Tempio, elezioni comunali 2026. Verso il ballottaggio tra Addis e Masu

Tempio, elezioni comunali 2026. Verso il ballottaggio tra Addis e Masu

Il primo turno delle elezioni comunali tempiesi ha regalato una sorpresa di non poco conto. I due candidati a sindaco che il 21 e 22 giugno si sfideranno nel primo ballottaggio della storia per Tempio non saranno gli ex alleati Gianni Addis e Andrea Biancareddu. L’elettorato sceglierà tra il Sindaco uscente – Giannetto – e l’outsider Gianna Masu.


Per Masu un consenso rilevante era nell’aria soprattutto negli ultimi giorni prima del voto. Una lunga campagna elettorale che ha visto i lavori del giovane gruppo (e dei tanti giovani) Con Tempio Fronte Comune operare sottotraccia e più sobriamente di altri, il tutto a sostegno della figura di Gianna Masu. Si vociferava la sua candidatura già dall’inverno 2024, anche questo ha pesato nel risultato. Masu seppur di poco chiude il primo turno avanti ad Andrea Biancareddu e passa da essere potenziale ago della bilancia in un ballottaggio tra candidati di centrodestra a sfidante di uno di loro. Proprio contro Gianni Addis con il quale erano molto chiacchierati, per quanto mai confermati, apparentamenti dopo il primo turno. Che la lista civica di Gianna Masu potesse essere determinante era più che plausibile, un po’ meno che sarebbe finita su uno dei due piatti della bilancia. Alla faccia dei sondaggi auto-commissionati e svolti gratuitamente, bontà loro, dalla DiBi Media di Parma che davano la coalizione di Fabrizio Carta addirittura davanti a tutti con oltre il 35% e un’affluenza stimata con 20 punti percentuali in meno rispetto a quella effettiva.

Oggi il tema è sicuramente quello delle eventuali alleanze. Gianni Addis può allungare grazie all’elettorato storicamente di centrodestra orfano della prima scelta Biancareddu o, al contrario, queste preferenze spingeranno Masu verso un risultato incredibile? Difficile a dirsi, sicuramente parte dell’elettorato storico di centrodestra è stato combattuto da dover scegliere tra “Andrea” e “Giannetto” sostenuti negli ultimi decenni. Con il primo fuori dai giochi, per alcuni il voto è quasi automatico per il secondo. Ma questa lettura è tutt’altro che esaustiva e, anzi, rischia di essere avulsa da una realtà che racconta di rapporti malamente deteriorati. La spaccatura nel centrodestra lascia strascichi personali che in molti casi portano all’effetto opposto. Se non c’è Andrea, meglio qualsiasi candidato anziché una riconferma di Addis.

Il consenso per la riconferma di Gianni Addis potrebbe arrivare dalla convergenza con gli altri due sconfitti a primo turno, la lista di Romeo Frediani e la coalizione di Fabrizio Carta. Le interlocuzioni con Addis ci sono state ma non trapelano accordi di sorta. La lista direttamente riferibile a Carta (Tempio Ritorna Città) ha conseguito quasi 1.000 voti. Che queste siano preferenze tutte o quasi indirizzabili è ben altro discorso ed è sembrata più un’argomentazione da piccolo cabotaggio che forza reale. Detto questo, non è arrivata alcuna indicazione pubblica di Frediani e Carta a beneficio di Gianni Addis, né ritorni di fiamma tra il Sindaco uscente e Biancareddu per quanto alcune voci si siano rincorse in tal senso senza però trovare conferme.

In ogni caso al momento Addis parte di molto avanti grazie a un’innegabile prova di forza nel primo turno. In una corsa a cinque candidati, un elettore su tre ha scelto Gianni Addis, un risultato non banale né scontato. Negli ultimi giorni poi l’attenzione è stata monopolizzata dall’aspra polemica riguardo le esternazioni contro Gianna Masu da parte del presidente dell’U.S. Tempio, Salvatore Sechi. Tra l’altro lo stesso Sechi nel corso dell’ultimo anno aveva già avuto più di una frizione con l’amministrazione Addis e indiscrezioni lo davano vicino ad Andrea Biancareddu. Al di là dei contenuti, il comunicato di sabato scorso è stato condiviso da Addis e suoi assessori, nonché numerosi altri candidati e sostenitori, salvo poi essere rimosso dai social soprattutto dai membri della Giunta uscente. Questo ha contribuito a infuocare non poco il dibattito.

