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Sanità, Caminera Noa: per l’elisoccorso due MSA in meno

Foto: AOU Cagliari

Caminera Noa contesta gli allegati della Delibera di Giunta n° 64/17 del 28 dicembre scorso in merito al finanziamento per l’istituzione della terza base per l’elisoccorso, servizio in capo all’AREUS (Agenzia Regionale Emergenza e Urgenza della Sardegna) attivato nel 2018 e in gestione per 8 anni alla società italiana Airgreen.

Secondo Caminera Noa “Arru mente sapendo di mentire” dal momento che l’affermazione “niente tagli” non corrisponde a quanto previsto dalla Giunta uscente. In particolare i due milioni di euro per la terza base del servizio, più volte criticato per l’effettiva celerità degli interventi e per l’impossibilità d’azione in caso di avverse condizioni meteo, vengono espressamente finanziati dai risparmi conseguiti dalla riduzione dei servizi acquisiti da associazioni di volontariato e cooperative 118 e dalla disattivazione di due punti MSA (Mezzi di soccorso avanzato) più comunemente noti come ambulanze medicalizzate.

Sanità, Caminera Noa: per l’elisoccorso due MSA in meno

Foto: AOU Cagliari

Caminera Noa contesta gli allegati della Delibera di Giunta n° 64/17 del 28 dicembre scorso in merito al finanziamento per l’istituzione della terza base per l’elisoccorso, servizio in capo all’AREUS (Agenzia Regionale Emergenza e Urgenza della Sardegna) attivato nel 2018 e in gestione per 8 anni alla società italiana Airgreen.

Secondo Caminera Noa “Arru mente sapendo di mentire” dal momento che l’affermazione “niente tagli” non corrisponde a quanto previsto dalla Giunta uscente. In particolare i due milioni di euro per la terza base del servizio, più volte criticato per l’effettiva celerità degli interventi e per l’impossibilità d’azione in caso di avverse condizioni meteo, vengono espressamente finanziati dai risparmi conseguiti dalla riduzione dei servizi acquisiti da associazioni di volontariato e cooperative 118 e dalla disattivazione di due punti MSA (Mezzi di soccorso avanzato) più comunemente noti come ambulanze medicalizzate.

Tempio, alcune considerazioni di Abali Basta in vista dell’assemblea di oggi

All’attenzione del Presidente ANCI Sardegna sig. Emiliano Deiana
e del Presidente dell’Unione dei Comuni Alta Gallura sig. Andrea Biancareddu

Pur accogliendo positivamente il documento pervenuto, ci permettiamo di fare alcune osservazioni sul documento inviato nella giornata di ieri dall’assessore Arru ai sindaci, al Prefetto di Sassari e al presidente ATS Moirano.

Alla luce di alcune poco chiare puntualizzazioni dell’assessore Arru, previa osservazione e esame del documento fatto nella serata di ieri con alcuni medici dell’ospedale tempiese, ovviamente non nominati per le note conseguenze che ne deriverebbero, sono emerse alcune palesi contraddizioni del documento stesso che è chiaramente un esternazione politica senza alcun riferimento chiaro e oggettivo su come l’assessorato intenderà muoversi nel potenziamento auspicato e più volte ribadito verso il Paolo Dettori che necessita di atto aziendale in applicazione a quanto sommariamente scritto nel documento.

1) La figura del prossimo referente/responsabile del reparto di Chirurgia è solo un’espressione senza titoli. Occorre un primario del reparto in sede. Il responsabile o referente non è un titolo e non avrebbe alcun titolo di tutela per il reparto stesso. Un primario ha la possibilità di imporre una linea operativa e di fare squadra con i suoi colleghi e soprattutto di essere interlocutore valido con l’Azienda quando bisogna prendere decisioni nell’interesse del reparto stesso. Avendo perso 3 unità per pensionamento, occorre ripristinare l’organico nelle figure mancanti e non solo servirsi delle costosissime prestazioni aggiuntive di personale medico che arriva da Olbia che suppliscono alle carenze stesse. Assunzioni dunque di nuovo personale come voce fondamentale sia per il reparto di Chirurgia e per ogni altro servizio esistente al Paolo Dettori. Occorre ripristinare gli organici immediatamente (al momento sono solo 6 medici). Come debbono essere affrontate le urgenze? Se sarà solo Day Surgery come ci si deve comportare dinanzi ad un’urgenza di altro tipo che richieda immediato intervento del quale si è in grado oggi di affrontare le conseguenze? La Radiologia e il Centro Trasfusionale e la loro ormai cronica scarsità di personale?

