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Tempio Pausania, Hotel Limbara. Cooperativa Turistica Sinis di Narbolia: “volevamo solo aiutare, noi mai avuto ruoli gestionali e finanziari”

Ospiti dell’Hotel Limbara chiusi fuori dalla struttura ricettiva (Agosto 2017)

Tempio Pausania, Hotel Limbara. Cooperativa Turistica Sinis di Narbolia: “volevamo solo aiutare, noi mai avuto ruoli gestionali e finanziari”

La Cooperativa Turistica Sinis non ci sta a essere equiparata a saccheggiatori e gestori irresponsabili. Ho avuto modo di sentire il presidente della storica cooperativa oristanese in merito alle vicende dell’Hotel Limbara in località Curadureddu, approfondimento in prossima pubblicazione su questo blog.

Come si vedrà nel dettaglio, erano tre i soggetti aziendali che agli inizi del 2015 costituirono una nuova ATI che nei mesi seguenti beneficerà della concessione da parte del Comune di Tempio Pausania per la gestione novennale della nota struttura ricettiva sul Monte Limbara, ormai inattiva dal 2017.

Fondata nel lontano 1979, la Cooperativa Turistica Sinis di Narbolia aveva preso parte anche alla prima ATI del 2006, esperienza inizialmente positiva e poi interrotta bruscamente nel 2011 a causa delle vicende che hanno coinvolto la cessata Cooperativa Sirio (La Maddalena) e il Comune di Tempio. Nel 2015 arrivò un po’ a sorpresa un fumoso progetto di rilancio con una nuova e rinnovata ATI. La Coop. Sinis venne nuovamente coinvolta, forte della sua decennale e solida esperienza nella gestione di strutture ricettive, ma diede da subito un apporto marginale al progetto, come confermato anche dal verbale del Consiglio di Amministrazione che precedette la costituzione dell’ATI presso uno studio notarile sassarese.

Il verbale del nostro Cda è stato citato anche e soprattutto in occasione dell’incontro dal notaio e allegato al conseguente atto di costituzione dell’ATI. Il verbale è chiarissimo in merito al ruolo che avremmo rivestito nell’auspicato rilancio della struttura” – precisa Giuseppe Porcedda, presidente della Coop. Sinis.

Credo sia doveroso fare una premessa – sottolinea Porcedda. Noi volevamo dare veramente una mano e da parte nostra si trattava di un aiuto totalmente disinteressato. Non ci entrava nulla in tasca dal rilancio di una struttura a 100 km dalle nostre attività. Volevamo solamente dare un supporto qualificato vista la nostra esperienza nel settore e alla luce del fatto che noi stessi, decenni or sono, siamo stati aiutati nel momento in cui come giovane Cooperativa ci siamo messi sul mercato con tutti i rischi e i timori del caso. Abbiamo avuto diversi aiuti da operatori storici e volevamo restituire, idealmente ma anche concretamente, questo supporto. Purtroppo le cose sono andate in tutt’altra direzione, abbiamo riposto malamente la nostra fiducia e disponibilità”.

Coerentemente con quanto dichiarato da Porcedda, il citato verbale del Cda riportava testualmente: “la Cooperativa Sinis nell’ambito della propria specificità avrà solo funzioni di consulenza e di indirizzo generale relativamente al marketing e alla promozione senza alcun coinvolgimento nella gestione diretta della struttura ricettiva e senza responsabilità di tipo economico finanziarie escludendo qualsiasi coinvolgimento della stessa dalla vita aziendale e dagli impegni che verranno presi dalla Sardinialand SRL e Raibow Italia Società Cooperativa a R.L.”.

Inoltre – prosegue Porcedda – vogliamo evidenziare che di fatto non abbiamo mai potuto effettivamente svolgere alcuna attività di quelle previste in quanto le società impegnate nella parte gestionale, a partire dalla stagione 2015 fino all’interruzione totale delle attività nel 2017, non ci hanno mai consultato e, limitatamente al ruolo ricoperto nell’ATI, non ci è stato consentito di operare in alcun modo. In attesa della pubblicazione dell’approfondimento riguardo le vicende dell’Hotel Curadureddu ci preme comunicare quanto ci competeva al fine di chiarire la nostra posizione in un’incresciosa situazione dove la nostra Cooperativa non ha avuto alcuna responsabilità e nessun ruolo”.

Tempio, emergenza nel canile comunale di Padulu. L’ennesima malagestione del patrimonio pubblico?

Tempio, emergenza nel canile comunale di Padulu. L’ennesima malagestione del patrimonio pubblico?

Lo scorso gennaio alcune volontarie tempiesi impegnate nel contrasto al randagismo avevano denunciato una situazione a dir poco critica nel canile comunale di Padulu in funzione concretamente da poco più di un anno (dicembre 2023). Il nome pubblico è “La casa di Morgana” mentre formalmente l’azienda affidataria è la International Group Service (IGS) con sede a Viterbo. La IGS gestisce anche il canile comunale del Comune di Montefiascone.

