Tempio, elezioni comunali 2026 (III parte). La colcia “anatra zoppa”
Salvo clamorose sorprese, nonostante i comprensibili sogni di gloria dei candidati alla carica di Sindaco, è difficile che qualcuno prevalga a primo turno ottenendo la maggioranza assoluta, ovvero il 50%+1 dei voti validamente espressi. In caso contrario, accedono al secondo turno (ballottaggio) i due candidati a Sindaco più votati.
La normativa prevede che nel caso in cui un candidato Sindaco venga eletto a primo turno, alla lista (o al gruppo di liste) a lui collegate venga assegnato il 60% dei seggi (cosiddetto premio di maggioranza), a patto che la lista medesima (o coalizione) abbia ottenuto almeno il 40% dei voti validi e che nessuna altra lista superi il 50% dei voti validi. Se, invece, il candidato Sindaco viene eletto a secondo turno, alla lista o al gruppo di liste a esso collegate viene assegnato il 60% dei seggi a patto che nessuna altra lista o altro gruppo di liste collegate al primo turno abbia già superato nel turno medesimo il 50% dei voti validi. I restanti seggi vengono assegnati alle altre liste sulla base di un calcolo con il Metodo d’Hondt e per approdare in Consiglio una lista deve conseguire almeno il 3% dei voti validi.
Di conseguenza è molto probabile che il futuro Sindaco di Tempio venga eletto con il ballottaggio del 21 e 22 giugno. Per quanto molto difficile è pur sempre possibile il caso della cosiddetta “anatra zoppa”, ovvero il Sindaco eletto, magari in seguito ad accordi politici tra il primo e secondo turno, non può contare su una propria maggioranza in Consiglio comunale.
Cosa potrebbe non far scattare il premio di maggioranza con la conseguente ingovernabilità? Il rischio di ingovernabilità è legato al voto disgiunto che consente all’elettore di assegnare, da un lato, preferenza/e a una determinata lista e relativi consiglieri e, al contempo, sostenere con il voto un altro candidato Sindaco. Il ballottaggio a secondo turno si svolge unicamente tra i due sindaci più votati e non è possibile esprimere voti di lista. I voti dei singoli candidati consiglieri necessari a determinare la composizione del nuovo Consiglio comunale sono “cristallizzati” al primo turno.
Nel secondo turno, però, potrebbe accadere che il Sindaco la cui lista ha conseguito la maggioranza assoluta dei voti validi, venga “scalzato” da accordi pre-ballottaggio tra il proprio contendente e candidati in precedenza esclusi al primo turno. Il sindaco così vincente dunque si troverebbe a governare sostenuto da un Consiglio nel quale la lista che ha ottenuto la maggioranza dei seggi non è sua espressione.
L’ipotesi anatra zoppa, per quanto molto improbabile, merita di essere discussa. Da un lato, la poca probabilità è legata al fatto che con sei liste e cinque proposte elettorali un’unica lista, da sola, dovrebbe catalizzare oltre il 50% dei voti e, al contempo e necessariamente, avere come riferimento un candidato Sindaco relativamente debole. Viceversa, un candidato Sindaco che riscuota molto consenso personale, magari con un successo già nel primo turno, dovrebbe essere appoggiato da una lista (o coalizione) relativamente debole e, al contempo e necessariamente, un’altra lista dovrebbe essere sufficientemente forte da superare il 50% dei voti validi.
La possibilità che si verifichi l’anatra zoppa non è data tanto dal fatto che il voto sia a doppio turno (prima volta per Tempio) il quale impone accordi politici che possono essere decisivi per l’elezione del Sindaco. Infatti lame duck può verificarsi anche in un caso di elezione a primo turno di un Sindaco particolarmente votato (dal 50%+1 a salire) il quale, però, viene sostenuto da una lista relativamente debole che consegue meno del 40% dei voti validi e una lista concorrente maggioritariamente forte (almeno 50%+1). Il fattore che può generare ingovernabilità è in realtà causato dalla previsione del voto disgiunto e, soprattutto, da un suo esasperato utilizzo.
In un’ottica di pesi e contrappesi, per la governabilità il primato logico spetta alla lista, non al Sindaco che già viene eletto in modo diretto. Se un Sindaco vuole accaparrarsi la preferenza da parte di elettori che sa che voteranno liste altrui, non fa altro che alimentare il rischio di anatra zoppa andando a rinforzare la lista che impedirebbe di far scattare un premio di maggioranza con lui coerente. “Muoia Sansone con tutti i Filistei” – chi spinge sul disgiunto pur di far morire politicamente gli altri candidati a Sindaco, rischia di far morire sé stesso dal momento che la lista altrui che beneficerà del disgiunto lo trascinerà a fondo nel lago delle anatre zoppe.
Più verosimilmente, una strategia potrebbe essere quella di accaparrarsi un certo numero di voti personali e disgiunti provenienti, però, da più liste in modo da ottenere, sì, la propria maggioranza assoluta come Sindaco già a primo turno (o rafforzare la propria posizione nelle trattative per il ballottaggio) ma senza ingrossare eccessivamente un’unica “lista nemica” che faccia saltare il premio di maggioranza. La stessa strategia può essere utilizzata anche in un altro caso, ovvero da un candidato Sindaco che voglia accreditarsi come ago della bilancia in vista del secondo turno (leggasi ottenimento di uno o più Assessorati). Lo scopo in quel caso non è amministrare come Sindaco ma entrare in Giunta.
In questo caso il terzo candidato perdente deve avere due caratteristiche di non facile applicazione: 1. seppur sconfitto al primo turno, totalizzare un numero rilevante di preferenze personali e di lista 2. al ballottaggio ha (o si presume abbia) la forza politica di far convergere il proprio elettorato su un altro candidato Sindaco (vendita dell’elettorato fedele).
Il caso tempiese è ancora più particolare e portatore di forti incertezze politiche non tanto di governabilità in senso stretto (Giunta sostenuta in Consiglio da una maggioranza), quanto di sostenibilità e tenuta interna della Giunta che potrebbe essere molto condizionata da numerosi tira e molla post ballottaggio. Infatti, nell’eventualità di una quarta lista “seconda perdente” (ma discretamente votata a primo turno, ad esempio 10-12%) gli apparentamenti a secondo turno – dichiarati o sottotraccia – potrebbero essere incrociati complicando non poco la situazione e animando trattative e compromessi nella composizione della futura Giunta e la nomina dei relativi Assessorati.
Infine va ricordato che, se è vero che alcuni candidati a Sindaco non abbiano avuto molti scrupoli ad accaparrarsi consenso spingendo, pubblicamente e non solo nel classico “porta a porta”, sul disgiunto a beneficio di candidati consiglieri altrui, va detto che i voti alle liste arriveranno tramite quasi 100 candidati consiglieri. Il singolo candidato per quanto forte potrebbe in teoria avere un peso relativo inferiore. Oltretutto non va sottovalutato il fatto che nella pratica anche i candidati consiglieri possono promuovere il disgiunto a proprio favore cercando voti a titolo puramente personale e “sacrificando” la propaganda per il proprio candidato Sindaco. Dunque i due effetti di disgiunzione potrebbero parzialmente compensarsi allontanando ancora di più le possibilità di “anatra zoppa”.

