiche e portavoce delle tante donne e uomini che ci segnalano i molti disservizi riscontrati in questi due ultimi mesi della sanità pubblica sassarese, vogliamo ancora una volta manifestare il nostro profondo dissenso e grandissima preoccupazione riguardo l’interruzione a seguito dell’emergenza Coronavirus, che a noi è parsa arbitraria, da parte delle Direzioni Sanitarie AOU e ATS di Sassari. Molte di noi pazienti oncologiche senologiche e tante altre persone, dalle quali abbiamo ricevuto continue segnalazioni e proteste, abbiamo vissuto in prima persona la più grande delle discriminazione come pazienti oncologiche e non solo. Infatti pur avendo garantito le terapie oncologiche e radiologiche, che hanno slittato solo di pochi giorni, sono state invece bloccate, e rimandate a data da stabilirsi, le visite di controllo programmate in Follow Up della SMAC: ecografie, visite cardiologiche, ginecologiche, controlli radiologici, interventi chirurgici e controlli strumentali per il carcinoma mammario, screening seno, utero, colon e tutto ciò che riguarda la prevenzione sia della malattia, sia delle recidive.

Stesso destino è toccato a tante persone affette da altre gravi patologie cardiache, polmonari, renali ecc. Interi reparti aperti solo ai ricoverati e sbarrati per noi. Spesso l’abbiamo scoperto presentandoci ai controlli o telefonando, perché nessuno ci ha avvisato. Va da sé che se non ci ammaleremo di Coronavirus potremmo ammalarci, o ricadere nella precedente malattia o in nuove anche peggiori, a causa dei mancati controlli. Sappiamo dalla cronaca che queste gravi criticità sono comuni ad altre strutture pubbliche sanitarie sarde, ma come mai non lo sono state proprio in quelle regioni a grave rischio contagio, Lombardia e Veneto, in cui in questi due mesi i controlli di tutte le pazienti e i pazienti a grave rischio: oncologici, cardiopatici, diabetici, nefrologici, con insufficienza respiratoria grave, sono stati garantiti? Ovviamente per garantire la sicurezza reciproca operatori-pazienti, è stato fatto a tutti prima il tampone o il test sierologico e i controlli ematici necessari. 

Ci domandiamo, e lo domandiamo alle Direzioni Sanitarie competenti, come mai a Sassari e in Sardegna non sia stato seguito lo stesso protocollo invece che abbandonare i pazienti allo sconforto e alla paura di un incerto domani. Infine, se non si profili, nella negazione di un diritto alla salute e alle cure (non solo per il Coronavirus) e in questa immotivata interruzione di pubblico servizio essenziale, un abuso da parte dei vertici, ai quali chiediamo conto di ciò che sta succedendo, che speriamo ci rispondano immediatamente e in maniera soddisfacente. Diversamente sarà compito di chi preposto, verificare la legittimità delle decisioni prese sulla nostra pelle. 

Movimento Donne Libere in Lotta per il Diritto alla Salute – Fèminas in Lùta pro su Deretu a sa Salude, noi che non aspettiamo l’8 marzo. La Portavoce, Luana Farina.

Covid-19, più essenziale dell’azienda è la salute della forza lavoro

Covid-19, più essenziale dell’azienda è la salute della forza lavoro

È nota la riluttanza di Vincenzo Boccia, presidente della Confindustria italiana, riguardo l’attuazione di tempestive e drastiche misure al fine di contenere la diffusione del Covid-19. Nelle settimane passate associazioni datoriali, ma anche sindacali italiane e forze politiche, hanno spinto per non ridurre subito la produzione, accumulando un forte ritardo nel dotare la forza lavoro impiegata di adeguati strumenti di protezione, al pari di quanto accaduto sul versante pubblico negli ospedali. Nel dibattito su “chiusura o meno”, controlli e misure di sicurezza a tutela della forza lavoro sono passate in secondo piano. Oltretutto, fino ai primissimi giorni di marzo venivano lanciate campagne per non fermare movide e altro.

La situazione è inevitabilmente peggiorata nell’ultima settimana con la pendenza della curva simile ad una verticale, con nuovi contagi registrati nell’ordine di 4-5 mila al giorno e decessi per 600-800 unità, in larga parte nelle aree più colpite della Lombardia e Emilia Romagna. Tra l’altro, questo era un andamento previsto.

