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L’occupazione militare: la faccia più brutale dello Stato italiano (segue intervista)


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Marco Piccinelli, per il quotidiano on-line Controlacrisi (http://www.controlacrisi.org/), mi ha intervistato riguardo ai prossimi appuntamenti del Fronte Indipendentista Unidu e in generale di tutto il movimento indipendentista sardo chiamato ad una mobilitazione contro l’occupazione militare sempre più asfissiante e deleteria. Continua la lettura di L’occupazione militare: la faccia più brutale dello Stato italiano (segue intervista) →

Call center strategici (e sospetti). Che combinano in Via Is Mirrionis?

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In data 11/12/2013 l’Ufficio Relazioni con il Pubblico della RAS ha reso noto un avviso.

Fonte: http://www.regione.sardegna.it/index.php?xsl=34&s=245977&v=2&c=338&t=1&aclang=it-IT%2Cit%3Bq%3D0.8%2Cen-US%3Bq%3D0.6%2Cen%3Bq%3D0.4&httphst=www.regione.sardegna.it

Si informa sull’apertura di un bando volto ad incentivare la formazione e le assunzioni nel settore dei call center. Al di là del fatto che non sono note le ragioni tali per cui i call center siano un “settore”, viene specificato che l’intervento consiste nell’assegnazione di incentivi alle imprese per la formazione e l’assunzione a tempo indeterminato di persone residenti nel territorio regionale e rientranti nella categoria dei lavoratori svantaggiati, inoccupati o dei disoccupati. La portata della misura incentivante sarà un bonus assunzionale, pari a 2.000 euro per lavoratore, ottenibili previo soddisfacimento di una serie di requisiti da parte delle imprese e delle condizioni da parte dei lavoratori per poter beneficiare dell’incentivo. I dettagli sono contenuti nell’Avviso pubblico. Uno dei vari allegati riportati da questo link (notare la data 11/12/2013, data di pubblicazione on-line).

Fonte:http://www.regione.sardegna.it/j/v/1725?s=1&v=9&c=389&c1=4920&id=40135

Secondo l’Avviso pubblico il programma in esame, denominato “Programma di interventi formativi finalizzati all’assunzione. Per le politiche di formazione e impiego in favore di lavoratori e di imprese operanti nel settore dei call center” (approvato con Determinazione direttoriale N. 2131/ARL del 05/12/2013) viene gestito dall’Agenzia Regionale per il Lavoro.

Fonte: http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_38_20131213120605.pdf

Secondo quanto riportato nell’Avviso, la documentazione dovrà essere inoltrata tassativamente dalle ore 09.00 del 09/12/2013 alle ore 12.00 del 09/06/2014.

Quindi, ricapitolando, la data di inoltro non è specificata inizialmente nel primo link ma una volta che si fa riferimento ad un Avviso pubblico che descrive il programma si apprende che il termine ultimo è, sì, lo stesso (ore 12 del 09/06/14) ma la data di inoltro (aspetto fondamentale nel caso delle procedure “a sportello”) è di due giorni antecendente al 11/12.

Considerato che la procedura utilizzata per inoltrare la domanda è la nota “a sportello”, due giorni fanno molta differenza. Come è possibile che chi ha controllato il sito della RAS, alla ricerca di opportunità di lavoro o incentivi o altro, legga un primo avviso che non chiarisce una data di apertura, ma controllando in seguito l’Avviso Pubblico (in sostanza il bando vero e proprio) si apprende che la procedura a sportello è partita due giorni prima? Alla faccia della trasparenza. Dall’Avviso pubblico, inoltre, si desume il ruolo dell’Agenzia regionale per il Lavoro:

“L’Agenzia regionale per il lavoro verificata la sussistenza dei prescritti requisiti procederà alla predisposizione di apposita graduatoria delle aziende beneficiarie in base al possesso dei requisiti formali. A seguito dell’istruttoria delle istanze, da parte dell’ufficio preposto, si procederà alla individuazione delle aziende beneficiarie dei contributi con determinazione del Direttore dell’Agenzia Regionale per il Lavoro, ferma restando la possibilità, da parte dell’Amministrazione stessa, di incrementare le dotazioni finanziarie dell’avviso in ragione del numero di domande presentate e delle disponibilità finanziarie”.

