Archivi tag: ballottaggio

Tempio, elezioni comunali 2026. Verso il ballottaggio tra Addis e Masu

Tempio, elezioni comunali 2026. Verso il ballottaggio tra Addis e Masu

Il primo turno delle elezioni comunali tempiesi ha regalato una sorpresa di non poco conto. I due candidati a sindaco che il 21 e 22 giugno si sfideranno nel primo ballottaggio della storia per Tempio non saranno gli ex alleati Gianni Addis e Andrea Biancareddu. L’elettorato sceglierà tra il Sindaco uscente – Giannetto – e l’outsider Gianna Masu.


Per Masu un consenso rilevante era nell’aria soprattutto negli ultimi giorni prima del voto. Una lunga campagna elettorale che ha visto i lavori del giovane gruppo (e dei tanti giovani) Con Tempio Fronte Comune operare sottotraccia e più sobriamente di altri, il tutto a sostegno della figura di Gianna Masu. Si vociferava la sua candidatura già dall’inverno 2024, anche questo ha pesato nel risultato. Masu seppur di poco chiude il primo turno avanti ad Andrea Biancareddu e passa da essere potenziale ago della bilancia in un ballottaggio tra candidati di centrodestra a sfidante di uno di loro. Proprio contro Gianni Addis con il quale erano molto chiacchierati, per quanto mai confermati, apparentamenti dopo il primo turno. Che la lista civica di Gianna Masu potesse essere determinante era più che plausibile, un po’ meno che sarebbe finita su uno dei due piatti della bilancia. Alla faccia dei sondaggi auto-commissionati e svolti gratuitamente, bontà loro, dalla DiBi Media di Parma che davano la coalizione di Fabrizio Carta addirittura davanti a tutti con oltre il 35% e un’affluenza stimata con 20 punti percentuali in meno rispetto a quella effettiva.

Oggi il tema è sicuramente quello delle eventuali alleanze. Gianni Addis può allungare grazie all’elettorato storicamente di centrodestra orfano della prima scelta Biancareddu o, al contrario, queste preferenze spingeranno Masu verso un risultato incredibile? Difficile a dirsi, sicuramente parte dell’elettorato storico di centrodestra è stato combattuto da dover scegliere tra “Andrea” e “Giannetto” sostenuti negli ultimi decenni. Con il primo fuori dai giochi, per alcuni il voto è quasi automatico per il secondo. Ma questa lettura è tutt’altro che esaustiva e, anzi, rischia di essere avulsa da una realtà che racconta di rapporti malamente deteriorati. La spaccatura nel centrodestra lascia strascichi personali che in molti casi portano all’effetto opposto. Se non c’è Andrea, meglio qualsiasi candidato anziché una riconferma di Addis.

Il consenso per la riconferma di Gianni Addis potrebbe arrivare dalla convergenza con gli altri due sconfitti a primo turno, la lista di Romeo Frediani e la coalizione di Fabrizio Carta. Le interlocuzioni con Addis ci sono state ma non trapelano accordi di sorta. La lista direttamente riferibile a Carta (Tempio Ritorna Città) ha conseguito quasi 1.000 voti. Che queste siano preferenze tutte o quasi indirizzabili è ben altro discorso ed è sembrata più un’argomentazione da piccolo cabotaggio che forza reale. Detto questo, non è arrivata alcuna indicazione pubblica di Frediani e Carta a beneficio di Gianni Addis, né ritorni di fiamma tra il Sindaco uscente e Biancareddu per quanto alcune voci si siano rincorse in tal senso senza però trovare conferme.

In ogni caso al momento Addis parte di molto avanti grazie a un’innegabile prova di forza nel primo turno. In una corsa a cinque candidati, un elettore su tre ha scelto Gianni Addis, un risultato non banale né scontato. Negli ultimi giorni poi l’attenzione è stata monopolizzata dall’aspra polemica riguardo le esternazioni contro Gianna Masu da parte del presidente dell’U.S. Tempio, Salvatore Sechi. Tra l’altro lo stesso Sechi nel corso dell’ultimo anno aveva già avuto più di una frizione con l’amministrazione Addis e indiscrezioni lo davano vicino ad Andrea Biancareddu. Al di là dei contenuti, il comunicato di sabato scorso è stato condiviso da Addis e suoi assessori, nonché numerosi altri candidati e sostenitori, salvo poi essere rimosso dai social soprattutto dai membri della Giunta uscente. Questo ha contribuito a infuocare non poco il dibattito.