Masu, dal canto suo, non pare intenzionata a scendere a compromessi con chicchessia. Compatta i suoi e confida su quanto accennato in precedenza. Perché “pagare” politicamente un consenso che – quota parte – arriverebbe a prescindere? E sicuramente arriverà, il punto è se sia sufficiente o meno a colmare la notevole distanza da Addis (700 voti di lista). Perché accordarsi con Biancareddu se, da un lato, comunque vada, il suo gruppo ha in un certo senso già vinto? Masu e due consiglieri sono sicuri di rappresentare una nuova proposta per Tempio nei prossimi cinque anni. Male che vada, sarà la principale opposizione.

A livello formale quello della Masu sembrerebbe un atteggiamento smaccatamente intransigente e personale, ma finisce per essere, nella sostanza, pura politica. Si tratta in fondo di portare avanti una linea propria e gestire i rapporti di forza. Se quella di Masu rischia di essere “solo” una vittoria parziale, al momento quella del gruppo di Biancareddu al di là dei sofismi è una sconfitta e lo è per certo. La ricompensa al gruppo e quindi all’elettorato di Biancareddu non è un posto in Giunta o seggi in Consiglio. La situazione attuale offre la possibilità di affossare gli ex alleati con i quali sono volate parole pesanti (per la componente di sinistra di Biancareddu si tratta degli avversari di sempre) e scongiurare 16 anni di continuità Addis-Quargnenti-Aisoni. In termini controfattuali, per Masu questa eventuale “sete di vendetta” è a costo zero, non ha bisogno di essere tributata. Anche se non pagata, arriva lo stesso. Di sicuro è molto rischioso ma ha una sua coerenza.

Andrea Biancareddu mantiene un ascendente di non poco conto, tanto sul suo nuovo gruppo quanto su un elettorato personale di lunga data. Le due liste sono divise da appena un punto percentuale, quindi anche Biancareddu e il suo gruppo hanno un’innegabile rappresentatività politica, attuale, non solo un “nome storico”. Si aggiunge il fatto che i suoi candidati potrebbero non essere tutti sulla stessa linea per un sostegno forte alla Masu dal momento che dalla stessa non è arrivato un riconoscimento formale al suo capolista. L’idea della sconfitta di Gianni Addis è molto allettante ma l’atteggiamento della Masu non ha convinto e potrebbe non trovare unanimità per quanto buona parte del gruppo di Biancareddu sembrerebbe intenzionata a preferirla.

D’altra parte l’approccio di Gianna Masu poggia su coerenza e una forza data da altrettanta investitura popolare con un gruppo che ha raccolto un consenso non molto distante dalle preferenze della capolista. La sua professionalità è molto riconosciuta al di fuori di Tempio e ben oltre la Gallura, è conosciuta e stimata in mezza Sardegna, ma anche il gruppo cittadino di candidate e candidati è stato premiato. Se Masu batterà Giannetto non sarà per alleanze con il “nemico” odierno di Addis ma con un voto molto trasversale, magari con un’affluenza che regge rispetto al 68% del primo turno. È la democrazia rappresentativa e Masu lì continua a battere: “i miei soli alleati sono i cittadini, i giovani quelli più preziosi”. È un richiamo molto potente che scuote giovani e meno giovani. Che sia sufficiente a spuntarla è un altro discorso.

Va detto che queste amministrative sono le prime elezioni tempiesi che vedono una parte rilevante di under 30 nelle liste elettorali e mai come oggi a Tempio quella fascia d’età si sta interessando alle elezioni affacciandosi alla partecipazione politica. Potrebbe essere un fattore determinante e un “voto giovane” è già arrivato. Un’eventuale vittoria della Masu esalterebbe proprio la parte più giovane della compagine Con Tempio Fronte Comune.

