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Tempio, elezioni comunali 2026 (III parte). La colcia “anatra zoppa”

Tempio, elezioni comunali 2026 (III parte). La colcia “anatra zoppa”

Salvo clamorose sorprese, nonostante i comprensibili sogni di gloria dei candidati alla carica di Sindaco, è difficile che qualcuno prevalga a primo turno ottenendo la maggioranza assoluta, ovvero il 50%+1 dei voti validamente espressi. In caso contrario, accedono al secondo turno (ballottaggio) i due candidati a Sindaco più votati.

La normativa prevede che nel caso in cui un candidato Sindaco venga eletto a primo turno, alla lista (o al gruppo di liste) a lui collegate venga assegnato il 60% dei seggi (cosiddetto premio di maggioranza), a patto che la lista medesima (o coalizione) abbia ottenuto almeno il 40% dei voti validi e che nessuna altra lista superi il 50% dei voti validi. Se, invece, il candidato Sindaco viene eletto a secondo turno, alla lista o al gruppo di liste a esso collegate viene assegnato il 60% dei seggi a patto che nessuna altra lista o altro gruppo di liste collegate al primo turno abbia già superato nel turno medesimo il 50% dei voti validi. I restanti seggi vengono assegnati alle altre liste sulla base di un calcolo con il Metodo d’Hondt e per approdare in Consiglio una lista deve conseguire almeno il 3% dei voti validi.

Di conseguenza è molto probabile che il futuro Sindaco di Tempio venga eletto con il ballottaggio del 21 e 22 giugno. Per quanto molto difficile è pur sempre possibile il caso della cosiddetta “anatra zoppa”, ovvero il Sindaco eletto, magari in seguito ad accordi politici tra il primo e secondo turno, non può contare su una propria maggioranza in Consiglio comunale.

Cosa potrebbe non far scattare il premio di maggioranza con la conseguente ingovernabilità? Il rischio di ingovernabilità è legato al voto disgiunto che consente all’elettore di assegnare, da un lato, preferenza/e a una determinata lista e relativi consiglieri e, al contempo, sostenere con il voto un altro candidato Sindaco. Il ballottaggio a secondo turno si svolge unicamente tra i due sindaci più votati e non è possibile esprimere voti di lista. I voti dei singoli candidati consiglieri necessari a determinare la composizione del nuovo Consiglio comunale sono “cristallizzati” al primo turno.

Nel secondo turno, però, potrebbe accadere che il Sindaco la cui lista ha conseguito la maggioranza assoluta dei voti validi, venga “scalzato” da accordi pre-ballottaggio tra il proprio contendente e candidati in precedenza esclusi al primo turno. Il sindaco così vincente dunque si troverebbe a governare sostenuto da un Consiglio nel quale la lista che ha ottenuto la maggioranza dei seggi non è sua espressione.

L’ipotesi anatra zoppa, per quanto molto improbabile, merita di essere discussa. Da un lato, la poca probabilità è legata al fatto che con sei liste e cinque proposte elettorali un’unica lista, da sola, dovrebbe catalizzare oltre il 50% dei voti e, al contempo e necessariamente, avere come riferimento un candidato Sindaco relativamente debole. Viceversa, un candidato Sindaco che riscuota molto consenso personale, magari con un successo già nel primo turno, dovrebbe essere appoggiato da una lista (o coalizione) relativamente debole e, al contempo e necessariamente, un’altra lista dovrebbe essere sufficientemente forte da superare il 50% dei voti validi.

La possibilità che si verifichi l’anatra zoppa non è data tanto dal fatto che il voto sia a doppio turno (prima volta per Tempio) il quale impone accordi politici che possono essere decisivi per l’elezione del Sindaco. Infatti lame duck può verificarsi anche in un caso di elezione a primo turno di un Sindaco particolarmente votato (dal 50%+1 a salire) il quale, però, viene sostenuto da una lista relativamente debole che consegue meno del 40% dei voti validi e una lista concorrente maggioritariamente forte (almeno 50%+1). Il fattore che può generare ingovernabilità è in realtà causato dalla previsione del voto disgiunto e, soprattutto, da un suo esasperato utilizzo.