2) I due posti letto O.B.I. (Osservazione Breve Intensiva), o di terapia semi intensiva, devono avere personale h 24 diversamente decadrebbe immediatamente il senso stretto di questo nuovo importantissimo servizio finora assente. Occorre un “respiratore” che non c’è, il personale ad hoc, medici anestesisti e infermieri di anestesia che coprano il turno h 24, trattandosi di posti letto specifici con letti specifici che sottopongono un paziente a monitoraggio continuo, seppure per il tempo max di 36 ore (questo secondo il significato di letto O.B.I., dopo il paziente stabilizzato va trasportato ad altra struttura ospedaliera idonea).

3) Il documento non specifica se il P.S. debba restare struttura semplice, complessa, se la chirurgia sarà Day Surgery. Non parla di ripristino organici in anestesia, in otorino né in altri reparti ospedalieri. La dotazione organica è la prima voce assente nel documento che dev’essere affrontata nel prosieguo della vertenza.

4) i 6 posti letto della struttura complessa di Otorino, sono 6 posti letto per acuti ai quali vanno aggiunti quelli di Day Surgery o sono 6 posti letto in tutto col rischio che qualora si presentassero 5 tonsillectomie resta solo 1 posto libero?

5) E’ evidente che ci vuole anche un primario per il servizio di anestesia IN LOCO (oggi inesistente) altrimenti tutto non gira nella direzione segnata dalla presenza dei due posti di O.B.I. Il documento non cita nulla nemmeno su questo aspetto.

6) Punto nascita: nessun cenno nonostante fosse dal principio la “conditio sine qua non” della storia di questi ultimi tempi. Non si nasce più dal mese di marzo 2018, il reparto è stato sospeso (non chiuso) per mancanza di medici. Nonostante gli stessi siano al momento in grado di far funzionare il reparto, l’attività resta sospesa.

RIFLESSIONI. Sino a che ogni disposizione in merito al Paolo Dettori sarà affidata ad Olbia, che nel tempo ha sempre più portato al proprio presidio servizi (da poco tempo anche al Mater Olbia) svuotando di fatto il Paolo Dettori e il Paolo Merlo, il problema sanitario in alta Gallura resterà grave. Il problema- è solo questione di tempo – molto presto imploderà causando difficoltà oggettive anche a Olbia come da qualche tempo stiamo rilevando. Solo NON creando disparità o diseguaglianze tra Olbia e Tempio ma rivalità legate all’efficienza e alle capacità, potrà crearsi una sana competizione che porterà dei risultati tangibili di buona sanità a tutto il territorio gallurese. Che la politica vigili su questi aspetti e sappia ragionare nella direzione che un presidio di occupazione ha tracciato, sempre e solo nell’interesse collettivo di un intero territorio.

CONCLUSIONI: Alla luce di quanto sopra Abali Basta resterà vigile sugli sviluppi e la risoluzione dei problemi evidenziati, certi che il vostro pubblico impegno, che prevede le unanimi dimissioni qualora le soluzioni necessarie alla risoluzione della vertenza siano disattese dai vertici regionali e dalla ATS, sarà da Voi mantenuto.

Cogliamo l’occasione per invitarvi all’assemblea già indetta da Abali Basta, per il giorno 27 dicembre ore 17:30 presso la sala CUP del Paolo Dettori, nella quale avrete e avremo modo di aggiornarci e concordare il prosieguo della vertenza in atto.