In tutto ciò da sottolineare anche gli psicodrammi del Partito Democratico targato Olbia (e forse non solo il PD) che in vista di un ipotetico ballottaggio con Biancareddu confidava su un appoggio della Masu a beneficio di Giannetto, sostenuto anche in vista degli assetti delle politiche 2027 e regionali 2029. Sullo sfondo anche le nuove elezioni provinciali che si avviano a ritornare elezioni dirette. Anche se si tratta di elezioni estive, c’è da giurare che qualcuno stia sudando freddissimo per l’eventualità di una sconfitta di Addis. Da Campo Largo a “campo di tutti” rischiando di finire proprio “fuori campo”. Sarebbe clamoroso se il PD, primo partito in Sardegna, riuscisse nell’ardua impresa di perdere contro l’unica lista nella quale non era presente almeno “un pizzico” di Campo Largo.

In termini di accordi pregressi o attuali al momento tutto tace. Il 21 e 22 giugno parola ai tempiesi. Alla fine, in un modo o nell’altro, con accordi o non accordi, decideranno loro. Ed è giusto così.

Tempio, elezioni comunali 2026 (III parte). La colcia “anatra zoppa”

Tempio, elezioni comunali 2026 (III parte). La colcia “anatra zoppa”

Salvo clamorose sorprese, nonostante i comprensibili sogni di gloria dei candidati alla carica di Sindaco, è difficile che qualcuno prevalga a primo turno ottenendo la maggioranza assoluta, ovvero il 50%+1 dei voti validamente espressi. In caso contrario, accedono al secondo turno (ballottaggio) i due candidati a Sindaco più votati.

La normativa prevede che nel caso in cui un candidato Sindaco venga eletto a primo turno, alla lista (o al gruppo di liste) a lui collegate venga assegnato il 60% dei seggi (cosiddetto premio di maggioranza), a patto che la lista medesima (o coalizione) abbia ottenuto almeno il 40% dei voti validi e che nessuna altra lista superi il 50% dei voti validi. Se, invece, il candidato Sindaco viene eletto a secondo turno, alla lista o al gruppo di liste a esso collegate viene assegnato il 60% dei seggi a patto che nessuna altra lista o altro gruppo di liste collegate al primo turno abbia già superato nel turno medesimo il 50% dei voti validi. I restanti seggi vengono assegnati alle altre liste sulla base di un calcolo con il Metodo d’Hondt e per approdare in Consiglio una lista deve conseguire almeno il 3% dei voti validi.

Di conseguenza è molto probabile che il futuro Sindaco di Tempio venga eletto con il ballottaggio del 21 e 22 giugno. Per quanto molto difficile è pur sempre possibile il caso della cosiddetta “anatra zoppa”, ovvero il Sindaco eletto, magari in seguito ad accordi politici tra il primo e secondo turno, non può contare su una propria maggioranza in Consiglio comunale.

Cosa potrebbe non far scattare il premio di maggioranza con la conseguente ingovernabilità? Il rischio di ingovernabilità è legato al voto disgiunto che consente all’elettore di assegnare, da un lato, preferenza/e a una determinata lista e relativi consiglieri e, al contempo, sostenere con il voto un altro candidato Sindaco. Il ballottaggio a secondo turno si svolge unicamente tra i due sindaci più votati e non è possibile esprimere voti di lista. I voti dei singoli candidati consiglieri necessari a determinare la composizione del nuovo Consiglio comunale sono “cristallizzati” al primo turno.

Nel secondo turno, però, potrebbe accadere che il Sindaco la cui lista ha conseguito la maggioranza assoluta dei voti validi, venga “scalzato” da accordi pre-ballottaggio tra il proprio contendente e candidati in precedenza esclusi al primo turno. Il sindaco così vincente dunque si troverebbe a governare sostenuto da un Consiglio nel quale la lista che ha ottenuto la maggioranza dei seggi non è sua espressione.