In un’ottica di pesi e contrappesi, per la governabilità il primato logico spetta alla lista, non al Sindaco che già viene eletto in modo diretto. Se un Sindaco vuole accaparrarsi la preferenza da parte di elettori che sa che voteranno liste altrui, non fa altro che alimentare il rischio di anatra zoppa andando a rinforzare la lista che impedirebbe di far scattare un premio di maggioranza con lui coerente. “Muoia Sansone con tutti i Filistei” – chi spinge sul disgiunto pur di far morire politicamente gli altri candidati a Sindaco, rischia di far morire sé stesso dal momento che la lista altrui che beneficerà del disgiunto lo trascinerà a fondo nel lago delle anatre zoppe.

Più verosimilmente, una strategia potrebbe essere quella di accaparrarsi un certo numero di voti personali e disgiunti provenienti, però, da più liste in modo da ottenere, sì, la propria maggioranza assoluta come Sindaco già a primo turno (o rafforzare la propria posizione nelle trattative per il ballottaggio) ma senza ingrossare eccessivamente un’unica “lista nemica” che faccia saltare il premio di maggioranza. La stessa strategia può essere utilizzata anche in un altro caso, ovvero da un candidato Sindaco che voglia accreditarsi come ago della bilancia in vista del secondo turno (leggasi ottenimento di uno o più Assessorati). Lo scopo in quel caso non è amministrare come Sindaco ma entrare in Giunta.

In questo caso il terzo candidato perdente deve avere due caratteristiche di non facile applicazione: 1. seppur sconfitto al primo turno, totalizzare un numero rilevante di preferenze personali e di lista 2. al ballottaggio ha (o si presume abbia) la forza politica di far convergere il proprio elettorato su un altro candidato Sindaco (vendita dell’elettorato fedele).

Il caso tempiese è ancora più particolare e portatore di forti incertezze politiche non tanto di governabilità in senso stretto (Giunta sostenuta in Consiglio da una maggioranza), quanto di sostenibilità e tenuta interna della Giunta che potrebbe essere molto condizionata da numerosi tira e molla post ballottaggio. Infatti, nell’eventualità di una quarta lista “seconda perdente” (ma discretamente votata a primo turno, ad esempio 10-12%) gli apparentamenti a secondo turno – dichiarati o sottotraccia – potrebbero essere incrociati complicando non poco la situazione e animando trattative e compromessi nella composizione della futura Giunta e la nomina dei relativi Assessorati.

Infine va ricordato che, se è vero che alcuni candidati a Sindaco non abbiano avuto molti scrupoli ad accaparrarsi consenso spingendo, pubblicamente e non solo nel classico “porta a porta”, sul disgiunto a beneficio di candidati consiglieri altrui, va detto che i voti alle liste arriveranno tramite quasi 100 candidati consiglieri. Il singolo candidato per quanto forte potrebbe in teoria avere un peso relativo inferiore. Oltretutto non va sottovalutato il fatto che nella pratica anche i candidati consiglieri possono promuovere il disgiunto a proprio favore cercando voti a titolo puramente personale e “sacrificando” la propaganda per il proprio candidato Sindaco. Dunque i due effetti di disgiunzione potrebbero parzialmente compensarsi allontanando ancora di più le possibilità di “anatra zoppa”.

Tempio, elezioni comunali 2026 (II parte). Spaccature e alleanze, alcuni temi politici

Tempio, elezioni comunali 2026 (II parte). Spaccature e alleanze, alcuni temi politici

La spaccatura definitiva del centrodestra.

L’ultima volta che il centrodestra ha partecipato diviso alle comunali tempiesi ha perso (Frediani per il centrosinistra vincente su Quargnenti-Pintus). Sedici anni sono politicamente un’era geologica e oggi lo scenario è profondamente cambiato. Ma se a Tempio il centrosinistra piange, e probabilmente a dirotto, il centrodestra non può ridere.