< A seguito dell’istruttoria…> A seguire dal 9/12 o dall’11/12?

Secondo la Determinazione direttoriale n. 1143/ARL – del 17/09/2012 – a valere sul capitolo S 03.03.002, UPB 0303, Bilancio di previsione dell’Agenzia Regionale per il Lavoro per l’esercizio amministrativo 2013, la somma stanziata è pari ad Euro 201.938,96 eventualmente incrementabili.

Testualmente si riporta l’oggetto di un ulteriore documento: Riapertura termini dell’Avviso Pubblico “Programma di interventi formativi finalizzati all’assunzione” (Det. n. 397/ARL del 22/03/2013).

Fonte: http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_38_20130322160717.pdf

Il documento in questione, che reca in calce la firma di Stefano Tunis, determina di procedere all’approvazione della riapertura dei termini dell’Avviso Pubblico per l’erogazione di aiuti in favore delle aziende e di lavoratori loro dipendenti, sempre operanti nel settore “Call center” sino al 30/06/2013.

Quindi si potrebbe ritenere in buona fede che vi siano altre risorse che confluiscono nell’incentivazione del “settore call center”. La Deliberazione nr. 48/21 del 01/12/2011 a valere sul capitolo S 03.03.002, UPB 0303 del Bilancio di previsione dell’Agenzia Regionale per il Lavoro per l’esercizio amministrativo 2012, si somma alle prime risorse citate. In questo caso parliamo di ben 491.000 euro.

Sembrerebbe un sistema a continuo pompaggio di risorse pubbliche, “dopato”, con i dipendenti alla fame e contratti indegni mentre le imprese ricevono incentivi per fare formazione al nulla. Film già visto. Chi avesse ulteriori informazioni sul settore call center, e soprattutto su cosa ne sia stato di questo “bando” particolare, le comunichi, così come osservazioni e rettifiche su quanto fin’ora riportato.

http://www.ilminuto.info/2014/08/ras-incentivi-call-center-quale-trasparenza/

MPS sul piede di guerra. Un’informazione importante per difendersi.

mpsEcco la bozza provvisoria del documento con il quale i pastori rispondono al veterinario che, presentandosi in azienda per i vaccini “BLUE TONGUE”, davanti al rifiuto dell’allevatore PRETENDONO una dichiarazione firmata da quest’ultimo, relativa alla mancata volontà di provvedere al vaccino.

Come già detto si tratta di una bozza, ma se necessario, non esitate a stampare tale documento e ad utilizzarlo.

IO SOTTOSCRITTO DOTT _____________________________ NATO A ________________ IL_____________
RESIDENTE IN __________ VIA_______________ N°___
DIPENDENTE DELLA ASL N°_______ DI ___________
DICHIARO QUANTO SEGUE
IN DATA _____________ MI SONO RECATO NELL’AZIENDA AGRICOLA _______________________________
DI PROPRIETA’ DI _____________________ SEDENTE IN ____________________________ PER EFFETTUARE LE OPERAZIONI RELATIVE ALLA “BLUE TONGUE” PER L’ANNO _______________
SIEROTIPO ___________________________
CON LA PRESENTE DICHIARO DI ASSUMERMI IN NOME E PER CONTO DELLA ASL ___________________
DI CUI SONO DIPENDENTE TUTTE LE RESPONSABILITA’ PER OGNI EFFETTO COLLATERALE, PERDITA E
DANNO CAGIONATO ALL’ALLEVAMENTO DA ME VACCINATO .

DATA ___________________ FIRMA_______________________

Ps: Se non firma insistere e chiamare i vigili o i carabinieri.

MPS – Movimento Pastori Sardi

Tempio Pausania. Nulla di buono in vista per la sanità sarda

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Tempio Pausania. Nulla di buono in vista per la sanità sarda

Si è tenuto a Tempio Pausania, nel pomeriggio di sabato scorso, un incontro promosso dal “Partito dei Comunisti italiani” circa le prospettive della sanità in Sardegna e nell’Alta Gallura. In qualità di relatori e referenti del governo regionale, hanno partecipato Fabrizio Anedda (Comunisti italiani) e Augusto Cherchi (Partito dei Sardi), consiglieri di maggioranza e componenti della V Commissione Permanente della RAS. Continua la lettura di Tempio Pausania. Nulla di buono in vista per la sanità sarda →

San Raffaele di Olbia (ora Bambin Gesù). Quando se ne parla seriamente?