L’ipotesi anatra zoppa, per quanto molto improbabile, merita di essere discussa. Da un lato, la poca probabilità è legata al fatto che con sei liste e cinque proposte elettorali un’unica lista, da sola, dovrebbe catalizzare oltre il 50% dei voti e, al contempo e necessariamente, avere come riferimento un candidato Sindaco relativamente debole. Viceversa, un candidato Sindaco che riscuota molto consenso personale, magari con un successo già nel primo turno, dovrebbe essere appoggiato da una lista (o coalizione) relativamente debole e, al contempo e necessariamente, un’altra lista dovrebbe essere sufficientemente forte da superare il 50% dei voti validi.

La possibilità che si verifichi l’anatra zoppa non è data tanto dal fatto che il voto sia a doppio turno (prima volta per Tempio) il quale impone accordi politici che possono essere decisivi per l’elezione del Sindaco. Infatti lame duck può verificarsi anche in un caso di elezione a primo turno di un Sindaco particolarmente votato (dal 50%+1 a salire) il quale, però, viene sostenuto da una lista relativamente debole che consegue meno del 40% dei voti validi e una lista concorrente maggioritariamente forte (almeno 50%+1). Il fattore che può generare ingovernabilità è in realtà causato dalla previsione del voto disgiunto e, soprattutto, da un suo esasperato utilizzo.

In un’ottica di pesi e contrappesi, per la governabilità il primato logico spetta alla lista, non al Sindaco che già viene eletto in modo diretto. Se un Sindaco vuole accaparrarsi la preferenza da parte di elettori che sa che voteranno liste altrui, non fa altro che alimentare il rischio di anatra zoppa andando a rinforzare la lista che impedirebbe di far scattare un premio di maggioranza con lui coerente. “Muoia Sansone con tutti i Filistei” – chi spinge sul disgiunto pur di far morire politicamente gli altri candidati a Sindaco, rischia di far morire sé stesso dal momento che la lista altrui che beneficerà del disgiunto lo trascinerà a fondo nel lago delle anatre zoppe.

Più verosimilmente, una strategia potrebbe essere quella di accaparrarsi un certo numero di voti personali e disgiunti provenienti, però, da più liste in modo da ottenere, sì, la propria maggioranza assoluta come Sindaco già a primo turno (o rafforzare la propria posizione nelle trattative per il ballottaggio) ma senza ingrossare eccessivamente un’unica “lista nemica” che faccia saltare il premio di maggioranza. La stessa strategia può essere utilizzata anche in un altro caso, ovvero da un candidato Sindaco che voglia accreditarsi come ago della bilancia in vista del secondo turno (leggasi ottenimento di uno o più Assessorati). Lo scopo in quel caso non è amministrare come Sindaco ma entrare in Giunta.

In questo caso il terzo candidato perdente deve avere due caratteristiche di non facile applicazione: 1. seppur sconfitto al primo turno, totalizzare un numero rilevante di preferenze personali e di lista 2. al ballottaggio ha (o si presume abbia) la forza politica di far convergere il proprio elettorato su un altro candidato Sindaco (vendita dell’elettorato fedele).

Il caso tempiese è ancora più particolare e portatore di forti incertezze politiche non tanto di governabilità in senso stretto (Giunta sostenuta in Consiglio da una maggioranza), quanto di sostenibilità e tenuta interna della Giunta che potrebbe essere molto condizionata da numerosi tira e molla post ballottaggio. Infatti, nell’eventualità di una quarta lista “seconda perdente” (ma discretamente votata a primo turno, ad esempio 10-12%) gli apparentamenti a secondo turno – dichiarati o sottotraccia – potrebbero essere incrociati complicando non poco la situazione e animando trattative e compromessi nella composizione della futura Giunta e la nomina dei relativi Assessorati.