In passato una contrapposizione insanabile tra Biancareddu e il centrodestra era difficilmente ipotizzabile, ma è altrettanto vero che la situazione odierna non può di certo dirsi un fulmine a ciel sereno. Nel 2018-19 Biancareddu non gradì la candidatura alle regionali di Anna Paola Aisoni, sua vice sindaco. Aisoni, storica forzista ma notoriamente di estrazione familiare di sinistra, imboccò la strada sardista in seguito all’accordo Psd’Az-Lega che portò Solinas al governo nel 2019. Lasciò Forza Italia ai minimi storici e perse la delega assessoriale a Tempio ma, nonostante un notevole risultato personale (quasi 1.800 preferenze), non fu eletta. Sempre nel Psd’Az era candidata anche Alessandra Amic, collega di Giunta fino a poco tempo prima. Le oltre 600 preferenze di Amic pesarono non poco nella mancata elezione di Aisoni e, quota parte, contribuirono a incrinare ulteriormente i rapporti nel centrodestra. Alle comunali tempiesi 2020 Aisoni fu, nuovamente dopo il 2015, la più votata in assoluto. In seguito l’ascia di guerra con Biancareddu verrà sepolta e quest’ultimo, da Assessore alla Pubblica Istruzione, le conferirà nel 2022-23 un lauto e importante incarico discrezionale come consulente. Ma la consulenza assessoriale non si è consolidata in un riavvicinamento politico a tutto tondo, nonostante Gianni Addis in occasione delle ultime elezioni regionali abbia espressamente sostenuto Biancareddu, poi non eletto.

Anche con un centinaio di candidati in corsa è probabile che Aisoni possa essere per la terza elezione consecutiva la più votata.

Da Campo Largo a “campo di tutti”.

Come accennato nella I parte, in linea con quanto accaduto nel 2015 nel gruppo a sostegno di Andrea Biancareddu spicca una “quota centrosinistra”. Nel 2020 Nicola Tondini è stato di gran lunga il più votato a sostegno di Comerci mentre Mario Addis, per anni dirigente locale del Partito Democratico, non ha accettato l’indicazione del partito di sostenere Gianni Addis dopo sei anni all’opposizione. A loro si aggiunge l’ex grillino Nino Vargiu il cui peso elettorale è però tutto da valutare in quanto una parte del gruppo che lo sosteneva alle comunali 2015 (quasi 6% finale per la lista Movimento Cinque Stelle) oggi è riconducibile al progetto di Fabrizio Carta. Le urne diranno.

Tornando alla polverizzazione del centrosinistra, le elezioni comunali tempiesi si tengono 15-16 mesi dopo quelle regionali. In questa occasione, a causa del rinvio per l’emergenza Covid, il lasso di tempo è più ampio ma per il centrosinistra, anziché un vantaggio, si è rivelato un fattore peggiorativo. Come nel 2014-15 vince seppur di misura a Cagliari ma appena un anno dopo è debole in occasione delle elezioni tempiesi. Nel 2015 quantomeno fu varata una proposta sulla falsariga della vittoria di Pigliaru dell’anno precedente. In una corsa a quattro candidati, nonostante tre uscenti di centrosinistra approdati con Biancareddu, la lista “Tempio Libera e Democratica” ottenne quasi il 40%. Non bene, ma neanche malissimo, soprattutto in vista di un consolidamento della classe dirigente locale. Negli anni seguenti però le cose andranno diversamente e il centrosinistra anziché rafforzarsi perderà pezzi importanti; spicca il caso di Monica Liguori (terza più votata della sua lista) che già nel 2020 si candiderà a sostegno di Gianni Addis e otterrà sia un seggio in Consiglio che un posto in Giunta.

Tornando ad oggi, uno dei dati politici principali è che a differenza del 2015 la formula vincente a Cagliari non viene riproposta a Tempio come accaduto in diversi Comuni sardi negli ultimi due anni. Fallito il tentativo di formare una proposta tipo Campo Largo, come ipotizzato alcuni mesi fa in occasione di un’assemblea pubblica, sono arrivate le dimissioni da parte della segretaria cittadina del PD Marina Tamponi, già consigliera di minoranza eletta in occasione delle amministrative 2020 (seconda più votata della sua lista) a sostegno di Nicola Comerci.