Si è invertito anche il meccanismo sovra-sotto stima. Fino a meno di due settimane fa il dibattito era ancora incentrato sulla retorica “anche con e non di Covid”. Oggi l’evidenza pratica è contraria, nei contesti più gravi del focolaio nord italiano, ma anche altrove, i morti possono essere sottostimati perché non ci sono mezzi per analizzare prontamente cause, circoscrivere l’ulteriore eventuale contagio e aggiornare i dati con precisione. Diversi i casi di solitari decessi in casa.

In questo contesto, il distanziamento sociale ha riguardato assembramenti pubblici, libertà individuali e collettive, larga parte dei servizi privati, piccolo-medio commercio e un’ampia schiera di servizi pubblici non essenziali. Alle limitazioni, anche tardive, delle attività economiche e di un’ampia fascia di popolazione fanno da contraltare molte realtà aziendali che, in una situazione sempre più critica, hanno proseguito la propria produzione. La forza lavoro impiegata non è stata e non è, di fatto, tutelata adeguatamente a scapito della salute pubblica che le norme, per altri molto restrittive, dovrebbero garantire.

Mentre liberi professionisti, commercianti, micro industrie e una larga parte di lavoratori pubblici e privati pensano al crollo delle proprie attività e redditi, alla libertà di movimento e altre restrizioni, una fascia di popolazione continua forzatamente a spostarsi e produrre, molto spesso senza dovute garanzie. La forza lavoro è stata scarsamente tutelata dal principio dell’epidemia e, anche dove queste tutele sono state previste, i tempi sono stati molto lunghi e i controlli piuttosto indulgenti. Ancora oggi, però, in grandi catene commerciali e industrie la tutela della forza lavoro è carente come lo è, si ribadisce, persino nel personale ospedaliero o socio-assistenziale di case di riposo e strutture affini.

Se è vero che il blocco totale del sistema socioeconomico può causare danni rimarginabili in anni e anni, se non decenni, è anche vero che realtà industriali e del grande commercio, se mal gestite, sono vere e proprie bombe sanitarie al pari di affollati bar e ristoranti, altre attività commerciali, servizi professionali e uffici pubblici. A questo si aggiunga che, in assenza di forti politiche redistributive, il debito contratto per sostenere i ceti più colpiti verrà ripagato nel tempo proprio dalle fasce più danneggiate acuendo nel corso dei prossimi anni diseguaglianze, già in forte crescita da almeno tre decenni. Insomma la domanda non è solo chi sta pagando di più ora ma anche chi pagherà maggiormente in futuro.

Se la situazione sarda non è paragonabile a livello industriale al nord Italia e all’espansione del relativo focolaio, sono comunque presenti alcune situazioni molto critiche come Saras-Sarlux e Vitrociset, considerate industrie strategiche e non bloccate dai diversi Dpcm, oltre alla tutela del personale del commercio e la triste condizione di quello di ospedali e residenze assistite, in particolare nel nord Sardegna. Oltretutto, in Gallura è presente un rilevante Distretto industriale sughericolo che, nonostante crisi e alterne vicende, conta ancora centinaia di operai e operaie. Focolai in alta Gallura sarebbero difficilmente gestibili in quanto l’ospedale di Tempio è sprovvisto di terapie intensive e sub-intensive mentre i nosocomi più vicini sono a decine di chilometri. La viabilità gioca un ruolo cruciale dal momento che si tratta della provincia più estesa di tutto lo Stato e l’Unione dei Comuni “Alta Gallura” è la più vasta di tutte le Unioni sarde e italiane.

Il virus non guarda fatturati o produzioni ma protezioni, fattori di contagio e profilassi. Se è vero come è vero vadano, anche e soprattutto in un momento di crisi, tutelate produzioni strategiche e, in generale, la tenuta socioeconomica della collettività, è altrettanto evidente che i costi sofferti da ampie fasce della popolazione non possono essere vanificati da centinaia di operai o commessi senza adeguata sicurezza. Questo è ancor più incoerente alla luce dell’intenzione di impedire – salvo dietrofront anche su pressione dell’ANCI Sardegna – autoproduzione in sconfinate campagne o limitare, secondo qualcuno, il contagio con sorveglianza militare o, ancora, scoraggiare comportamenti con droni parlanti e deficienti campagne di sensibilizzazione su “decisioni individuali”.