Qatar
Da sinistra verso destra: Matteo Renzi, Francesco Pigliaru e Lucio Rispo

La Giunta regionale del presidente Francesco Pigliaru ha dato l’ok definitivo al progetto della Qatar Foundation per l’investimento da oltre 1 miliardo di euro per i 242 posti letto del San Raffaele e l’attivazione di alcuni reparti di ricerca scientifica. Dopo gli entusiastici toni utilizzati a caldo è doveroso che l’indipendentismo e tutta la società sarda si interroghino sull’effettivo merito della scelta e sulla portata delle conseguenze per il sistema socio-economico nazionale. Sarebbe perciò interessante conoscere meglio i dati, le informazioni e le analisi per le quali si considera positivo il progetto e si dà via libera all’investimento del Qatar Foundation.

Facciamo un passo indietro, torniamo al 2011. I dati sulla mobilità sanitaria evidenziano per la Sardegna un ammontare di crediti (pazienti non residenti in Sardegna che hanno usufruito di cure nell’Isola) per 18.050.313 euro. Al contrario, i residenti sardi che hanno usufruito di prestazioni in strutture extra-regionali generano un debito per la sanità sarda pari 84.001.905 euro,  con un saldo dunque pari a – 65.951.592 euro. Un dato in peggioramento rispetto al biennio positivo del 2008-2009 dove il saldo non raggiungeva i 57 milioni.

Secondo Pigliaru, sarà possibile “recuperare il 50% della migrazione passiva della Regione“. Si parla di una riduzione di tale voce, più correttamente nota come mobilità passiva, che secondo i dati diffusi dal governatore ammonta attualmente a 62 milioni di euro. 

In attesa che maggiori informazioni siano fruibili da parte dell’opinione pubblica, si può sottolineare che una riduzione di mobilità passiva pari a 31 milioni di euro appare già a primo impatto un dato quantomeno sovradimensionato. La struttura in esame conterebbe su 242 posti letto, più 50 posti letto per “solventi”, ossia per pazienti (o compagnie assicuratrici, fondi o enti loro collegati che hanno stipulato una convenzione con la struttura) che si fanno carico di tutte le prestazioni sanitarie e domestico alberghiere erogate. Secondo i dati del Ministero della Salute, Direzione Generale del Sistema Informativo e Statistico Sanitario, al 2012 in Sardegna sono presenti 6.451 posti letto suddivisi in “acuti” (6.105) e  “non acuti” (364).  Alla luce di questi dati è naturale chiedersi com’è possibile che meno di 250 posti letto possano spostare un ammontare di risorse così rilevante alla voce mobilità passiva.

Oltretutto Pigliaru si è pronunciato anche sui presunti vantaggi sul lato della mobilità attiva e “all’integrazione con la rete ospedaliera territoriale” propedeutica ad “attrarre pazienti dall’Italia, dall’Europa e dal Qatar“.

Tra le dichiarazioni di Pigliaru e dell’assessore Arru, emerge una visione socioeconomica dei servizi sanitari alla stregua di un business e di una mera competizione che attragga (e concentri) pazienti in un unico polo di riferimento, ricalcando in maniera non troppo lontana le logiche di concentrazione industriale che tanto spopolamento e desertificazione hanno portato nelle comunità della Sardegna.  Ma qui stiamo parlando di sanità e un modello a “polo di sviluppo”, già di per se fallimentare, implica rischi ancora maggiori se applicato ai servizi sanitari pubblici e alla loro organizzazione sul territorio nazionale sardo. Un europeista come Pigliaru sa bene, a proposito di crescita regionale, che già la prima riforma dei Fondi Strutturali della Comunità europea, datata 1988, venne in parte influenzata dagli enormi limiti mostrati dal concetto di polo di sviluppo nella riduzione dei divari di crescita.