D’altra parte, come visto, il Partito Democratico sostiene l’uscente Gianni Addis. Per settimane si sono rincorse voci circa una seconda lista PD in coalizione con quella “storica” di Addis e l’ipotesi è stata confermata da Giuseppe Meloni (vice Presidente della Regione). Meloni aveva garantito la presenza “dell’insegna PD” anche nelle elezioni tempiesi ma, alla fine, così non è stato. Probabilmente a causa della debolezza del PD locale e la riluttanza – tanto di elettori quanto di futuri candidati – a formare una lista di partito a sostegno di un candidato del quale il PD è oppositore uscente. Anche qui, le urne diranno.

Secondo alcuni il reale motivo del supporto del Partito Democratico è dovuto a una sorta di dinamica olbiese, in particolare in vista delle politiche italiane del 2027, anziché da rapporti di forza propriamente tempiesi. Per cui, in soldoni, “Giannetto sia” ma senza la formazione di una lista di partito targata PD nonostante quest’ultimo sia il primo partito della coalizione di governo a Cagliari. Se Addis la spunterà, il PD potrà intestarsi un non meglio definito contributo al successo; in caso contrario nessun candidato di partito verrà – per così dire – “bruciato” politicamente.

“Battere le destre” ma non oggi.

Un noto slogan che il centrosinistra italiano ripropone come un mantra in occasione delle elezioni regionali richiama un’imposta unità contro “le destre”. Il monito spesso esplicito è che non allearsi nell’ambito del centrosinistra italiano sarebbe un favore alla destra, soprattutto quella fascistoide. L’inconsistenza di un simile slogan viene dimostrata una volta di più in occasione delle elezioni tempiesi. Detto del PD ufficialmente a sostegno del centrodestra uscente, nella coalizione di Carta convergono schieramenti ostili a livello ideologico ma anche in termini molto pratici come le elezioni regionali 2024 o il più recente Referendum sulla Giustizia. Giusto per fare un esempio, Alleanza Verdi Sinistra di Nicola Comerci (oltre 600 preferenze con AVS alle regionali 2024) in Regione esprime ben quattro eletti (terza forza della coalizione) mentre a Tempio sostiene un candidato sindaco, tra gli altri, con Alessandra Amic, già candidata alle regionali 2024 con FdI, da anni ormai riferimento politico per Fratelli d’Italia. Al di là che FdI sia uno dei partiti più a destra d’Europa, a livello Sardegna è una delle formazioni più attive nell’accusare la Giunta regionale di inadeguatezza, chiedendo “la testa” di Alessandra Todde e auspicando un ritorno alle urne.

Richiami marxisti insieme a conservatorismo cattolico e post missino, filo-Palestina a braccetto con filo-Sionismo; tanto “pro” quanto “contro” una Giunta, quella Todde, con la quale chiunque vincerà a Tempio dovrà confrontarsi per metà mandato. Si sovrappongono perfettamente la prima metà per la futura Giunta tempiese con la seconda del Campo Largo. La sostenibilità della convergenza di “pezzi” così distanti verrà ovviamente giudicata dalla cittadinanza tempiese ma a parere di chi scrive si tratta di un caso, come spiegato altre volte, di contatto tra nazionalismo italiano di destra e nazionalismo italiano di sinistra.

Di recente il Campo Largo a Cagliari si è accreditato il successo di aver scongiurato il colpo di mano in tema di Demanio militare con l’opposizione alla proposta di legge di Fratelli di Italia in Parlamento, poi ritirata, ma al contempo una parte rilevante del “toddismo” a Tempio sostiene un candidato sindaco militare e militarista, pubblicamente ostile al movimento contro l’occupazione militare A Foras e negazionista riguardo fatti acclarati come le gravi forme di inquinamento causato dai poligoni militari in Sardegna.

Il sottoscritto parla per esperienza diretta e documentata.

Va detto che simili ambiguità del Campo Largo non stupiscono più di tanto dal momento che, proprio in tema di occupazione militare e industria bellica, Alessandra Todde sta spingendo per l’ampliamento della fabbrica di armamenti RWM di Domusnovas.