Abali Basta

Tèmpiu: un 2015 chena abbaltura RSA

ASL RSA Tempio
Comu assiguratu da lu centru-sinistra e dall’Assessori alla Sanità, Luigi Arru, ill’ultimi elezioni comunali, s’aspittàa pa Pasca di Natali l’abbaltura di la Residènzia sanitària assistuta di Tèmpiu Pausania. Comu privvidibili, bè ch’andia abbaltura rispinta a lu branu 2016. L’RSA, undi li trabaddi so cuminciati dec’anni fa, è stata ill’anni ugghjettu di divessi disaccelti, innant’ a tutti la lega tra ASL n. 2 e l’impresa chi aia intu l’appaltu, Emi srl di Eboli (SA), e aria doutu cumprì e cunsignà li trabaddi a ottognu di lu 2006. Illu 2007, inveci, l’ASL ha turratu a nudda lu cuntrattu: a un annu da la mancata cunsigna, li trabaddi no erani nemmancu a lu 50%. Infattu, lu prugghjettu è statu mudificatu e sò stati annattati alti dinà pa 1,6 milioni di euro chi s’agghjunghjsini a li cattru milioni e più priiduti da lu cumenciu. La struttura arà 60 letti, cumpresu un nùcleu cun alta folza assistenziali (Hospice) pa curi silinadori e tèrapia di lu dulori.

A ghjnnagghju di lu 2012 l’ASL fesi sapè chi li trabaddi in zona Mantelli si sariani cunsignati illa primmaera 2014. Infattu s’è appaltatu lu silviziu di vìdeogaldiania, aspittendi l’affidamentu pa la gistioni. Lu bandu àncora no è isciutu e s’ambara ulmani pa lu cumenciu di l’annu chi veni. Continua la lettura di Tèmpiu: un 2015 chena abbaltura RSA

Sassari. I ciurrata mundiali CCHS: cunfirènzia innantu a Sìndromi di Ondine

CCHS
Pa laciurrata mundiali CCHS, sàbbatu la dì 14 di Li Santi vi sarà in Sassari una cunfirènzia innant’ a la Sìndromi di Ondine. La CCHS, Congenital Central Hypoventilation Syndrome, si distinghi pa una difficultai di l’alenu illu sonnu cun muttii genètichi abbeddu rari. Cun tuttu di li passi innanzi fatti grazi la ricilca scientifica da li primmi anni 2000, li difficultai so ancora manni. Fra li tanti, lu no è àncora insirutu la Sìndromi di Ondine ill’irrigistri di li malattii irrari (faci eccezioni la Regioni Toscana) e la cunsighenti mancata difinizioni di li currispundenti Lea (Livelli essenziali di assistenza). Lu primmu casu di lu mali, in Lombardia, illu 1971 mentrecchì in Saldigna illu 1982. È lu casu di Cristian Cadoni, lu solu ill’isula e primmu in tuttu come diàgnosi a la nàscita. Lu cioanu bonesu tra li prummuidori di l’attoppu e rapprisintanti in Saldigna pa l’A.I.S.I.C.C. (Associazione Italiana Sindrome da Ipoventilazione Centrale Congenita). A ogghj, tra Saldigna e Italia, si contanti cilca sessanta casi di CCHS e 1200 illu mundu.

Tra li relatori, la presidenti di l’Assòziu La Nuova Speranza in Sardegna ONLUS, Loredana Cossu; lu Duttori Peppino Paffi, sululghjanu anestesista; Giovanni Ruggiu, ex primmàriu di rianimazioni di lu Santu Franciscu di Nuàru e la Duttoressa Antonella Sarubbo, infilmera prufissiunali specializata in unità DEA. Impostu a lu Saloni G.M. Angioy, illu Palazzu di la Pruìncia di Sassari, Piazza d’Italia, da li 10 di matinata. Continua la lettura di Sassari. I ciurrata mundiali CCHS: cunfirènzia innantu a Sìndromi di Ondine