Masu, dal canto suo, non pare intenzionata a scendere a compromessi con chicchessia. Compatta i suoi e confida su quanto accennato in precedenza. Perché “pagare” politicamente un consenso che – quota parte – arriverebbe a prescindere? E sicuramente arriverà, il punto è se sia sufficiente o meno a colmare la notevole distanza da Addis (700 voti di lista). Perché accordarsi con Biancareddu se, da un lato, comunque vada, il suo gruppo ha in un certo senso già vinto? Masu e due consiglieri sono sicuri di rappresentare una nuova proposta per Tempio nei prossimi cinque anni. Male che vada, sarà la principale opposizione.

A livello formale quello della Masu sembrerebbe un atteggiamento smaccatamente intransigente e personale, ma finisce per essere, nella sostanza, pura politica. Si tratta in fondo di portare avanti una linea propria e gestire i rapporti di forza. Se quella di Masu rischia di essere “solo” una vittoria parziale, al momento quella del gruppo di Biancareddu al di là dei sofismi è una sconfitta e lo è per certo. La ricompensa al gruppo e quindi all’elettorato di Biancareddu non è un posto in Giunta o seggi in Consiglio. La situazione attuale offre la possibilità di affossare gli ex alleati con i quali sono volate parole pesanti (per la componente di sinistra di Biancareddu si tratta degli avversari di sempre) e scongiurare 16 anni di continuità Addis-Quargnenti-Aisoni. In termini controfattuali, per Masu questa eventuale “sete di vendetta” è a costo zero, non ha bisogno di essere tributata. Anche se non pagata, arriva lo stesso. Di sicuro è molto rischioso ma ha una sua coerenza.

Andrea Biancareddu mantiene un ascendente di non poco conto, tanto sul suo nuovo gruppo quanto su un elettorato personale di lunga data. Le due liste sono divise da appena un punto percentuale, quindi anche Biancareddu e il suo gruppo hanno un’innegabile rappresentatività politica, attuale, non solo un “nome storico”. Si aggiunge il fatto che i suoi candidati potrebbero non essere tutti sulla stessa linea per un sostegno forte alla Masu dal momento che dalla stessa non è arrivato un riconoscimento formale al suo capolista. L’idea della sconfitta di Gianni Addis è molto allettante ma l’atteggiamento della Masu non ha convinto e potrebbe non trovare unanimità per quanto buona parte del gruppo di Biancareddu sembrerebbe intenzionata a preferirla.

D’altra parte l’approccio di Gianna Masu poggia su coerenza e una forza data da altrettanta investitura popolare con un gruppo che ha raccolto un consenso non molto distante dalle preferenze della capolista. La sua professionalità è molto riconosciuta al di fuori di Tempio e ben oltre la Gallura, è conosciuta e stimata in mezza Sardegna, ma anche il gruppo cittadino di candidate e candidati è stato premiato. Se Masu batterà Giannetto non sarà per alleanze con il “nemico” odierno di Addis ma con un voto molto trasversale, magari con un’affluenza che regge rispetto al 68% del primo turno. È la democrazia rappresentativa e Masu lì continua a battere: “i miei soli alleati sono i cittadini, i giovani quelli più preziosi”. È un richiamo molto potente che scuote giovani e meno giovani. Che sia sufficiente a spuntarla è un altro discorso.

Va detto che queste amministrative sono le prime elezioni tempiesi che vedono una parte rilevante di under 30 nelle liste elettorali e mai come oggi a Tempio quella fascia d’età si sta interessando alle elezioni affacciandosi alla partecipazione politica. Potrebbe essere un fattore determinante e un “voto giovane” è già arrivato. Un’eventuale vittoria della Masu esalterebbe proprio la parte più giovane della compagine Con Tempio Fronte Comune.