Di polo ha parlato diffusamente anche l’Assessore alla Sanità, Luigi Arru, e per queste ragioni è opportuno evidenziare come in questo ambito, e a maggior ragione in quelli sanitari alla luce dei fenomeni di mobilità, è totalmente fuorviante considerare i servizi stessi alla stregua di un “import-export”. Al di là dei toni entusiastici del governo regionale, sul tema è importante segnalare un interessante articolo. http://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=11939.  

Si analizza più approfonditamente il fenomeno della mobilità in senso critico, utilizzando allo scopo la banca dati SDO del Ministero della Salute. Il fenomeno della mobilità è piuttosto delicato in quanto, per definizione, indica se vogliamo una situazione di “intrinseco disequilibrio”: non tutti i residenti di una regione, per varie ragioni, si rivolgono a strutture ubicate nella propria regione. Il giro d’affari della mobilità sfiora i 4 miliardi all’anno e in Italia si stima che circa 860.000 persone ogni anno usufruiscano di cure al di fuori della propria regione. Un approccio di business strategico può portare grossi squilibri e diseguaglianze, non solo della Sardegna nei confronti delle regioni d’Italia, ma soprattutto per quanto riguarda la mobilità infraregionale e i servizi erogati, ovvero quando ci si riferisce alle medesime grandezze poc’anzi discusse considerandole a livello delle ASL di un’unica regione.

Riguardo le implicazioni di questo approccio industriale alla Sanità si è pronunciata anche l’ex consigliera regionale, Claudia Zuncheddu. “Il Piano industriale del Qatar non è sufficiente per indurre la nuova Giunta a firmare l’accordo in tutta fretta e garantire il diritto dei sardi alla salute. L’ultima parola spetta alla politica, con il passaggio nelle Commissioni competenti e il pronunciamento del Consiglio“. La stessa ha proseguito sulla mancanza di coinvolgimento delle strutture locali, e “il parere delle strutture ospedaliere esistenti nei nostri territori, quelle che hanno il reale polso della situazione sanitaria“.

Manca difatti in toto una seria analisi costi-benefici riguardo le ripercussioni che il progetto avrà sulla sanità sarda, specialmente per la Gallura e il Paolo Dettori di Tempio Pausania per il quale, da anni, si parla di interventi di modernizzazione e potenziamento di alcuni reparti. La struttura, in antitesi quindi con le intenzioni di concentramento proposte dalla Giunta regionale e dalle intenzioni di soppressione dei piccoli ospedali a livello italiano, è un punto di riferimento imprescindibile per il capoluogo dell’Alta Gallura e per un bacino di popolazione di oltre 30.000 abitanti.

Il trend generale in Italia non è rassicurante, con i posti letto che sono diminuiti del 22% in 12 anni, passando da 296.000 nel 2000 ai 230.000 del 1° gennaio 2012. A spending review conclusa si scenderà a 224.000. Non è un caso che “l’operazione San Raffaele” a livello statale sia stata approvata in deroga, un regime che dovrebbe concludersi nel 2017.  Per non parlare poi del “Patto per la salute” del governo Renzi, con la Sardegna che deve tagliare 281 posti letto.

Quello che più preoccupa è un elemento figlio della mancata valutazione in precedenza richiamata. Siamo difatti, come spesso accade, davanti ad un progetto win-win. Unicamente vantaggi, il San Raffaele e l’investimento del Qatar porteranno solo benefici per tutti. Il punto non è esclusivamente considerare eventuali “effetti collaterali”, magari motivando con chiarezza e rigore i vantaggi che compensano più che proporzionalmente gli svantaggi. Ciò avrebbe una qualche logica e si potrebbe dibattere sulle ragioni attraverso le quali, in conclusione, si fonda l’opzione Qatar. Al contrario, in questi giorni abbiamo appreso come la decisione, magicamente, non implichi alcun trade-off. Apparentemente si è davanti al programma pubblico perfetto. Ai sardi la scelta se farsi guidare dall’emozione del maxi-investimento o se chiedere conto in modo più preciso delle analisi che lo giustifichino. Appare doveroso in quanto cittadini e lo è ancora di più nel momento in cui tali giustificazioni devono pervenire da chi a più riprese in campagna elettorale ha posto l’accento su trasparenza, condivisione e valutazione.

http://www.ilminuto.info/2014/07/san-raffaele-di-olbia-ora-bambin-gesu-quando-se-parla-seriamente/