Tempio. Sanità: dall’incontro dei sindaci a giugno al Piano di oggi

rete ospedaliera SardegnaGiovedì 18 giugno, all’Ufficio Turistico (Ex Mercato) di Tempio Pausania, si è tenuto un incontro tra alcuni sindaci galluresi per discutere della situazione del Paolo Dettori di Tempio. Il futuro della sanità gallurese è al centro del dibattito in vista del Piano regionale dei servizi sanitari da presentare al Consiglio che lo approverà entro il successivo 31 ottobre. L’incontro è stato promosso da Nicola Luciano ex Assessore Giunta Frediani e rappresentante “Popolo dei Lucchetti”, nonché organizzatore di un incontro simile nel luglio 2014 dai toni sensibilmente differenti in quanto a preoccupazioni per il Paolo Dettori, l’accentramento olbiese e le incognite del suddetto Piano sanitario. Continua la lettura di Tempio. Sanità: dall’incontro dei sindaci a giugno al Piano di oggi

Sanità. Il Fronte Indipendentista Unidu su Punto Nascite e riorganizzazione sanitaria

ospedale paolo dettori tempioLa gestione della sanità in Sardigna continua a far parlare di sé e non per la sua efficienza.

Questa volta si parla della gestione dei punti nascite, o meglio della loro soppressione ed accorpamento in nome dell’applicazione della regolamentazione in tema di razionalizzazione dei servizi riferibile alla Conferenza Stato Regioni datata 8 luglio 2010. Punto preso in esame è la dichiarata volontà di accorpare i Punti Nascite che contano meno di 500 parti l’anno con la notizia della chiusura del Punto Nascite per l’ospedale Paolo Dettori di Tempio Pausania.
La disciplina italiana applicata è calibrata principalmente su parametri di una realtà socioeconomica, quella italiana appunto, profondamente differente da quella sarda.
I fattori demografici e territoriali (bassa densità di popolazione e morfologia irregolare) hanno spinto in questi anni a concedere numerose proroghe in quanto, all’atto pratico, le previsioni romane si mostravano totalmente fuori scala rispetto alla realtà e alle necessità sarde e creavano difficoltà evidenti nella gestione dei servizi.
Nel caso dell’ospedale Paolo Dettori, ad esempio, queste incongruenze emergono chiaramente. I 350 parti l’anno nella città di Tempio sono inferiori ai criteri italiani. La differenza è che Tempio Pausania, capoluogo dell’ex provincia Olbia-Tempio, rappresenta il centro dell’Alta Gallura e lo ha storicamente rappresentato per la funzione di fulcro sul quale ruota la vita delle comunità, dalle scuole alla sanità, dall’industria manifatturiera all’agroalimentare, dall’artigianato al turismo, consolidando nel corso dei decenni un alto livello di qualità della vita per un ambito esteso per quanto scarsamente popolato. L’area comprende infatti, oltre Tempio Pausania, le popolazioni di Luras, Calangianus, Aggius, Bortigiadas, Badesi, Luogosanto, Trinità d’Agultu, Aglientu. L’area, oltretutto, coincide per la quasi totalità con l’Unione dei Comuni Alta Gallura, l’Unione dei Comuni più estesa nell’attuale organizzazione italiana dell’associazionismo comunale.
Va ricordata la condizione infastrutturale nella quale versa l’Alta Gallura e il fatto che Tempio Pausania continua ad essere tra i primi 18 centri della Sardigna. In totale in Sardigna si contano circa 13.000 nati, di cui 350 circa a Tempio Pausania. Il distretto sanitario di Tempio, a sua volta, riunisce solamente 30.000 residenti su una popolazione totale di 1,6 milioni, attraendo, sul lato nascite, utenti da altre ASL, in particolare da quella sassarese.
Non è difficile notare come le dichiarate intenzioni di avvicinare la sanità e i servizi ai cittadini si stiano trasformando in un inquadramento della sanità alla stregua della politica industriale più disorganica. I propositi sui servizi nelle aree meno collegate, un’attenzione alle aree meno densamente popolate, quella ricchezza “del piccolo” e i territori a rischio spopolamento hanno lasciato spazio ad altre priorità: attrarre capitali a beneficio di un unico polo, trascurando le conseguenze sui territori limitrofi, meno popolati e meno rappresentati. D’altronde, come ricordato dallo stesso Pigliaru, la riorganizzazione della rete ospedaliera (in teoria preliminare all’operazione Qatar Foundation e non successiva) e gli investimenti della QF sono funzionali ad “attrarre pazienti dall’Italia, dall’Europa e dal Qatar”. Se intere zone della Sardegna, nel frattempo, si desertificano e la popolazione si sacrifica sull’altare dell’accentramento efficiente (efficiente chiaramente per chi accentra) poco conta.
Coerentemente con il governo romano di Matteo Renzi, prosegue un’opera di accentramento istituzionale e delle funzioni (neo-centralismo) nonché delle attività economiche sui territori. In quest’ottica le sperequazioni tra popolazioni di diverse aree sono destinate a crescere. Le tensioni sociali seguiranno a ruota. Il Fronte Indipendentista Unidu si oppone con forza all’applicazione di tale provvedimento sia a Tempio Pausania che nelle altre zone della Sardigna. Detto provvedimento porterebbe alla desertificazione dei territori e all’impoverimento delle nostre comunità, la cui importanza non è sicuramente quantificabile in termini di numero di abitanti rispetto al centro o meridione d’Italia. Ricordiamo inoltre che spostare servizi fondamentali come ospedali, centri di degenza, scuole e poste non fa che impoverire la realtà sociale e economica dei nostri centri, i quali nel corso del tempo stanno divenendo i dormitori di chi ancora riesce a spostarsi per questioni di lavoro. Il tutto danneggia irrimediabilmente quel rapporto tra popolazione e territorio che da sempre salvaguarda la nostra cultura e il nostro essere popolo.