Polemiche furibonde accompagnate da un silenzio tombale da parte del gestore laziale. La difesa dalle denunce di sovraffollamento, carente cura sanitaria dei cani, reticenza all’adozione e molto altro venne sostenuta nei social e a mezzo stampa soprattutto da due giovani dipendenti galluresi che si esposero in prima persona. Sono trascorsi solo pochi mesi ed è notizia di ieri il grido di aiuto degli stessi dipendenti abbandonati al proprio destino insieme a decine di cani accuditi nelle proprie case. I giovani denunciano pubblicamente la “fuga” dell’azienda, stipendi arretrati e una situazione praticamente al collasso. Insomma, dopo anni di attese e aspettative la gestione appena iniziata è già precipitata.

Nel 2019 avevo scritto un breve articolo per dare evidenza dell’avviso esplorativo pubblicato dal Comune di Tempio riguardo le due strutture, canile rifugio e canile sanitario, che si trovano lungo la SS 133 Tempio-Palau in Località Padulu. La delibera di Giunta n. 62 del 18 aprile aveva infatti previsto un’indagine conoscitiva sul mercato. Al tempo era recentissima la notizia del sequestro da parte della Guardia di Finanza del controverso canile Europa di Olbia al quale facevano capo numerosi comuni nel nord Sardegna, incluso quello di Tempio Pausania. L’ennesimo polverone sul canile olbiese, al centro di indagini e processi per oltre vent’anni, imponeva di accelerare i tempi per concludere e avviare definitivamente a gestione l’agognato canile tempiese, anche in ottica di associazionismo comunale.

Molti sicuramente lo ricorderanno ma è bene precisare che il canile di Padulu ha dietro di sé una storia ben più lunga e tortuosa. Il progetto di completamento del canile sanitario (esistente dai primi anni 2000) con la costruzione in aggiunta di un canile rifugio risale a ben sedici anni fa. A maggio 2009 venne indetta la gara a procedura aperta per l’incarico di progettazione e direzione lavori. Passeranno pochi mesi e l’incarico professionale verrà assegnato a un raggruppamento temporaneo formato da due professionisti e nel giro di poche settimane il progetto definitivo risulterà redatto e approvato dalla Giunta comunale tempiese. La nuova costruzione sarebbe dovuta ricadere in un’area non contigua ma prospicente alla struttura esistente e situata oltre il tratto della Strada Statale n. 133 Tempio – Palau.

Come prevedibile il tutto si risolse in un nulla di fatto. Dopo l’approvazione del progetto definitivo da parte della Giunta (novembre 2009) il Comune incassò i pareri negativi da parte dell’ASL di Olbia e dell’ANAS per le rispettive competenze. La soluzione progettuale risultò infatti non idonea in base al Codice della Strada e per la sicurezza sulla movimentazione di animali nelle strade statali. Di conseguenza, tutto o quasi da rifare. Fu così individuata una nuova area, logicamente confinante con la struttura già presente. L’area di proprietà privata in seguito venne acquistata dal Comune e il progetto rimodulato, finanziato ulteriormente e approvato in via definitiva solo a giugno 2016. I lavori e l’arredamento interno terminarono nel 2019 mentre l’assegnazione decennale a beneficio della citata IGS risale al 2021.

In attesa di scoprire come evolverà la situazione del canile di Padulu, viene da chiedersi se la vicenda ricalcherà casi in passato approfonditi dal sottoscritto come il disastro dell’albergo di Curadureddu o l’impietoso crack della S.E.F Tempio con soggetti poco raccomandabili che utilizzarono per quasi un anno una struttura sportiva comunale. Sostanzialmente la linea in questi casi è: “sono soggetti privati, il Comune non c’entra” per quanto gli stessi soggetti privati utilizzino, spesse volte malamente, il patrimonio pubblico per tempi più o meno lunghi. Oppure, come nel caso dello sversamento di gasolio e la successiva gestione a Lu Spinsateddu, tutto si ridurrà a “cause di forza maggiore” e poco più. Ben 5.000 litri di gasolio e centinaia di migliaia di euro di costi che furono preceduti da rassicurazioni pubbliche con un immancabile “è tutto sotto controllo”. Anche nel caso odierno del canile di Padulu tutto era, teoricamente, sotto controllo.

Non si vuole certo ridurre il pericolo per le sorti e la salute dei cani a un mero dettaglio ma, al di là dei casi specifici, la malagestione del patrimonio pubblico è quantomeno inquietante. Che sia un albergo, un campo sportivo, un canile, una ristrutturazione o un terreno inquinato, a forza di pseudo garantismo, superficialità e “lei non sa chi sono io” nessuno ne risponde legalmente e finanziariamente. Anche altre istituzioni, oltre quella comunale, dovrebbero a parere di chi scrive farsi qualche domanda in più.

Situazioni così incresciose potrebbero essere prevenute? Forse è necessario operare con maggiore oculatezza e responsabilità nei confronti delle persone e, in questo caso, anche degli animali ma per fare questo è imprescindibile essere responsabili prima di tutto verso le strutture pubbliche dal momento che queste vengono finanziate tramite il lavoro di tutti e sono destinate a soddisfare l’interesse generale. I casi di malagestione presentano alla collettività conti molto salati.