In un certo qual senso anche le decisioni organizzative della produzione sono comportamenti individuali delle proprietà di grande commercio e industrie e, come tali, dovrebbero conformarsi ad una responsabilità legale, sociale e di pubblica sicurezza. Il rischio concreto è quello dell’esplosione di focolai con conseguenti costi umani ed economici in seguito ancora maggiori, oltre all’esasperazione di tensioni e conflitti sociali dai risvolti difficilmente prevedibili.

Biciclette, corse e molte altre attività quotidiane possono essere, in larga parte, sacrificate per alcune settimane. D’altra parte, edulcorare il podista, il campagnolo in luoghi semi spopolati o chi vìola norme di sicurezza è demagogico se reparti ospedalieri registrano più personale contagiato rispetto alla popolazione, oltre numerosi contagi e decessi nelle case di riposo. È contraddittorio anche in relazione a reparti industriali o distribuzione commerciale dove non si assicura adeguata protezione alla forza lavoro. Questa garanzia non è certo un onere in capo ai lavoratori o lavoratrici stesse.

Il punto è quindi pratico: è possibile assicurare una continuazione della produzione, anche a regime ridotto, con la sicurezza della forza lavoro impiegata e, se sì, come le proprietà stanno garantendo questi standard di sicurezza? Chi sta eseguendo controlli? Che risultati stanno dando le verifiche? Ignorare, semplicemente, la questione non è una soluzione ma pura esternalizzazione sulla collettività. Il punto qui non è tanto l’essenzialità della produzione o la tenuta di un comparto, ma come l’attività specifica venga concretamente gestita in termini di procedure, sanificazione e protezioni. L’essere definita strategica o essenziale non deve mai essere ragione per allentare la sicurezza sulla forza lavoro impiegata.

Le responsabilità e i comportamenti in questione sono prima di tutto dirigenziali e organizzativi. Nei cd “comportamenti individuali”, accettandone l’espressione, rientra infatti un ampio e indefinito spettro di situazioni. Tutti i comportamenti hanno, sempre e comunque, conseguenze collettive seppur con gradazioni ed effetti diversi.  Dal singolo cittadino, al piccolo agricoltore o commerciante fino al grande industriale. Il Covid-19 e la capacità di carico degli ospedali sono insensibili ai fatturati.

Covid-19, Sardegna: santi e soldati piegheranno le curve?

Covid-19, Sardegna: santi e soldati piegheranno le curve?

La diffusione dell’epidemia Covid-19 nel mondo, dall’11 marzo considerata Pandemia dall’OMS, registra 280.000 contagiati e circa 11.500 decessi. La maggior parte di questi come noto si conta in Cina (ex focolaio di Wuhan-Hubei) con più di 3.000 morti e nel nord-Italia con oltre 4.000 morti, di cui quasi due terzi in Lombardia. Nel complesso, su quasi 207.000 test eseguiti in Italia i positivi sono 47.021 mentre gli attivi 37.800. Dai casi positivi vanno infatti sottratti i decessi e 5.129 guariti. I ricoverati in terapia intensiva sono al momento 2.655.

Solo ieri si sono contati 627 decessi e la distribuzione del Covid-19 nel focolaio italiano assume un andamento pericolosamente verticale. Per avere un’idea indicativa, il numero di morti della sola giornata del 20 marzo è pari a tutti i decessi registrati dal 24 febbraio al 10 marzo (631).

Mentre medici ed esperti – o presunti tali – continuano irresponsabilmente a rilasciare dichiarazioni del tutto fuorvianti sulla pandemia, sull’aggressività del virus ai polmoni e su raffronti con anni precedenti, è del tutto confermata la previsione di Giorgio Parisi che due settimane fa parlava chiaramente del rischio di conteggiare in Italia molti più morti rispetto al focolaio cinese e, in assenza di misure drastiche, “bruciare” il vantaggio di 37 giorni rispetto all’andamento della curva di Wuhan.