È il caso di ragionare in Sardegna e per la Sardegna.

Fronte Indipendentista Unidu

Sa gestione de sa sanidade in Sardigna sighit a fàghere faeddare de issa, e non pro s’atòliu suo.

Custa bia si faeddat de sa gestione de sos puntos nàschidas in Sardigna, o mègius de sa sopressione e acorpamentu issoro, in nùmene de s’aplicatzione de sa regulamentatzione in tema de ratzionalizatzione de sos servìtzios de sa Cunferèntzia Stato-Regioni in data 8 de trìulas 2010. Puntu picadu in esàmine est su declaradu voluntade de acorpare sos Puntos Nàschidas chi contant mancu de 500 illieròngios cada annu, cun sa noa de sa tancadura de su Puntu Nàschidas in s’ispidale Paolo Dettori de Tèmpiu.
Sa disciplina italiana aplicada est calibbrada principalmente subra paràmetros de una realidade socioeconòmica, cudda italiana, fungudamente diversa dae cudda sarda. Sos fatores demogràficos e territoriales (densidade bàscia de populatzione e morfologia irregulare) ant ispintu in custos annos a cuntzèdere paritzas dilatas, ca in s’atu pràticu, sas previsiones romanas s’ammustraiant totalmente a foras de proportzione respetu a sa realidade e a sas netzessidades sardas, e creaiant dificultades evidentes in sa gestione de sos servìtzios.
In su caso de s’ispidale Paolo Dettori, pro esèmpiu, custas assurdidades b’essint a campu de manera ladina. Sos 350 illieròngios cada annu in sa tzitade de Tèmpiu sunt prus minores de sos critèrios italianos.
Sa diferèntzia est chi s’ispidale de Tèmpiu, una de sas biddas principales de s’ex-provincia Olbia-Tempio, rapresentat su tzentru de s’Alta Gallura, e lu at rapresentadu istoricamente pro sa funtzione de ascieddasubra sa cale fùrriat sa vida de sas comunidades, dae s’iscola a sa sanidade, dae su maniestu as’agroalimentare, dae s’artesanadu a su turismu, comprobende in sos ùrtimos detzènnios un’artu livellu de calidade de vida pro unu sartu gasi mannu ma iscassamente populadu. S’àrea cumprendet difatis, addia de Tèmpiu, sas populatziones de Luras, Calanzanos, Àgios, Bortigiadas, Badesi, Locusantu, Trinidade e Binzola, Santu Franciscu d’Aglièntu. Su sartu, a pustis, abbògiat agiumai pro s’interesa sua cun s’Unione dei Comuni Alta Gallura, s’unione de comunes prus manna in s’organizatzione italiana contemporànea de s’associatzionismu comunale.
Cheret ammentada sa cunditzione infrastrutura in sa cale est s’Alta Gallura, e su fatu chi Tèmpiu sighit a èssere intro sos primos 18 tzentros de sa Sardigna. In Sardigna contamus agiumai 13.000 nàschidos cada annu, de sos cales 350 in Tèmpiu. Su distretu sanitàriu de Tèmpiu aunit solu 30.000 residentes subra una populatzione de 1,6 milliones, atraghende, a banda de sas nàschidas, usuàrios de àteras ASL, in particulare dae cussa tataresa.