Rimane la curiosità di vedere se la coalizione a sostegno di Carta diventerà un progetto politico cittadino in pianta stabile (anche all’opposizione) oppure il cartello elettorale sarà il trampolino per alleanze e candidature future in percorsi slegati fra loro.

Alleanze sfumate e possibili.

Al di là delle candidature formali, nell’ultimo anno le parti oggi contrapposte hanno portato avanti interlocuzioni e in qualche caso sono state vicine a sugellare alleanze in teoria determinanti per una vittoria già a primo turno.

È noto che la lista di Gianni Addis abbia intrapreso in tempi non sospetti un dialogo con varie parti politiche e un anno fa sono stati discussi i termini di un accordo con il Partito Democratico al quale sarebbe andato uno spazio importante, quattro candidati su sedici. Conditio sine qua non l’esclusione di Mario Addis – ex assessore Giunta Frediani ed ex segretario cittadino del Partito Democratico fino al 2022 – poi candidato con Biancareddu. Alla fine il PD appoggia ugualmente Gianni Addis, ma in una posizione di debolezza e disgregazione interna rispetto a un eventuale accordo, saltato anche per divergenze politiche locali oltre che l’aut aut su M. Addis, con la costruzione di più liste in coalizione.

Tanto alla segreteria cittadina del Partito Democratico quando al gruppo dell’uscente Gianni Addis, Fabrizio Carta ha proposto un accordo ma in entrambe i casi l’ipotesi è stata respinta. Il sindacalista dell’Esercito aveva avanzato la possibilità di un’alleanza anche ad Andrea Biancareddu ma l’ex assessore regionale ha considerato irricevibile l’eventualità di un passo indietro dalla corsa a primo cittadino.

Dettaglio da non sottovalutare, soprattutto in vista di un ballottaggio, Anna Paola Aisoni candidata a sostegno di Gianni Addis è oggi vice presidente della nuova Provincia Olbia-Tempio guidata dal sindaco di Olbia, Settimo Nizzi, il quale ha un rapporto di reciproca stima e fiducia con l’outsider Gianna Masu.

In ogni caso eventuali accordi pre-ballottaggio saranno influenzati dalle risultanze del primo turno, dalle preferenze raccolte dai candidati sindaci e il gradimento ottenuto dalle singole liste. A questo si aggiunge un’inevitabile incognita sulla tenuta dell’affluenza elettorale tra il primo e secondo turno e, soprattutto, la capacità dei candidati sindaci esclusi a primo turno di indirizzare il consenso raccolto dalle proprie liste su un nuovo candidato sindaco. Attenzione poi all’eventualità di un numero di schede nulle da record.

Tempio, elezioni comunali 2026 (I parte). Gli schieramenti in campo e le modalità di voto

Tempio, elezioni comunali 2026 (I parte). Gli schieramenti in campo e le modalità di voto

Quelle di Tempio Pausania saranno le elezioni delle prime volte. Le prime con cinque candidati a sindaco e sei liste. Le prime che vedranno da subito l’adeguamento delle nuove indennità di funzione per Sindaci e Assessori previsto dalla Legge di Bilancio 2022 a decorrere dal 2024 ancorate, in proporzione alla popolazione, al trattamento economico dei Presidenti delle Regioni. Per Tempio l’incremento è considerevole in quanto capoluogo di Provincia. Saranno anche le prime elezioni comunali con l’eventualità del doppio turno e la prima volta con quasi cento candidati consiglieri e consigliere. Sarà sufficiente a rilanciare un’affluenza passata dal 79,6% (2010) e 68,50% (2015) ad appena il 57% del 2020? Un probabile ballottaggio come verrà recepito dalla cittadinanza in termini di affluenza e scelte espresse? In ordine alfabetico per cognome un breve profilo dei candidati a Sindaco/a e relative proposte.

