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Tempio Pausania. TASI, polemiche e paraculate

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Fonte: sito istituzionale Comune Tempio Pausania.

Nuove polemiche all’interno dell’amministrazione comunale di Tempio Pausania. Nel’occhio del ciclone TASI e il pareggio di bilancio. Come già trapelato nelle scorse settimane, l’amministrazione è alle prese con una manovra correttiva, necessaria a causa della riduzione dei trasferimenti, rispetto all’esercizio 2013, pari a 1.417.541 euro (2014) e 1.280.042 euro (2015 e 2016).

L’amministrazione tempiese deve, gioco forza, colmare un importo intorno ai 2 milioni di euro. La scelta è sempre la stessa: nuove entrate (tasse), minori uscite (tagli), oppure l’una e l’altra opzione graduate in modo più equilibrato possibile e, nel caso della leva tributaria, in modo fortemente progressivo. La versione ufficiale parla dell’assessore al bilancio, Mario Addis, contrariotout court – all’aumento della TASI.  A lui si contrappone idealmente il sindaco, Romeo Frediani, propenso ad un aumento della TASI finalizzato a mantenere invariata la capacità dell’ente di erogare servizi e attuare investimenti previsti o ultimare quelli intrapresi.

In questo presunto scontro, dove sta il vero e dove sta la propaganda?

La stampa locale ha più volte riferito della riluttanza dell’assessore Addis ad un aumento della pressione fiscale. La minoranza, nella persona di Gianni Addis, parla “di atto non dovuto verso il governo nazionale” e non si comprende il senso di una simile affermazione, visto che il punto non è un obbligo verso lo Stato ma una necessità che sorge principalmente a causa dei minori trasferimenti all’ente. Allo stesso modo, poco aggiungono al dibattito alcune dichiarazioni di maggioranza che parlano pleonasticamente di tassa ingiusta e iniqua. Latitano le soluzioni, politiche e tecniche, per far quadrare i conti dell’amministrazione, come probabilmente a questa polemica manca responsabilità e onestà intellettuale da parte di molti a vario titolo coinvolti.

In particolare, il messaggio che traspare nei confronti dell’opinione pubblica, è quella che vede un assessore al bilancio “anti-tasse”, una parte della maggioranza “pro-tasse che ci uccidono”. Oggi si apprende che anche l’assessore Addis alla fine “per disciplina di partito” (sic) si è adeguato controvoglia e ha votato la TASI al 2 per mille. Considerando la mancata relazione sul punto in aula da parte di Addis, cosa piuttosto grave, e l’aver passato la parola proprio al “contendente”, il sindaco Frediani, rimane da chiedersi quale fosse la proposta alternativa da parte dell’assessore al bilancio. Emerge tristemente come un atto obbligato per l’amministrazione (il recuperare i due milioni di euro) venga utilizzato tendenziosamente per scopi di propaganda pre-elettorale, con veri e propri smarcamenti dalle proprie responsabilità.

Rimane da chiedersi come possa passare la versione che vede un assessore schierarsi contro alle nuove tasse, accattivandosi per questo le simpatie cittadine, mentre è lo stesso rappresentante e il relativo assessorato ad aver proposto e votato a favore già nelle settimane passate l’incremento al 2 per mille dell’aliquota TASI. 

La delibera di Giunta n. 127 del 5 agosto scorso parla chiaramente di “proporre al Consiglio Comunale l’aumento dell’aliquota di base del tributo sui servizi indivisibili (TASI) al 2 per mille su tutte le fattispecie imponibili, senza alcuna detrazione, assicurando in tal modo all’Ente un gettito pari a €. 1.350.000,00 per gli esercizi finanziari 2014, 2015 e 2016“. La restante parte quindi, un’importo stimato tra i 400.000 e 600.000 euro, si dovrà comunque recuperare con tagli agli assessorati competenti.

Il documento oltretutto indica: Relatore l’assessore Dott. Mario Addis. Ufficio Proponente: Programmazione Economico Finanziaria e Rendicontazione. Proposta di deliberazione di Giunta Comunale: n. 155 del 02/08/2014.

Tale assetto è stato ideato dall’assessorato al bilancio e poi votato in Giunta il 5 agosto, riunione alla quale Mario Addis risulta però assente. Nella delibera del 12 agosto, l’assessore risulta presente e con voto favorevole, quindi non si capisce perché la stampa locale parli di un conflitto su una decisione votata all’unanimità e proposta dal presunto “ribelle”.

Colpisce negativamente la posizione dell’assessore alle attività produttive, Nicola Luciano, che in entrambe le delibere risulta presente e con voto a favore, ma figura assente dal Consiglio di ieri per protesta circa non meglio precisati “attacchi personali”. Secondo il Pdci, la Giunta avrebbe dovuto trovare un meccanismo che permettesse di non aumentare la TASI e al tempo stesso non pregiudicasse i servizi, tagliando “solo spese superflue”. Ci si chiede come si possano fare simili dichiarazioni nel momento in cui un assessore della propria parte politica diserta un Consiglio così importante per la finanza pubblica tempiese dopo aver avvallato quello stesso provvedimento già un mese fa.

A che gioco sta giocando la “politica” tempiese? Per quali ragioni, almeno la maggioranza, non è compatta nel denunciare a gran voce un punto politico, ovvero che le amministrazioni comunali vengono considerate sempre più dallo Stato alla stregua di un esattore locale? Conti pubblici sui quali le amministrazioni locali, soprattutto comuni di piccole e medie dimensioni, non hanno responsabilità. Questo dovrebbe essere al centro del dibattito, come d’altra parte dovrebbero occupare tempo e righe le modalità più consone al fine di recuperare i due milioni di euro necessari e soprattutto, all’interno dell’importo TASI, modularne la disciplina in modo quanto più progressivo possibile. Sarebbe interessante che il dibattito vertesse su questi due aspetti: una denuncia politica in difesa della comunità che rischia un deterioramento dei servizi e un aspetto tecnico, ovvero come disciplinare una tassa che allo stato attuale delle cose è imprescindibile per raggiungere il pareggio di bilancio. Posto che spese inutili se ne possono e se devono rintracciare a prescindere, recuperare l’intera somma dal taglio ai servizi e alle “spese improduttive” paralizzerebbe l’attività di alcuni assessorati e pregiudicherebbe importanti servizi in particolare nel delicato campo dell’assistenza sociale e, in misura minore, nei lavori pubblici.