Infine va ricordato che, se è vero che alcuni candidati a Sindaco non abbiano avuto molti scrupoli ad accaparrarsi consenso spingendo, pubblicamente e non solo nel classico “porta a porta”, sul disgiunto a beneficio di candidati consiglieri altrui, va detto che i voti alle liste arriveranno tramite quasi 100 candidati consiglieri. Il singolo candidato per quanto forte potrebbe in teoria avere un peso relativo inferiore. Oltretutto non va sottovalutato il fatto che nella pratica anche i candidati consiglieri possono promuovere il disgiunto a proprio favore cercando voti a titolo puramente personale e “sacrificando” la propaganda per il proprio candidato Sindaco. Dunque i due effetti di disgiunzione potrebbero parzialmente compensarsi allontanando ancora di più le possibilità di “anatra zoppa”.

Tempio, elezioni comunali 2026 (II parte). Spaccature e alleanze, alcuni temi politici

Tempio, elezioni comunali 2026 (II parte). Spaccature e alleanze, alcuni temi politici

La spaccatura definitiva del centrodestra.

L’ultima volta che il centrodestra ha partecipato diviso alle comunali tempiesi ha perso (Frediani per il centrosinistra vincente su Quargnenti-Pintus). Sedici anni sono politicamente un’era geologica e oggi lo scenario è profondamente cambiato. Ma se a Tempio il centrosinistra piange, e probabilmente a dirotto, il centrodestra non può ridere.

In passato una contrapposizione insanabile tra Biancareddu e il centrodestra era difficilmente ipotizzabile, ma è altrettanto vero che la situazione odierna non può di certo dirsi un fulmine a ciel sereno. Nel 2018-19 Biancareddu non gradì la candidatura alle regionali di Anna Paola Aisoni, sua vice sindaco. Aisoni, storica forzista ma notoriamente di estrazione familiare di sinistra, imboccò la strada sardista in seguito all’accordo Psd’Az-Lega che portò Solinas al governo nel 2019. Lasciò Forza Italia ai minimi storici e perse la delega assessoriale a Tempio ma, nonostante un notevole risultato personale (quasi 1.800 preferenze), non fu eletta. Sempre nel Psd’Az era candidata anche Alessandra Amic, collega di Giunta fino a poco tempo prima. Le oltre 600 preferenze di Amic pesarono non poco nella mancata elezione di Aisoni e, quota parte, contribuirono a incrinare ulteriormente i rapporti nel centrodestra. Alle comunali tempiesi 2020 Aisoni fu, nuovamente dopo il 2015, la più votata in assoluto. In seguito l’ascia di guerra con Biancareddu verrà sepolta e quest’ultimo, da Assessore alla Pubblica Istruzione, le conferirà nel 2022-23 un lauto e importante incarico discrezionale come consulente. Ma la consulenza assessoriale non si è consolidata in un riavvicinamento politico a tutto tondo, nonostante Gianni Addis in occasione delle ultime elezioni regionali abbia espressamente sostenuto Biancareddu, poi non eletto.

Anche con un centinaio di candidati in corsa è probabile che Aisoni possa essere per la terza elezione consecutiva la più votata.

Da Campo Largo a “campo di tutti”.

Come accennato nella I parte, in linea con quanto accaduto nel 2015 nel gruppo a sostegno di Andrea Biancareddu spicca una “quota centrosinistra”. Nel 2020 Nicola Tondini è stato di gran lunga il più votato a sostegno di Comerci mentre Mario Addis, per anni dirigente locale del Partito Democratico, non ha accettato l’indicazione del partito di sostenere Gianni Addis dopo sei anni all’opposizione. A loro si aggiunge l’ex grillino Nino Vargiu il cui peso elettorale è però tutto da valutare in quanto una parte del gruppo che lo sosteneva alle comunali 2015 (quasi 6% finale per la lista Movimento Cinque Stelle) oggi è riconducibile al progetto di Fabrizio Carta. Le urne diranno.