Addis Giovanni Antonio Giuseppe (noto Giannetto). Lista: Tempio Tradizione e Futuro. Classe 1954, imprenditore nel settore della ristorazione e politico di lungo corso nell’UDC. Più volte assessore comunale dagli anni ’90 a oggi, sindaco uscente 2020-2026 e in precedenza primo cittadino di Tempio per un anno e mezzo in sostituzione di Andrea Biancareddu (2015-2019) eletto in Regione con il centrodestra. È sostenuto da una lista composta per metà dagli attuali assessori – Aisoni (vicesindaco), Cossu, Vargiu, Quargnenti, Liguori – e alcuni altri consiglieri uscenti ai quali si aggiungono diverse new entry alla prima candidatura. Punta su continuità e stabilità. Rispetto alle vicissitudini che caratterizzarono il precedente mandato di Biancareddu, la seconda legislatura di centrodestra non ha registrato il cosiddetto rimpasto per rinsaldare equilibri politici. Anche questa è probabilmente una “prima volta” nella storia delle Giunte tempiesi abituate a sistematiche riassegnazioni di deleghe assessoriali. Novità di rilievo, Addis incassa il sostegno del Partito Democratico.

Biancareddu Andrea Mario. Lista: UniAmo Tempio. Classe 1966, già sindaco di Tempio e tre volte assessore regionale. Dopo un inizio di carriera in Forza Italia, da fine anni ‘90 uomo forte dell’UDC fino a diventarne coordinatore regionale dopo la morte di Giorgio Oppi. Nel 2023 la segreteria romana lo esautora e, last-minute e un po’ a sorpresa, si candida con la Lega Nord. Già sindaco di Tempio nel 2015 sostenuto da tutto il gruppo (con l’eccezione di Elisabeth Vargiu all’epoca non candidata) che oggi supporta Addis, compreso quest’ultimo. Punta su un mix di esperienza politica, principalmente la propria, e diversi volti nuovi oltre l’apporto di alcuni ex avversari divenuti oggi alleati come Nino Vargiu, ex candidato sindaco per il Movimento Cinque Stelle (proprio contro Biancareddu nel 2015) e due ex consiglieri di centrosinistra, Nicola Tondini e, soprattutto, Mario Addis, già Assessore al Bilancio nella Giunta Frediani (2010-2015) ed ex segretario cittadino del Partito Democratico. Non è la prima volta e conferma una certa tendenza di Biancareddu a trasformare gli avversari di ieri negli alleati di oggi. Nel 2015 furono ben tre gli uscenti di centrosinistra passati al centrodestra che contribuirono alla sua elezione contro Antonio Balata, quest’ultimo oggi segretario provinciale del PD e considerato molto vicino a Monica Liguori, assessora uscente e ricandidata con Gianni Addis.

Carta Fabrizio. Liste: Alleanza di Sinistra per Tempio e Tempio Ritorna Città. Classe 1984, militare della Brigata Sassari e segretario regionale per ASPMI (Associazione Sindacale Professionisti Militari), editore di Teleregione Live emittente cattolica che fa capo al direttore di rete nonché guida spirituale Gianni Sini, il noto “prete esorcista”. Si tratta dell’unico candidato sostenuto da due liste con 29 candidati consiglieri inclusi gli ultimi due candidati a sindaco sconfitti nella tornata del 2020. Nicola Comerci, ex candidato per il centrosinistra anche in occasione di diverse elezioni regionali tra cui l’ultima (con AVS) a sostegno di Alessandra Todde. Alessandra Amic, candidata nel 2020 e riferimento locale per Fratelli d’Italia, già in Giunta con Andrea Biancareddu nel 2015 e anch’essa candidata alle ultime regionali per Paolo Truzzu. Alessandro Cordella, candidato a sostegno di Amic nel 2020 e consigliere di minoranza uscente, figura nella lista con Comerci al quale si è progressivamente avvicinato dopo la contrapposizione alle elezioni 2020 e la precedente ostilità in occasione delle lotte per l’ospedale di Tempio portate avanti dal comitato Abali Basta. Si tratta quindi di una coalizione ampia ed estremamente eterogenea con forze politiche aspramente contrapposte tanto storicamente quanto in occasione delle ultime elezioni regionali e consultazioni referendarie più recenti. Punta su numerosità e una forte trasversalità della proposta amministrativa.