No est difìtzile si abbigiare de sas intentziones declaradas de acurtziare sa sanidade e sos servìtzios a sostzitadinos si siant trasformende in un’incuadramentu de sa sanidade che sa polìtica industriale prusdisorgànica. Sos proponimentos subra sos servìtzios in sos sartos mancu collegados, un’atentzione a sos sartos mancudensamente populados, cudda richesa “de su minore” e sos logos a arriscu ispopolamentu, ant lassadu tretu a àteras prioridades: atràere capitales a benefìtziu de unu polu ùnicu, discoidende sascunseguèntzias subra sos logos lacanantes e mancu populados, e puru mancu rapresentados. Uschinde, comente ammentadu dae Pigliaru matessi, sa riorganizatzione de sa retza d’ispidales (in teoria chi benit in antis a s’operatzione Qatar Foundation, e no a pustis) e sos investimentos de sa QatarFoundation sunt funtzionales a “atràere malàidos dae s’Itàlia, dae s’Europa e dae su Qatar”.
Intertantu, si logos intreos de Sardigna si desertìficant e su pòpulu si sacrìficat subra s’altare de s’acentramentu atoliosu(atoliosu pro chi atzentrat), pagu importat!
Coerentemente cun su guvernu romanu de Matteo Renzi, sighit un’òpera de cuntzentramentu, siet istitutzionale, siat de rapresentàntzia, siat de sas funtziones (neo-centralismu), siat pro su chi pertocat sas atividades econòmicas in sos logos nostros.
Su Fronte Indipendentista Unidu s’aponet cun fortza a s’aprigu de custu provedimentu, siat in Tèmpiu e siatin àteros sartos nostros, e a custa desertificatzione de sos logos, e a s’impoberimentu de sas comunidades nostras. S’importàntzia issoro no est seguramente cuantificàbile in nùmeru de abitantes respetu a sutzentru o a su meridione d’Itàlia. Ammentende chi istregire sos servìtzios fundamentales che sos ispidales, sos tzentros ricòveru, sas iscolas, sas postas impoverit sa realidade sotziale e econòmica de sos tzentros nostros, chi sunt divenendecun su tempus domitòrios pro chi galu arrenescit a si mòere pro chistiones de traballu e àteru, e bisestrantchena remèdiu su raportu intro populatzione e logu, chi dae semper bardat sa cultura nostra e su nostru esser pòpulu.

Est su momentu de arresonare in Sardigna e pro sa Sardigna.

Fronte Indipendentista Unidu

Tempio Pausania. Sanità: zero aborti, zero nascite

punto nasciteNella mattinata di lunedì 15 dicembre, a Nuoro, si è tenuto un incontro tra l’assessore alla Sanità, Luigi Arru, e una delegazione di cittadini capeggiata dall’assessore alle Attività Produttive, Nicola Luciano (PdCi), uno degli artefici nelle scorse settimane della sigla “Popolo dei lucchetti” in seguito alle prospettive poco rassicuranti, note però da tempo, sul futuro dell’ospedale gallurese.

Nonostante Luciano sia stato eletto nella coalizione di maggioranza per il comune tempiese, nonché suo assessore, e nonostante incontri assessori regionali rappresentando le legittime istanze addirittura per l’Alta Gallura, continua a ritenere fieramente l’apoliticità e l’apartiticità del proprio operato. Dopo l’incontro “con la politica” sarà appunto quest’ultima ad avere una responsabilità sugli atti che nei prossimi mesi verranno adottati.