In tutto ciò da sottolineare anche gli psicodrammi del Partito Democratico targato Olbia (e forse non solo il PD) che in vista di un ipotetico ballottaggio con Biancareddu confidava su un appoggio della Masu a beneficio di Giannetto, sostenuto anche in vista degli assetti delle politiche 2027 e regionali 2029. Sullo sfondo anche le nuove elezioni provinciali che si avviano a ritornare elezioni dirette. Anche se si tratta di elezioni estive, c’è da giurare che qualcuno stia sudando freddissimo per l’eventualità di una sconfitta di Addis. Da Campo Largo a “campo di tutti” rischiando di finire proprio “fuori campo”. Sarebbe clamoroso se il PD, primo partito in Sardegna, riuscisse nell’ardua impresa di perdere contro l’unica lista nella quale non era presente almeno “un pizzico” di Campo Largo.

In termini di accordi pregressi o attuali al momento tutto tace. Il 21 e 22 giugno parola ai tempiesi. Alla fine, in un modo o nell’altro, con accordi o non accordi, decideranno loro. Ed è giusto così.

Tempio, elezioni comunali 2026 (III parte). La colcia “anatra zoppa”

Tempio, elezioni comunali 2026 (III parte). La colcia “anatra zoppa”

Salvo clamorose sorprese, nonostante i comprensibili sogni di gloria dei candidati alla carica di Sindaco, è difficile che qualcuno prevalga a primo turno ottenendo la maggioranza assoluta, ovvero il 50%+1 dei voti validamente espressi. In caso contrario, accedono al secondo turno (ballottaggio) i due candidati a Sindaco più votati.

La normativa prevede che nel caso in cui un candidato Sindaco venga eletto a primo turno, alla lista (o al gruppo di liste) a lui collegate venga assegnato il 60% dei seggi (cosiddetto premio di maggioranza), a patto che la lista medesima (o coalizione) abbia ottenuto almeno il 40% dei voti validi e che nessuna altra lista superi il 50% dei voti validi. Se, invece, il candidato Sindaco viene eletto a secondo turno, alla lista o al gruppo di liste a esso collegate viene assegnato il 60% dei seggi a patto che nessuna altra lista o altro gruppo di liste collegate al primo turno abbia già superato nel turno medesimo il 50% dei voti validi. I restanti seggi vengono assegnati alle altre liste sulla base di un calcolo con il Metodo d’Hondt e per approdare in Consiglio una lista deve conseguire almeno il 3% dei voti validi.

Di conseguenza è molto probabile che il futuro Sindaco di Tempio venga eletto con il ballottaggio del 21 e 22 giugno. Per quanto molto difficile è pur sempre possibile il caso della cosiddetta “anatra zoppa”, ovvero il Sindaco eletto, magari in seguito ad accordi politici tra il primo e secondo turno, non può contare su una propria maggioranza in Consiglio comunale.

Cosa potrebbe non far scattare il premio di maggioranza con la conseguente ingovernabilità? Il rischio di ingovernabilità è legato al voto disgiunto che consente all’elettore di assegnare, da un lato, preferenza/e a una determinata lista e relativi consiglieri e, al contempo, sostenere con il voto un altro candidato Sindaco. Il ballottaggio a secondo turno si svolge unicamente tra i due sindaci più votati e non è possibile esprimere voti di lista. I voti dei singoli candidati consiglieri necessari a determinare la composizione del nuovo Consiglio comunale sono “cristallizzati” al primo turno.

Nel secondo turno, però, potrebbe accadere che il Sindaco la cui lista ha conseguito la maggioranza assoluta dei voti validi, venga “scalzato” da accordi pre-ballottaggio tra il proprio contendente e candidati in precedenza esclusi al primo turno. Il sindaco così vincente dunque si troverebbe a governare sostenuto da un Consiglio nel quale la lista che ha ottenuto la maggioranza dei seggi non è sua espressione.

L’ipotesi anatra zoppa, per quanto molto improbabile, merita di essere discussa. Da un lato, la poca probabilità è legata al fatto che con sei liste e cinque proposte elettorali un’unica lista, da sola, dovrebbe catalizzare oltre il 50% dei voti e, al contempo e necessariamente, avere come riferimento un candidato Sindaco relativamente debole. Viceversa, un candidato Sindaco che riscuota molto consenso personale, magari con un successo già nel primo turno, dovrebbe essere appoggiato da una lista (o coalizione) relativamente debole e, al contempo e necessariamente, un’altra lista dovrebbe essere sufficientemente forte da superare il 50% dei voti validi.

