Alghero, Caso Pòglina: in Sardigna la Guerra Fredda non è finita

Alghero, Caso Pòglina: in Sardigna la Guerra Fredda non è finita

Il Fronte Indipendentista Unidu apprende con inquietudine del divieto di navigazione davanti alla base militare di Poglina.

Lo Stato italiano dimostra di non aver mai abbandonato del tutto quella base che è sempre stata in mano ai servizi segreti italiani. L’attività silenziosa e lo scandalo ormai arrugginito dal tempo hanno fatto pensare all’abbandono. Ma a quanto pare, dato il divieto di navigazione e di balneazione, ancora qualcosa bolle in pentola.

Le forze di occupazione italiane, la cui appendice in loco è la capitaneria di Alghero, ha emesso un’ordinanza a fine di aprile 2017. Interdetto dal primo maggio fino alla fine di settembre il passaggio di barche e di bagnanti nell’area antistante alla base, mentre l’area verrà pattugliata.

Certamente non è dato sapere altro, giacché la ragion di Stato prevale sulla trasparenza nei confronti delle comunità sarde che dovrebbero avere tutto il diritto di sapere cosa sta succedendo nel territorio in cui vivono e lavorano. Il popolo sardo non dovrebbe lasciare che a pochi chilometri da casa lo Stato italiano possa agire indisturbato mentre un divieto di navigazione ingiustificato viene emesso senza apparente motivazione pratica. La motivazione c’è, ma non ci è data saperla.

Questa bizzarria è data anche dal fatto che in altre zone militarizzate della Sardegna non sia vietato il transito e la balneazione in estate, appositamente per sfruttare la zona per il turismo. Non sarà una zona così piccola a rilanciare l’economia legata al turismo, eppure è intellettualmente disonesto parlare di interruzione dell’attività militare nel resto dei poligoni sardi al fine di sfruttare le coste in funzione turistica, per poi vedere comparire un misterioso divieto di navigazione e balneazione in un litorale di cui si richiede perfino il riconoscimento come patrimonio dell’UNESCO.

La base fu installata originariamente ad uso e consumo della Gladio ed è inammissibile che non sia possibile sapere ancora oggi cosa può incombere sulle nostre comunità. La Gladio, durante il periodo della Guerra Fredda, era lì ad addestrare i propri guastatori al fine di impiegarli in un eventuale colpo di Stato nel caso in cui in Italia avessero vinto le forze politiche di sinistra. La vulgata vuole che i guastatori si esercitassero in vista di una potenziale invasione da parte degli Stati facenti parte del Patto di Varsavia, ma questo risulta controverso proprio perché questa è la notizia data dal ministero della Difesa, che ha tutto l’interesse ad apparire come il gigante buono e non come un macchiavellico meccanismo intriso di ideologia fascista pronto a scattare.

La retorica militarista vuole che l’ambiente possa essere preservato, attraverso una serie di interdizioni decise dal ministero della Difesa, dall’impatto ambientale dato dal turismo e dall’edificazione, ma questa non è assolutamente una soluzione per mantenere intatta la bellezza di un paesaggio. Non è attraverso il sequestro di un territorio che si preserva la sua bellezza: le comunità sarde più vicine e gli operatori del settore turistico possono essere in grado di sfruttare il territorio in maniera sostenibile, escludendo buonismi e paternalismi da parte dell’esercito italiano. Alla base di questa retorica che giustifica il sequestro dei territori, c’è la concezione razzista che i sardi non ce la possano fare nella moderna sfida della sostenibilità ambientale. Ci voleva proprio l’esercito a spiegarci come non gettare cartacce e buste di mondezza sulla spiaggia, salvo poi farci trovare inerti di materiale bellico e alta incidenza di tumori nelle comunità attorno alle aree “prese in custodia”.

Il Fronte Indipendentista Unidu intende ottenere chiarezza e invita chiunque abbia a cuore le sorti della nostra isola a pretendere una risposta sensata dal ministero della Difesa italiano.

Invitiamo i singoli componenti della comunità algherese e bosana a studiare il caso e a portare il loro contributo politico nella lotta di liberazione natzionale sarda. Invitiamo tutto il movimento contro l’occupazione militare in Sardegna a prestare massima attenzione al caso Pòglina e ci mettiamo a disposizione per un lavoro unitario in tal senso.

Esigiamo che Capo Marràrgiu, in cui c’è la base militare di Torre Pòglina, torni ad essere della comunità e non una servitù militare.

La Sardegna, già fortemente militarizzata, non ha assolutamente bisogno di un altro mistero che si somma allo scenario apocalittico da corsa agli armamenti e che vede l’isola militarmente occupata e involontariamente complice dell’imperialismo NATO, di cui l’Italia è membro.

Fronte Indipendentista Unidu