L’assessore Luciano riferisce il “successo” politico “che si deve alla lotta intrapresa col Popolo dei Lucchetti”. Queste affermazioni sono molto forti e l’assessore parla di successo ottenuto, nonostante il Paolo Dettori non avrà più un Punto nascite. Rispetto agli entusiasmi, è opportuno riflettere sull’atteggiamento al ribasso della “lotta” portata avanti e su ciò che attende il territorio, sia nel futuro più immediato che nei prossimi due/tre anni.

Si fa riferimento così alla Conferenza Unificata del dicembre 2010, “Linee di indirizzo per la promozione ed il miglioramento della qualità della sicurezza e dell’appropriatezza degli interventi assistenziali nel percorso nascita e per la riduzione del taglio cesareo“. Il cuore della questione è che nelle premesse si individua un problema ben preciso: “i punti nascita con un numero di parti inferiori a 500, privi di una copertura di guardia medico-ostetrica, anestesiologica e medico-pediatrica attiva h. 24, rappresentano ancora una quota intorno al 30% del totale“.

Tra le misure individuate nell’ambito dell’accordo, si rileva la “razionalizzazione/riduzione progressiva dei punti nascita con numero di parti inferiore a 1000/anno, prevedendo l’abbinamento per pari complessità di attività delle U.U.O.O. ostetrico-ginecologiche con quelle neonatologiche/pediatriche, riconducendo a due i precedenti tre livelli assistenziali; attivazione, completamento e messa a regime del sistema di trasposto assistito materno (STAM) e neonatale d’urgenza (STEN)”.

Questa previsione non è mai stata applicata nel caso del Paolo Dettori (circa 350 nascite l’anno) e le ragioni sono riconducibili alla morfologia del territorio, la particolare demografia dell’Alta Gallura e della Sardegna in generale, nonché la condizione infrastrutturale, tristemente peggiorata in seguito all’alluvione di novembre 2013. Questi elementi hanno impedito in passato un’organizzazione basata sul mero rapporto nascite per anno, prevalendo tutta una serie di peculiarità della regione.

Accanto a questi dati dobbiamo però aggiungere che nel corso degli anni il Punto Nascite del Paolo Dettori è stato sede di innovazioni – tra queste: il parto indolore e il parto in acqua-, con dotazioni all’avanguardia, che ne hanno fatto un punto di riferimento per un bacino importante il quale, non va dimenticato, coincide con l’Unione dei Comuni (Alta Gallura). Non trascurabile anche il fatto che il livello del reparto e dei servizi erogati nel tempo ha raggiunto un livello tale da garantire, per l’ambito in questione, un credito per l’ASL grazie alla forza attrattiva dagli altri distretti della Sardegna.

Alla luce degli ultimi fatti, ci domandiamo dunque come sia possibile considerare “soddisfacente” la perdita di un servizio che non era mai venuto meno proprio perché si erano fatte valere appieno precise esigenze e caratteristiche del sistema socio-economico gallurese. Per capirlo è allora necessario fare qualche passo indietro e precisare che il futuro del Paolo Dettori è strettamente legato alla ricca partita della Qatar Foundation e del Mater di Olbia (ex San Raffaele), dunque al piano di riorganizzazione delle ASL che vedrà probabilmente un’unica azienda denominata Nord-Est cui faranno capo ben 300.000 residenti.

Già a luglio, quando la sigla “popolo dei lucchetti” ancora non era sulla scena, l’assessore Luciano contribuì ad organizzare a Tempio un incontro sul futuro della Sanità nell’Alta Gallura. Il tutto alla presenza di due consiglieri regionali di maggioranza e componenti della Commissione Sanità, Cherchi e Anedda, rispettivamente Partito dei Sardi e Partito dei Comunisti Italiani. Mentre per l’assessore i consiglieri fornivano ampie e soddisfacenti rassicurazioni per Tempio e la Gallura tutta, proseguiva la maratona di votazioni a favore in diverse sedi istituzionali per l’operazione QF. In realtà, come si vedrà anche in seguito, molto è stato sconfessato a breve giro di vite, e alcuni aspetti dell’operazione, nonostante gli entusiasmi del senatore Gianpiero Scano, rimangono a dir poco oscuri. Su tutti gli effetti sul territorio e la riorganizzazione sanitaria. Su questo punto Cherchi fu però piuttosto eloquente: “la questione Qatar si sarebbe dovuta affrontare alla coda e non nel capo di un più ampio processo di riorganizzazione sanitaria. Avviene esattamente il contrario. Ma va bene lo stesso“.