La possibilità che si verifichi l’anatra zoppa non è data tanto dal fatto che il voto sia a doppio turno (prima volta per Tempio) il quale impone accordi politici che possono essere decisivi per l’elezione del Sindaco. Infatti lame duck può verificarsi anche in un caso di elezione a primo turno di un Sindaco particolarmente votato (dal 50%+1 a salire) il quale, però, viene sostenuto da una lista relativamente debole che consegue meno del 40% dei voti validi e una lista concorrente maggioritariamente forte (almeno 50%+1). Il fattore che può generare ingovernabilità è in realtà causato dalla previsione del voto disgiunto e, soprattutto, da un suo esasperato utilizzo.

In un’ottica di pesi e contrappesi, per la governabilità il primato logico spetta alla lista, non al Sindaco che già viene eletto in modo diretto. Se un Sindaco vuole accaparrarsi la preferenza da parte di elettori che sa che voteranno liste altrui, non fa altro che alimentare il rischio di anatra zoppa andando a rinforzare la lista che impedirebbe di far scattare un premio di maggioranza con lui coerente. “Muoia Sansone con tutti i Filistei” – chi spinge sul disgiunto pur di far morire politicamente gli altri candidati a Sindaco, rischia di far morire sé stesso dal momento che la lista altrui che beneficerà del disgiunto lo trascinerà a fondo nel lago delle anatre zoppe.

Più verosimilmente, una strategia potrebbe essere quella di accaparrarsi un certo numero di voti personali e disgiunti provenienti, però, da più liste in modo da ottenere, sì, la propria maggioranza assoluta come Sindaco già a primo turno (o rafforzare la propria posizione nelle trattative per il ballottaggio) ma senza ingrossare eccessivamente un’unica “lista nemica” che faccia saltare il premio di maggioranza. La stessa strategia può essere utilizzata anche in un altro caso, ovvero da un candidato Sindaco che voglia accreditarsi come ago della bilancia in vista del secondo turno (leggasi ottenimento di uno o più Assessorati). Lo scopo in quel caso non è amministrare come Sindaco ma entrare in Giunta.

In questo caso il terzo candidato perdente deve avere due caratteristiche di non facile applicazione: 1. seppur sconfitto al primo turno, totalizzare un numero rilevante di preferenze personali e di lista 2. al ballottaggio ha (o si presume abbia) la forza politica di far convergere il proprio elettorato su un altro candidato Sindaco (vendita dell’elettorato fedele).

Il caso tempiese è ancora più particolare e portatore di forti incertezze politiche non tanto di governabilità in senso stretto (Giunta sostenuta in Consiglio da una maggioranza), quanto di sostenibilità e tenuta interna della Giunta che potrebbe essere molto condizionata da numerosi tira e molla post ballottaggio. Infatti, nell’eventualità di una quarta lista “seconda perdente” (ma discretamente votata a primo turno, ad esempio 10-12%) gli apparentamenti a secondo turno – dichiarati o sottotraccia – potrebbero essere incrociati complicando non poco la situazione e animando trattative e compromessi nella composizione della futura Giunta e la nomina dei relativi Assessorati.

Infine va ricordato che, se è vero che alcuni candidati a Sindaco non abbiano avuto molti scrupoli ad accaparrarsi consenso spingendo, pubblicamente e non solo nel classico “porta a porta”, sul disgiunto a beneficio di candidati consiglieri altrui, va detto che i voti alle liste arriveranno tramite quasi 100 candidati consiglieri. Il singolo candidato per quanto forte potrebbe in teoria avere un peso relativo inferiore. Oltretutto non va sottovalutato il fatto che nella pratica anche i candidati consiglieri possono promuovere il disgiunto a proprio favore cercando voti a titolo puramente personale e “sacrificando” la propaganda per il proprio candidato Sindaco. Dunque i due effetti di disgiunzione potrebbero parzialmente compensarsi allontanando ancora di più le possibilità di “anatra zoppa”.