Frediani Romeo. Lista: Coalizione Centro Sinistra Romeo Frediani. Classe 1952, funzionario pubblico in pensione, ultimo candidato sindaco ad aver ufficializzato la candidatura dopo il flop della lista di centrosinistra. Di provenienza socialista, due volte assessore comunale tra gli anni ’80 e ’90, è stato l’ultimo sindaco tempiese del PD (2010-2015) con un convulso ultimo anno di legislatura. È sostenuto da una parte delle forze disponibili nei mesi scorsi a presentare una lista in linea con il “Campo Largo”, progetto poi abortito e dal quale sono scaturite a stretto giro le dimissioni di Marina Tamponi, ultima segretaria cittadina del PD. Anche per ragioni cronologiche appare la più svantaggiata tra le cinque proposte e la maggior parte delle forze riconducibili al cosiddetto Campo Largo ne hanno pubblicamente delegittimato la candidatura. Fa eccezione il sostegno di Sinistra Futura che a Cagliari esprime due seggi in maggioranza. Detto questo, in una corsa a cinque con quasi cento candidati Frediani potrebbe comunque erodere consenso determinante “all’ala sinistra” della coalizione di Carta ma probabilmente anche a quelle di Addis e Biancareddu. Punta sull’essere il riferimento per l’elettorato scontento dalla balcanizzazione del centrosinistra all’interno di un po’ tutte le altre liste e l’avvicinamento a blocchi politici più riconducibili all’area di destra e centrodestra.

Gianna Masu. Lista: Con Tempio Fronte Comune. Classe 1965, professionista con una lunga e profonda esperienza come manager nella programmazione e impiego di finanziamenti europei, storicamente a partire dall’ex Stazione Sperimentale del Sughero di Tempio passando per numerose attività in diversi Comuni galluresi come Aglientu, Arzachena e, principalmente, Olbia dove dal 2016 è dirigente per l’Unità Organizzativa di Ricerca e Studio. È la prima candidata in assoluto ad aver ufficializzato la propria partecipazione dopo l’estate 2025, indiscrezione che peraltro circolava a Tempio già dal 2024. Presenta una lista di uomini e donne mai candidati o particolarmente impegnati a livello politico o associativo. Nonostante le interlocuzioni e la curiosità suscitata da più parti nell’ultimo anno dalla sua figura, Masu ha chiuso la porta a qualsiasi candidato/a “esperti”. A prescindere dall’approccio politico – secondo alcuni meno collettivo e più personalistico – si tratta forse della lista più “civica” tra le proposte in campo. La figura della Masu e una campagna elettorale lunga potrebbero catalizzare un consenso tutt’altro che trascurabile. Punta decisamente su un rinnovamento totale della rappresentanza consiliare.

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  • Quando si vota? Urne aperte domenica 7 giugno, dalle ore 07:00 alle ore 23:00, e lunedì 8 giugno, dalle ore 07:00 alle ore 15:00. Risulta eletto Sindaco nel primo turno il candidato che ottiene oltre il 50% dei voti validamente espressi.
  • Come si vota? Si vota l’elezione diretta del Sindaco e dei Consiglieri delle liste a esso collegate. È possibile esprimere una doppia preferenza di genere, ovvero votare due candidati uno di genere maschile e uno di genere femminile. I due candidati devono obbligatoriamente appartenere alla stessa lista. In caso di voto di “uomo” e “donna” appartenenti a liste differenti il voto espresso è nullo.
  • Cosa è il voto disgiunto? È anche possibile votare un candidato Consigliere (o un candidato e una candidata nel caso della doppia preferenza di genere) incluso/i in una lista differente da quella che sostiene il Sindaco prescelto. Nel caso in cui l’elettore esprima unicamente un voto (con o senza doppia preferenza di genere) in relazione ai Consiglieri, la preferenza si estende automaticamente anche al Sindaco a essi collegato.
  • Chi accede al ballottaggio? Nel caso in cui nessun candidato Sindaco superi al primo turno il 50% dei voti validamente espressi, gli elettori verranno nuovamente chiamati alle urne per il ballottaggio tra i due candidati a Sindaco più votati nel primo turno. Il ballottaggio è previsto domenica 21 e lunedì 22 giugno (stessi orari previsti per il primo turno).