In questo weekend arriverà in Italia personale medico specializzato da Cuba mentre in Lombardia è operativo da giovedì un team cinese. Durante la conferenza stampa di giovedì introdotto dal presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, ha parlato Sun Shuopeng, vicepresidente Croce Rossa Cinese. Il gruppo di esperti cinesi ha rimarcato le misure di contenimento troppo blande, lo scarso o improprio uso di mascherine e l’ancora eccessivo traffico riscontrato a Milano.

Non meno pericolosa la situazione a livello prettamente economico dove si segnala negli ultimi giorni la querelle sull’ipotesi “click day” per i 600 euro a beneficio dei lavoratori autonomi. Una sorta di procedura a sportello come per i bandi pubblici che ha contribuito ad esasperare la situazione in seguito alla pubblicazione del decreto “Cura Italia”. Una valanga di critiche al presidente dell’INPS, Pasquale Tridico, e al governo. L’ipotesi è stata ritirata nel giro di un paio di giorni.

Negli articoli precedenti si era dato conto, tra i tanti, dello sviluppo dell’attività di monitoraggio e previsione da parte di alcuni giovani ricercatori. Al progetto avviato dal tempiese Luigi Giuseppe Atzeni e dal collega Vincenzo Nardelli si sono in breve unite numerose altre competenze e il lavoro viene ampliato e affinato di giorno in giorno. È stato diffuso anche un breve Manifesto intitolato “La conoscenza ci difende dalla paura”. Nel link al progetto sono disponibili numerosi collegamenti a biografia specializzata, database e altre informazioni utili. Questo il link al progetto CoVstat https://covstat.it/

Nel frattempo in Sardegna lo scenario appare in netto peggioramento con una situazione più unica che rara. Da questo sito si era fatto appello a concentrare da subito l’attenzione sulla sicurezza del personale medico ed ospedaliero che avrebbe dovuto trattare la diffusione del Covid-19, anche alla luce delle condizioni di base del sistema sanitario sardo. I contagiati in Sardegna al 20 marzo sono 293 (su 1.912 test eseguiti), un incremento di oltre 80 casi nelle ultime 24 ore. Sono 2 al momento i decessi e 15 i casi in terapia intensiva (+6 rispetto al giorno precedente). A questi si aggiungono altri due decessi di sardi emigrati e inclusi nel dato italiano. Quasi tre contagi su quattro sono quindi registrati in provincia di Sassari e, complessivamente, circa il 50% dei contagiati è riconducibile a personale medico e sanitario. Un dato clamoroso che non ha pari nelle Regioni italiane, in Cina e, per quanto informazioni e dati siano parziali, non risultano situazioni raffrontabili in tutta Europa.

La solidarietà della popolazione sarda non è stata mai in discussione e sono numerose le iniziative che nascono ogni giorno. Da imprenditori e lavoratori che producono o donano decine di migliaia di mascherine a raccolte fondi e donazioni di varia natura che coinvolgono trasversalmente tutta l’Isola. Non c’erano dubbi su questo ma è intuibile non sia sufficiente né tantomeno sostenibile.

L’assessore alla Sanità della Regione Autonoma della Sardegna, Mario Nieddu, ha sminuito pericolosamente la diffusione del contagio negli ospedali con un “ci può stare” che ha raggelato il personale impegnato in prima linea e generato forti polemiche e inquietudine nella popolazione che nei nosocomi potrebbe dover andare per Covid-19 o per cure ad altre patologie non posticipabili.

Il governatore Christian Solinas, dopo i maldestri appelli al sentimento religioso popolare, ha chiesto ufficialmente allo Stato italiano l’intervento della Brigata Sassari per la gestione dell’emergenza Covid-19 in Sardegna. Non è dato sapere come questo ipotetico impiego di militari si dovrebbe inserire nella strategia della Ras e nel relativo Piano straordinario Codiv-19 approvato dalla Giunta meno di due settimane fa. Non è chiaro in cosa dovrebbero essere impiegati i militari e quale utilità concreta abbiano, se non – come denunciato da A Foras in un comunicato – “deviare l’attenzione da quelli che sono i reali e gravi problemi che sta incontrando il sistema sanitario sardo”.

Al di là delle retoriche militari e credenze personali di ognuno, è del tutto evidente che santi e soldati non incideranno sulla pericolosa pendenza che l’andamento del Covid-19 sta assumendo e non riusciranno a ridurre il tasso di contagio nei nosocomi isolani o doteranno di adeguate protezioni tutto il personale medico ed ospedaliero impegnato in una dura battaglia scientifica, civile ed organizzativa e non certo militare.