Tornando alla polverizzazione del centrosinistra, le elezioni comunali tempiesi si tengono 15-16 mesi dopo quelle regionali. In questa occasione, a causa del rinvio per l’emergenza Covid, il lasso di tempo è più ampio ma per il centrosinistra, anziché un vantaggio, si è rivelato un fattore peggiorativo. Come nel 2014-15 vince seppur di misura a Cagliari ma appena un anno dopo è debole in occasione delle elezioni tempiesi. Nel 2015 quantomeno fu varata una proposta sulla falsariga della vittoria di Pigliaru dell’anno precedente. In una corsa a quattro candidati, nonostante tre uscenti di centrosinistra approdati con Biancareddu, la lista “Tempio Libera e Democratica” ottenne quasi il 40%. Non bene, ma neanche malissimo, soprattutto in vista di un consolidamento della classe dirigente locale. Negli anni seguenti però le cose andranno diversamente e il centrosinistra anziché rafforzarsi perderà pezzi importanti; spicca il caso di Monica Liguori (terza più votata della sua lista) che già nel 2020 si candiderà a sostegno di Gianni Addis e otterrà sia un seggio in Consiglio che un posto in Giunta.

Tornando ad oggi, uno dei dati politici principali è che a differenza del 2015 la formula vincente a Cagliari non viene riproposta a Tempio come accaduto in diversi Comuni sardi negli ultimi due anni. Fallito il tentativo di formare una proposta tipo Campo Largo, come ipotizzato alcuni mesi fa in occasione di un’assemblea pubblica, sono arrivate le dimissioni da parte della segretaria cittadina del PD Marina Tamponi, già consigliera di minoranza eletta in occasione delle amministrative 2020 (seconda più votata della sua lista) a sostegno di Nicola Comerci.

D’altra parte, come visto, il Partito Democratico sostiene l’uscente Gianni Addis. Per settimane si sono rincorse voci circa una seconda lista PD in coalizione con quella “storica” di Addis e l’ipotesi è stata confermata da Giuseppe Meloni (vice Presidente della Regione). Meloni aveva garantito la presenza “dell’insegna PD” anche nelle elezioni tempiesi ma, alla fine, così non è stato. Probabilmente a causa della debolezza del PD locale e la riluttanza – tanto di elettori quanto di futuri candidati – a formare una lista di partito a sostegno di un candidato del quale il PD è oppositore uscente. Anche qui, le urne diranno.

Secondo alcuni il reale motivo del supporto del Partito Democratico è dovuto a una sorta di dinamica olbiese, in particolare in vista delle politiche italiane del 2027, anziché da rapporti di forza propriamente tempiesi. Per cui, in soldoni, “Giannetto sia” ma senza la formazione di una lista di partito targata PD nonostante quest’ultimo sia il primo partito della coalizione di governo a Cagliari. Se Addis la spunterà, il PD potrà intestarsi un non meglio definito contributo al successo; in caso contrario nessun candidato di partito verrà – per così dire – “bruciato” politicamente.

“Battere le destre” ma non oggi.

Un noto slogan che il centrosinistra italiano ripropone come un mantra in occasione delle elezioni regionali richiama un’imposta unità contro “le destre”. Il monito spesso esplicito è che non allearsi nell’ambito del centrosinistra italiano sarebbe un favore alla destra, soprattutto quella fascistoide. L’inconsistenza di un simile slogan viene dimostrata una volta di più in occasione delle elezioni tempiesi. Detto del PD ufficialmente a sostegno del centrodestra uscente, nella coalizione di Carta convergono schieramenti ostili a livello ideologico ma anche in termini molto pratici come le elezioni regionali 2024 o il più recente Referendum sulla Giustizia. Giusto per fare un esempio, Alleanza Verdi Sinistra di Nicola Comerci (oltre 600 preferenze con AVS alle regionali 2024) in Regione esprime ben quattro eletti (terza forza della coalizione) mentre a Tempio sostiene un candidato sindaco, tra gli altri, con Alessandra Amic, già candidata alle regionali 2024 con FdI, da anni ormai riferimento politico per Fratelli d’Italia. Al di là che FdI sia uno dei partiti più a destra d’Europa, a livello Sardegna è una delle formazioni più attive nell’accusare la Giunta regionale di inadeguatezza, chiedendo “la testa” di Alessandra Todde e auspicando un ritorno alle urne.