Più recentemente, il caso della valutazione del tribunale sulla struttura, perizia non gradita alla QF che offriva quasi 20 milioni in meno. Immediatamente la politica locale è intervenuta per trovare nuovi terreni sui quali costruire una struttura ex-novo, rassicurando un po’ tutti, soprattutto gli investitori che alzavano la voce. Poi il balletto sul (presunto) finanziamento CIPE per 129 milioni di euro, ovvero l’accompagnamento dell’operazione secondo il governo regionale e italiano. Dopo pochi giorni arrivò la smentita da Pierpaolo Vargiu, deputato montiano dei Riformatori, che parlò di un errore materiale del governo italiano che stanziava somme, in realtà, già revocate. Ma dove è la verità? Ancora non è dato saperlo. A più di un mese dal botta e risposta su giornali e web, non è infatti stato reso pubblico il documento del CIPE che illustra tutti i dettagli e le innumerevoli destinazioni dei finanziamenti.

Per quanto si continui a voler far finta di non sapere, gli interessi dei signori del QF, Monte Tabor, amici di Don Verzè e banche creditrici toccano inevitabilmente la città di Tempio; sarebbe piuttosto ingenuo ritenere che un investimento complessivo così ingente in un settore come la Sanità e in una regione come la Gallura non influisca sul destino della città in questione, all’interno dell’omonimo distretto della ASL n. 2.

La portata degli effetti dell’affaire Qatar sul Paolo Dettori di Tempio non è immediata. Il regime in deroga concesso dal governo italiano, enorme successo rivendicato dal PD e alleati, si farà sentire alla scadenza. Non domani, ma neanche fra dieci anni. La ministra della Salute italiana, Beatrice Lorenzin, ha specificato più volte come le ampie deroghe concesse per l’operazione Ex-San Raffaele e sistemare la patata bollente (al Bambin Gesù, s’intende) non saranno infinite. Quel numero di posti letto e quella spesa autorizzata eccezionalmente, dovranno rientrare successivamente. Che piaccia o meno, è così. E il Patto della Salute di Renzi non aiuta.

La perdita del punto nascite si aggiunge ad un generale deterioramento dei servizi sul territorio che rischia di rafforzare le preoccupanti dinamiche di spopolamento che stanno investendo la città di Tempio e l’Alta Gallura in generale; tendenze sconosciute sino a pochi anni fa che potrebbero, in un circolo vizioso, contribuire ad un ulteriore tagli dei servizi in ragione di una sempre minor popolazione sul territorio. Per questo si ritiene ci sia poco del quale felicitarsi e le prospettive appaiono meno ottimistiche di quanto non si creda.

Oltretutto, non meno importante, al 2017 la città di Tempio potrà festeggiare un invidiabile primato: un decennio senza aborti. E’ dal 2007, difatti, che nelle strutture del Paolo Dettori non viene praticata l’IVG (Interruzione Volontaria di Gravidanza): tutto il personale risulta obiettore di coscienza. I dati, ad esempio del 2011, parlano di 277 IVG all’ospedale Giovanni Paolo II di Olbia e 46 al Paolo Merlo di La Maddalena, per un totale di 323 IVG in tutto il territorio ex-provinciale. Il tema riguarda strettamente le donne delle comunità dell’Alta Gallura ed è praticamente scomparso dal dibattito pubblico. Sulla stessa linea di impoverimento sociale si pone lo smantellamento dell’intero reparto, alla faccia della “sanità più vicina ai cittadini” annunciata tanto nella scorsa campagna elettorale, quanto nelle ultime settimane. Che si tratti di mancate nascite, o di nascite da compiere, il livello di servizi e la qualità della vita nell’Alta Gallura sono sempre più preoccupanti.

http://www.ilminuto.info/2014/12/lo-strano-caso-della-perdita-del-punto-nascite-dellospedale-paolo-dettori-e-la-ricca-partita-della-quatar-foundation/#more-35729