Selargius, l’Asce ospita Ippolita: seminario sulla gamification

Selargius, l’Asce ospita Ippolita: seminario sulla gamification

L’OsservaMedia dell’Asce – Associazione Sarda contro l’Emarginazione – organizza due incontri che ospiteranno un componente del gruppo italiano Ippolita. Ippolita è un noto collettivo di ricerca indipendente e interdisciplinare che dal 2005 rappresenta con numerose pubblicazioni all’attivo una delle voci più originali nello studio e dibattito sulle tecnologie digitali e i loro effetti sociali.

Gli incontri in programma sono due. Il 6 marzo, alle ore 18:00, nei locali dello Spazio antifascista di Nuoro è prevista una conferenza pubblica mentre il 7 marzo, a partire dalle 16:00, si terrà un workshop di 3 ore nella sede del Centro culturale Asce di Selargius (massimo 30 iscritti).

In particolare, il seminario di Selargius riguarderà il concetto e le prassi di gamification, ovvero quei meccanismi sempre più pervasivi presenti nelle piattaforme commerciali web che riproducono automatismi e reazioni soggettive tipiche delle attività ludiche (competizione, ricompense, accumulo, etc). Dal momento che non esiste una presunta neutralità delle tecniche, gli argomenti hanno forti risvolti economici nonché politici.

Per iscrizioni e ulteriori informazioni è possibile contattare l’OsservaMedia all’indirizzo osservamedia@asceonlus.org

Casteddu, mobilitazione contro la guerra. a foras: nessuna base per le vostre guerre

Casteddu, A Foras chiama mobilitazione contro la guerra

MANIFESTAZIONE SARDA
SABATO 25 GENNAIO ORE 15:30
CAGLIARI – PIAZZA TRENTO

Nella settimana successiva all’attacco criminale degli Stati Uniti in territorio iracheno contro il generale dell’esercito iraniano Soleimani, sarde e sardi provenienti da diversi territori si sono incontrati a Nuoro, Sassari e Cagliari in affollate e partecipate assemblee per discutere della preoccupante situazione nel contesto medio orientale e del coinvolgimento dei propri territori nelle manovre di guerra.

Le operazioni di queste settimane mettono definitivamente la parola fine al tanto decantato multilateralismo portato avanti dalla NATO. In questo scenario di guerra totale le vittime sono le popolazioni civili che da decenni ormai subiscono le conseguenze delle mire espansionistiche economiche e territoriali delle grandi potenze che ne fanno parte.

All’interno di questa situazione, in cui emergono chiaramente alcuni attori (Turchia e Stati Uniti), anche lo Stato italiano, per quanto voglia apparire neutrale ed equidistante, ha grandi interessi da difendere. Non è un mistero infatti che lo Stato italiano mantenga fruttuosi scambi commerciali basati sulla vendita di armamenti a stati belligeranti, in spregio della propria costituzione.


Non pago di aiutare l’industria bellica a esportare i suoi prodotti, lo stato italiano foraggia ulteriormente le fabbriche di morte spostando finanziamenti dalle spese per il miglioramento della vita delle classi popolari, verso le spese militari. L’ultimo vergognoso esempio di questa pratica è l’utilizzo di 554 milioni di euro dal “fondo per il finanziamento degli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale del Paese” per l’acquisto di due sommergibili. Uno schiaffo per quei territori che versano nel più assoluto abbandono dello stato, come per esempio quelli che in Sardegna sono stati funestati dalle alluvioni.

Noi, sarde e sardi, dichiariamo i nostri territori indisponibili al loro utilizzo per la teorizzazione e l’organizzazione delle guerre. Pretendiamo lo stop immediato delle esercitazioni che vedono partecipi anche Stati Uniti e Turchia e la dismissione di tutti i poligoni militari. Sia perché questi rendono possibile l’attacco a popolazioni civili in tutto il mondo, sia perché la loro presenza mette in pericolo la sicurezza delle sarde e dei sardi che vivono nel territorio.

MANIFESTAZIONE SARDA
SABATO 25 GENNAIO ORE 15:30
CAGLIARI – PIAZZA TRENTO