Richiami marxisti insieme a conservatorismo cattolico e post missino, filo-Palestina a braccetto con filo-Sionismo; tanto “pro” quanto “contro” una Giunta, quella Todde, con la quale chiunque vincerà a Tempio dovrà confrontarsi per metà mandato. Si sovrappongono perfettamente la prima metà per la futura Giunta tempiese con la seconda del Campo Largo. La sostenibilità della convergenza di “pezzi” così distanti verrà ovviamente giudicata dalla cittadinanza tempiese ma a parere di chi scrive si tratta di un caso, come spiegato altre volte, di contatto tra nazionalismo italiano di destra e nazionalismo italiano di sinistra.

Di recente il Campo Largo a Cagliari si è accreditato il successo di aver scongiurato il colpo di mano in tema di Demanio militare con l’opposizione alla proposta di legge di Fratelli di Italia in Parlamento, poi ritirata, ma al contempo una parte rilevante del “toddismo” a Tempio sostiene un candidato sindaco militare e militarista, pubblicamente ostile al movimento contro l’occupazione militare A Foras e negazionista riguardo fatti acclarati come le gravi forme di inquinamento causato dai poligoni militari in Sardegna.

Il sottoscritto parla per esperienza diretta e documentata.

Va detto che simili ambiguità del Campo Largo non stupiscono più di tanto dal momento che, proprio in tema di occupazione militare e industria bellica, Alessandra Todde sta spingendo per l’ampliamento della fabbrica di armamenti RWM di Domusnovas.

Rimane la curiosità di vedere se la coalizione a sostegno di Carta diventerà un progetto politico cittadino in pianta stabile (anche all’opposizione) oppure il cartello elettorale sarà il trampolino per alleanze e candidature future in percorsi slegati fra loro.

Alleanze sfumate e possibili.

Al di là delle candidature formali, nell’ultimo anno le parti oggi contrapposte hanno portato avanti interlocuzioni e in qualche caso sono state vicine a sugellare alleanze in teoria determinanti per una vittoria già a primo turno.

È noto che la lista di Gianni Addis abbia intrapreso in tempi non sospetti un dialogo con varie parti politiche e un anno fa sono stati discussi i termini di un accordo con il Partito Democratico al quale sarebbe andato uno spazio importante, quattro candidati su sedici. Conditio sine qua non l’esclusione di Mario Addis – ex assessore Giunta Frediani ed ex segretario cittadino del Partito Democratico fino al 2022 – poi candidato con Biancareddu. Alla fine il PD appoggia ugualmente Gianni Addis, ma in una posizione di debolezza e disgregazione interna rispetto a un eventuale accordo, saltato anche per divergenze politiche locali oltre che l’aut aut su M. Addis, con la costruzione di più liste in coalizione.

Tanto alla segreteria cittadina del Partito Democratico quando al gruppo dell’uscente Gianni Addis, Fabrizio Carta ha proposto un accordo ma in entrambe i casi l’ipotesi è stata respinta. Il sindacalista dell’Esercito aveva avanzato la possibilità di un’alleanza anche ad Andrea Biancareddu ma l’ex assessore regionale ha considerato irricevibile l’eventualità di un passo indietro dalla corsa a primo cittadino.

Dettaglio da non sottovalutare, soprattutto in vista di un ballottaggio, Anna Paola Aisoni candidata a sostegno di Gianni Addis è oggi vice presidente della nuova Provincia Olbia-Tempio guidata dal sindaco di Olbia, Settimo Nizzi, il quale ha un rapporto di reciproca stima e fiducia con l’outsider Gianna Masu.

In ogni caso eventuali accordi pre-ballottaggio saranno influenzati dalle risultanze del primo turno, dalle preferenze raccolte dai candidati sindaci e il gradimento ottenuto dalle singole liste. A questo si aggiunge un’inevitabile incognita sulla tenuta dell’affluenza elettorale tra il primo e secondo turno e, soprattutto, la capacità dei candidati sindaci esclusi a primo turno di indirizzare il consenso raccolto dalle proprie liste su un nuovo candidato sindaco. Attenzione poi all’eventualità di un numero di schede nulle da record.